Apnea nel sonno e insulinodipendenza

Dott. Nicolas von der Weid

Una diabetica scrive:
“Mio marito è stato sottoposto ad esami nel reparto di pneumologia. Delle registrazioni notturne hanno confermato numerosi episodi di apnea  e l’assenza di un sonno profondo (era di conseguenza continuamente spossato). E’ stato di conseguenza equipaggiato con una maschera da portare durante il sonno.
Mi è stato detto che oltre ai rischi cardiaci, l’apnea nel sonno aumenterebbe l’insulinoresistenza.
Al contrario, è possibile che i diabetici di tipo 2 insulinodipendenti e apneici, che dormono con una maschera, possano costatare una riduzione del loro fabbisogno di insulina? Mi sembra che sarebbe logico. E’ vero dottore?
Prendete nota che la nostra coppia è molto particolare: io legata alla mia pompa insulinica e lui alla sua macchina respiratoria… Dovendo scegliere, preferirei comunque la mia pompa insulinica!”

Da tenere sotto controllo!
Si può affermare con ragionevole certezza che dei disturbi del sonno influenzano in modo significativo il metabolismo del glucosio. Uno studio importante è di recente stato pubblicato su una delle più importanti riviste di diabetologia. Questo lavoro concerne 2’588 partecipanti da 52 a 96 anni d’età. L’apnea del sonno, malattia cronica caratterizzata da arresti respiratori di diversi secondi, comporta un’importante riduzione della saturazione del sangue (concentrazione di ossigeno nel sangue). Questa malattia non è affatto rara: colpisce circa il 17% degli adulti d’età media e il 20% dei più anziani.
Inoltre, contrariamente a quanto si immaginava, questa patologia non concerne solamente le persone in soprappeso, bensì anche le persone di peso normale. Da qualche anno, si mettevano in evidenza dei legami tra le apnee notturne e alcune anomalie del metabolismo del glucosio.
L’interesse del nuovo studio risiede, in primo luogo, nel grande numero di pazienti esaminati, nonché nel fatto che diverse anomalie del metabolismo del glucosio sono state scrutate a fondo.  

Il rischio accentuato in caso di disturbi coesistenti
Infatti, prima della comparsa del diabete vero e proprio, sono stati riscontrati diversi disturbi del metabolismo del glucosio. Ogni disturbo presenta delle caratteristiche fisiopatologiche proprie.

  • In primo luogo, l’alterazione della glicemia “a digiuno” (o dell’omeostasi della glicemia a digiuno): si distingue per un tasso di zucchero elevato al mattino, ma che si normalizza nel corso della giornata e dopo i pasti.
  • In secondo luogo, l’alterazione della glicemia: si definisce con una glicemia normale a digiuno, ma anormale dopo un pasto o un carico di glucosio. La si considera come una misura di insulinoresistenza periferica.

Questi due disturbi possono coesistere e sono in tal caso un importante fattore di rischio per l’insorgenza del diabete di tipo 2. Gli studiosi hanno pertanto cercato i possibili collegamenti tra questi disturbi del metabolismo del glucosio (alterazione della glicemia a digiuno, o dell’omeostasi della glicemia a digiuno; alterazione della glicemia; combinazione dei due disturbi; diabete “latente”) e le apnee nel sonno.
Uno dei punti di forza dello studio, risiede nel fatto che i ricercatori, allo scopo di delineare meglio il ruolo preciso delle apnee nel sonno, hanno esaminato dei soggetti obesi e dei soggetti dal peso normale. Hanno così costatato una relazione evidente tra i disturbi del metabolismo del glucosio e le apnee nel sonno, indipendentemente dal peso e dal giro vita!
I collegamenti più significativi sono stati osservati nei pazienti che presentavano un’alterazione della glicemia a digiuno combinata con un’alterazione della glicemia, come pure nei pazienti che presentavano un diabete “latente”. Infatti, il 18% dei pazienti che soffrono di apnee soffre anche di un’alterazione della glicemia combinata e il 14% soffre di un diabete “latente”!
Nei pazienti obesi che soffrono di alterazione della glicemia, i disturbi del sonno indurrebbero solo un modesto aumento, suggerendo che la loro resistenza periferica all’insulina era soprattutto dovuta  all’obesità.

Un maggior fattore di stress
E’ possibile spiegare il collegamento tra i disturbi del sonno e del metabolismo del glucosio?

Si pensa che i forti cali d’ossigeno nel sangue, provocati dalle apnee notturne, seguiti da una ritenzione di anidride carbonica e provocanti un sonno frammentato, costituiscano un fattore di stress importante. Questo stress accresce l’attività del sistema autonomo simpatico, attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e porta ad una secrezione accresciuta del cortisolo, ormone iperglicemizzante che notoriamente accentua la resistenza all’insulina.
Gli studi effettuati presso l’uomo e il topo hanno stabilito che l’eliminazione delle apnee nel sonno, grazie ad adeguate apparecchiature, riduce in modo considerevole la resistenza all’insulina.

Ascoltate la sua respirazione!
Abbiamo quindi una nuova pista per sottoporre ad un miglior trattamento i nostri pazienti diabetici e per alleviare il loro disturbi, considerata la frequenza importante di questi disturbi del sonno. Invito le mogli e i mariti delle persone diabetiche a prestare attenzione alla loro respirazione notturna! Molti casi di apnee notturne mi sono state segnalate dai coniugi inquieti nel vedere il loro partner cessare di respirare per diversi secondi (o nel sentirlo russare).
Detto questo, affermare, come fanno alcuni ricercatori, che questo trattamento potrebbe prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 2, mi sembra un po’ esagerato. E’ comunque certo che in questo caso abbiamo un ulteriore strumento, molto interessante, per il trattamento del diabete di tipo 2. Ma non rappresenta, purtroppo, un sistema per evitare il diabete!

Testo pubblicato in lingua francese dal dott. Nicolas von der Weid sul d-journal no. 3 giugno-luglio 2008, pag. 16 e seg.  e tradotto in lingua italiana da Alessandra Jorio Colombo (ATD)

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Apnea nel sonno e insulinodipendenza

Dott. Nicolas von der Weid

Una diabetica scrive:
“Mio marito è stato sottoposto ad esami nel reparto di pneumologia. Delle registrazioni notturne hanno confermato numerosi episodi di apnea  e l’assenza di un sonno profondo (era di conseguenza continuamente spossato). E’ stato di conseguenza equipaggiato con una maschera da portare durante il sonno.
Mi è stato detto che oltre ai rischi cardiaci, l’apnea nel sonno aumenterebbe l’insulinoresistenza.
Al contrario, è possibile che i diabetici di tipo 2 insulinodipendenti e apneici, che dormono con una maschera, possano costatare una riduzione del loro fabbisogno di insulina? Mi sembra che sarebbe logico. E’ vero dottore?
Prendete nota che la nostra coppia è molto particolare: io legata alla mia pompa insulinica e lui alla sua macchina respiratoria… Dovendo scegliere, preferirei comunque la mia pompa insulinica!”

Da tenere sotto controllo!
Si può affermare con ragionevole certezza che dei disturbi del sonno influenzano in modo significativo il metabolismo del glucosio. Uno studio importante è di recente stato pubblicato su una delle più importanti riviste di diabetologia. Questo lavoro concerne 2’588 partecipanti da 52 a 96 anni d’età. L’apnea del sonno, malattia cronica caratterizzata da arresti respiratori di diversi secondi, comporta un’importante riduzione della saturazione del sangue (concentrazione di ossigeno nel sangue). Questa malattia non è affatto rara: colpisce circa il 17% degli adulti d’età media e il 20% dei più anziani.
Inoltre, contrariamente a quanto si immaginava, questa patologia non concerne solamente le persone in soprappeso, bensì anche le persone di peso normale. Da qualche anno, si mettevano in evidenza dei legami tra le apnee notturne e alcune anomalie del metabolismo del glucosio.
L’interesse del nuovo studio risiede, in primo luogo, nel grande numero di pazienti esaminati, nonché nel fatto che diverse anomalie del metabolismo del glucosio sono state scrutate a fondo.  

Il rischio accentuato in caso di disturbi coesistenti
Infatti, prima della comparsa del diabete vero e proprio, sono stati riscontrati diversi disturbi del metabolismo del glucosio. Ogni disturbo presenta delle caratteristiche fisiopatologiche proprie.

  • In primo luogo, l’alterazione della glicemia “a digiuno” (o dell’omeostasi della glicemia a digiuno): si distingue per un tasso di zucchero elevato al mattino, ma che si normalizza nel corso della giornata e dopo i pasti.
  • In secondo luogo, l’alterazione della glicemia: si definisce con una glicemia normale a digiuno, ma anormale dopo un pasto o un carico di glucosio. La si considera come una misura di insulinoresistenza periferica.

Questi due disturbi possono coesistere e sono in tal caso un importante fattore di rischio per l’insorgenza del diabete di tipo 2. Gli studiosi hanno pertanto cercato i possibili collegamenti tra questi disturbi del metabolismo del glucosio (alterazione della glicemia a digiuno, o dell’omeostasi della glicemia a digiuno; alterazione della glicemia; combinazione dei due disturbi; diabete “latente”) e le apnee nel sonno.
Uno dei punti di forza dello studio, risiede nel fatto che i ricercatori, allo scopo di delineare meglio il ruolo preciso delle apnee nel sonno, hanno esaminato dei soggetti obesi e dei soggetti dal peso normale. Hanno così costatato una relazione evidente tra i disturbi del metabolismo del glucosio e le apnee nel sonno, indipendentemente dal peso e dal giro vita!
I collegamenti più significativi sono stati osservati nei pazienti che presentavano un’alterazione della glicemia a digiuno combinata con un’alterazione della glicemia, come pure nei pazienti che presentavano un diabete “latente”. Infatti, il 18% dei pazienti che soffrono di apnee soffre anche di un’alterazione della glicemia combinata e il 14% soffre di un diabete “latente”!
Nei pazienti obesi che soffrono di alterazione della glicemia, i disturbi del sonno indurrebbero solo un modesto aumento, suggerendo che la loro resistenza periferica all’insulina era soprattutto dovuta  all’obesità.

Un maggior fattore di stress
E’ possibile spiegare il collegamento tra i disturbi del sonno e del metabolismo del glucosio?

Si pensa che i forti cali d’ossigeno nel sangue, provocati dalle apnee notturne, seguiti da una ritenzione di anidride carbonica e provocanti un sonno frammentato, costituiscano un fattore di stress importante. Questo stress accresce l’attività del sistema autonomo simpatico, attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e porta ad una secrezione accresciuta del cortisolo, ormone iperglicemizzante che notoriamente accentua la resistenza all’insulina.
Gli studi effettuati presso l’uomo e il topo hanno stabilito che l’eliminazione delle apnee nel sonno, grazie ad adeguate apparecchiature, riduce in modo considerevole la resistenza all’insulina.

Ascoltate la sua respirazione!
Abbiamo quindi una nuova pista per sottoporre ad un miglior trattamento i nostri pazienti diabetici e per alleviare il loro disturbi, considerata la frequenza importante di questi disturbi del sonno. Invito le mogli e i mariti delle persone diabetiche a prestare attenzione alla loro respirazione notturna! Molti casi di apnee notturne mi sono state segnalate dai coniugi inquieti nel vedere il loro partner cessare di respirare per diversi secondi (o nel sentirlo russare).
Detto questo, affermare, come fanno alcuni ricercatori, che questo trattamento potrebbe prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 2, mi sembra un po’ esagerato. E’ comunque certo che in questo caso abbiamo un ulteriore strumento, molto interessante, per il trattamento del diabete di tipo 2. Ma non rappresenta, purtroppo, un sistema per evitare il diabete!

Testo pubblicato in lingua francese dal dott. Nicolas von der Weid sul d-journal no. 3 giugno-luglio 2008, pag. 16 e seg.  e tradotto in lingua italiana da Alessandra Jorio Colombo (ATD)

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Apnea nel sonno e insulinodipendenza

Dott. Nicolas von der Weid

Una diabetica scrive:
“Mio marito è stato sottoposto ad esami nel reparto di pneumologia. Delle registrazioni notturne hanno confermato numerosi episodi di apnea  e l’assenza di un sonno profondo (era di conseguenza continuamente spossato). E’ stato di conseguenza equipaggiato con una maschera da portare durante il sonno.
Mi è stato detto che oltre ai rischi cardiaci, l’apnea nel sonno aumenterebbe l’insulinoresistenza.
Al contrario, è possibile che i diabetici di tipo 2 insulinodipendenti e apneici, che dormono con una maschera, possano costatare una riduzione del loro fabbisogno di insulina? Mi sembra che sarebbe logico. E’ vero dottore?
Prendete nota che la nostra coppia è molto particolare: io legata alla mia pompa insulinica e lui alla sua macchina respiratoria… Dovendo scegliere, preferirei comunque la mia pompa insulinica!”

Da tenere sotto controllo!
Si può affermare con ragionevole certezza che dei disturbi del sonno influenzano in modo significativo il metabolismo del glucosio. Uno studio importante è di recente stato pubblicato su una delle più importanti riviste di diabetologia. Questo lavoro concerne 2’588 partecipanti da 52 a 96 anni d’età. L’apnea del sonno, malattia cronica caratterizzata da arresti respiratori di diversi secondi, comporta un’importante riduzione della saturazione del sangue (concentrazione di ossigeno nel sangue). Questa malattia non è affatto rara: colpisce circa il 17% degli adulti d’età media e il 20% dei più anziani.
Inoltre, contrariamente a quanto si immaginava, questa patologia non concerne solamente le persone in soprappeso, bensì anche le persone di peso normale. Da qualche anno, si mettevano in evidenza dei legami tra le apnee notturne e alcune anomalie del metabolismo del glucosio.
L’interesse del nuovo studio risiede, in primo luogo, nel grande numero di pazienti esaminati, nonché nel fatto che diverse anomalie del metabolismo del glucosio sono state scrutate a fondo.  

Il rischio accentuato in caso di disturbi coesistenti
Infatti, prima della comparsa del diabete vero e proprio, sono stati riscontrati diversi disturbi del metabolismo del glucosio. Ogni disturbo presenta delle caratteristiche fisiopatologiche proprie.

  • In primo luogo, l’alterazione della glicemia “a digiuno” (o dell’omeostasi della glicemia a digiuno): si distingue per un tasso di zucchero elevato al mattino, ma che si normalizza nel corso della giornata e dopo i pasti.
  • In secondo luogo, l’alterazione della glicemia: si definisce con una glicemia normale a digiuno, ma anormale dopo un pasto o un carico di glucosio. La si considera come una misura di insulinoresistenza periferica.

Questi due disturbi possono coesistere e sono in tal caso un importante fattore di rischio per l’insorgenza del diabete di tipo 2. Gli studiosi hanno pertanto cercato i possibili collegamenti tra questi disturbi del metabolismo del glucosio (alterazione della glicemia a digiuno, o dell’omeostasi della glicemia a digiuno; alterazione della glicemia; combinazione dei due disturbi; diabete “latente”) e le apnee nel sonno.
Uno dei punti di forza dello studio, risiede nel fatto che i ricercatori, allo scopo di delineare meglio il ruolo preciso delle apnee nel sonno, hanno esaminato dei soggetti obesi e dei soggetti dal peso normale. Hanno così costatato una relazione evidente tra i disturbi del metabolismo del glucosio e le apnee nel sonno, indipendentemente dal peso e dal giro vita!
I collegamenti più significativi sono stati osservati nei pazienti che presentavano un’alterazione della glicemia a digiuno combinata con un’alterazione della glicemia, come pure nei pazienti che presentavano un diabete “latente”. Infatti, il 18% dei pazienti che soffrono di apnee soffre anche di un’alterazione della glicemia combinata e il 14% soffre di un diabete “latente”!
Nei pazienti obesi che soffrono di alterazione della glicemia, i disturbi del sonno indurrebbero solo un modesto aumento, suggerendo che la loro resistenza periferica all’insulina era soprattutto dovuta  all’obesità.

Un maggior fattore di stress
E’ possibile spiegare il collegamento tra i disturbi del sonno e del metabolismo del glucosio?

Si pensa che i forti cali d’ossigeno nel sangue, provocati dalle apnee notturne, seguiti da una ritenzione di anidride carbonica e provocanti un sonno frammentato, costituiscano un fattore di stress importante. Questo stress accresce l’attività del sistema autonomo simpatico, attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e porta ad una secrezione accresciuta del cortisolo, ormone iperglicemizzante che notoriamente accentua la resistenza all’insulina.
Gli studi effettuati presso l’uomo e il topo hanno stabilito che l’eliminazione delle apnee nel sonno, grazie ad adeguate apparecchiature, riduce in modo considerevole la resistenza all’insulina.

Ascoltate la sua respirazione!
Abbiamo quindi una nuova pista per sottoporre ad un miglior trattamento i nostri pazienti diabetici e per alleviare il loro disturbi, considerata la frequenza importante di questi disturbi del sonno. Invito le mogli e i mariti delle persone diabetiche a prestare attenzione alla loro respirazione notturna! Molti casi di apnee notturne mi sono state segnalate dai coniugi inquieti nel vedere il loro partner cessare di respirare per diversi secondi (o nel sentirlo russare).
Detto questo, affermare, come fanno alcuni ricercatori, che questo trattamento potrebbe prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 2, mi sembra un po’ esagerato. E’ comunque certo che in questo caso abbiamo un ulteriore strumento, molto interessante, per il trattamento del diabete di tipo 2. Ma non rappresenta, purtroppo, un sistema per evitare il diabete!

Testo pubblicato in lingua francese dal dott. Nicolas von der Weid sul d-journal no. 3 giugno-luglio 2008, pag. 16 e seg.  e tradotto in lingua italiana da Alessandra Jorio Colombo (ATD)

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