A proposito dell’emoglobina glicata (Hb A1c)

Il dosaggio dell’emoglobina glicata rappresenta il parametro migliore per valutare la qualità del controllo del diabete in tempi medio-lunghi: esso va praticato ogni tre mesi, in media quindi quattro volte all’anno: questa raccomandazione è stata recentemente ribadita in occasione della 40ma giornata della Deutsche Diabetes Gesellschaft.
Non ha comunque senso procedere a controlli troppo ravvicinati, ad esempio dopo 10-15 giorni, poiché il processo di glicosilazione e quindi anche la percentuale di emoglobina glicosilata avviene lentamente ed il numero totale degli eritrociti viene rinnovato completamente nello spazio di circa 3 mesi.
Valori falsamente troppo bassi si riscontrano in presenza d’una insufficienza renale cronica.
In questi casi abbiamo una anemia con riduzione della durata di sopravvivenza degli eritrociti e quindi il processo di glicosilazione non avviene più in un modo completo. Lo stesso ragionamento vale per pazienti che si trovano sotto terapia con eritropoietina, un ormone che si utilizza per combattere l’anemia d’origine renale. Anche in questi casi vengono prodotti rapidamente dei nuovi reticolociti che giungono in fretta a maturazione e pertanto il processo di glicosilazione non fa a tempo a compiersi in modo completo.
In questi casi quindi potremo essere confrontati con valori troppo bassi dell’Hb A1c, che potrebbero far credere illusoriamente, che il diabete sia ben equilibrato.
Analoghi risultati falsamente bassi dell’Hb A1c si potrebbero osservare in presenza d’una anemia emolitica oppure dopo trasfusioni di conserve eritrocitarie, due situazioni che comportano una diminuzione della durata di vita dei globuli rossi.
Prescindendo da queste situazioni, peraltro assai rare, il dosaggio della emoglobina glicata resta uno strumento sicuro ed affidabile che consente una valutazione oggettiva sul grado del controllo del diabete, non dimenticando che una concentrazione non superiore al 7% rappresenta il limite ideale per evitare il sopraggiungere di complicazioni tardive, purtroppo sempre invalidanti!

Dr. V.Tatti

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A proposito dell’emoglobina glicata (Hb A1c)

Il dosaggio dell’emoglobina glicata rappresenta il parametro migliore per valutare la qualità del controllo del diabete in tempi medio-lunghi: esso va praticato ogni tre mesi, in media quindi quattro volte all’anno: questa raccomandazione è stata recentemente ribadita in occasione della 40ma giornata della Deutsche Diabetes Gesellschaft.
Non ha comunque senso procedere a controlli troppo ravvicinati, ad esempio dopo 10-15 giorni, poiché il processo di glicosilazione e quindi anche la percentuale di emoglobina glicosilata avviene lentamente ed il numero totale degli eritrociti viene rinnovato completamente nello spazio di circa 3 mesi.
Valori falsamente troppo bassi si riscontrano in presenza d’una insufficienza renale cronica.
In questi casi abbiamo una anemia con riduzione della durata di sopravvivenza degli eritrociti e quindi il processo di glicosilazione non avviene più in un modo completo. Lo stesso ragionamento vale per pazienti che si trovano sotto terapia con eritropoietina, un ormone che si utilizza per combattere l’anemia d’origine renale. Anche in questi casi vengono prodotti rapidamente dei nuovi reticolociti che giungono in fretta a maturazione e pertanto il processo di glicosilazione non fa a tempo a compiersi in modo completo.
In questi casi quindi potremo essere confrontati con valori troppo bassi dell’Hb A1c, che potrebbero far credere illusoriamente, che il diabete sia ben equilibrato.
Analoghi risultati falsamente bassi dell’Hb A1c si potrebbero osservare in presenza d’una anemia emolitica oppure dopo trasfusioni di conserve eritrocitarie, due situazioni che comportano una diminuzione della durata di vita dei globuli rossi.
Prescindendo da queste situazioni, peraltro assai rare, il dosaggio della emoglobina glicata resta uno strumento sicuro ed affidabile che consente una valutazione oggettiva sul grado del controllo del diabete, non dimenticando che una concentrazione non superiore al 7% rappresenta il limite ideale per evitare il sopraggiungere di complicazioni tardive, purtroppo sempre invalidanti!

Dr. V.Tatti

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