Aumento del rischio di cancro sotto trattamento con l’insulina glargina (LANTUS®): Un allarme ingiustificato

La pubblicazione nel luglio scorso su Diabetologia, la rivista dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete di alcuni articoli riguardanti un possibile legame tra l’impiego dell’insulina Lantus® e un aumento del rischio di cancro hanno suscitato abbastanza clamore soprattutto nella stampa tedesca e in misura minore anche svizzero-tedesca. Da molto tempo è noto che l’insulina esercita la sua azione attraverso 2 tipi di ricettori. Il primo è quello dell’insulina vero e proprio, che determina gli effetti metabolici, il secondo è quello dell’intermediario dell’ormone della crescita, che determina gli effetti sulla crescita e quindi anche sulla proliferazione delle cellule. Quest’ultimo effetto può essere potenzialmente cancerogeno. Le nuove insuline, con effetti speciali, chiamate analoghi, possono legarsi a questi 2 tipi di ricettori in proporzione diversa rispetto all’insulina umana. Da qui era nata l’ipotesi che le nuove insuline potessero avere un effetto cancerogeno. E per questo motivo queste sono state studiate attentamente anche per quanto riguarda questo aspetto prima di essere ammesse sul mercato. La Lantus® ha un’affinità, ossia una capacità di legarsi al ricettore dell’intermediario dell’ormone della crescita più forte rispetto all’insulina umana, ma finora nessuno studio aveva messo in evidenza che ciò potesse avere delle conseguenze cliniche. Ora 2 su 4 studi retrospettivi pubblicati mostrano un possibile nesso tra l’uso della Lantus® e il rischio di cancro, ma apparentemente soltanto a determinate condizioni, discutibili secondo la maggior parte della comunità scientifica, e con tutta una serie di difetti metodologici. In questo tipo di studi si esamina a posteriori le conseguenze di un trattamento in una determinata popolazione. Essi permettono comunque soltanto di stabilire un’associazione tra un trattamento e un effetto ma non di dimostrarne la relazione causale. Per questo sono necessari cosiddetti studi prospettivi e randomizzati, ossia nei quali il trattamento viene tirato a sorte all’inizio e i pazienti vengono poi seguiti nel tempo. Soltanto 1 dei 5 studi pubblicati ha queste caratteristiche e non ha mostrato nessuna correlazione, anche se il numero dei pazienti inclusi era troppo piccolo e il periodo di osservazione troppo breve per poter trarre delle conclusioni definitive. Se poi si mettono assieme tutti e 5 gli studi pure non risulta alcuna correlazione.

Possiamo però sin d’ora concludere, come lo ha fatta la rinomata rivista medica inglese Lancet, che non esiste alcuna evidenza di un aumento del rischio di cancro in caso di trattamento con la Lantus® e rassicurare i molti pazienti che fanno uso di questa insulina. Per questo motivo la Società Svizzera di Endocrinologia e Diabetologia e l’Associazione Svizzera del Diabete, assieme a altre associazioni, come l’Associazione Europea per lo Studio del Diabete, l’Associazione Americana del Diabete e Swissmedic, come pure le varie altre autorità nazionali e quella europea, hanno pubblicato delle prese di posizione che riproduciamo qui sotto. Se nutrite ancora dei dubbi, discutetene con il Vostro medico curante.

Comunicato della Società Svizzera di  Endocrinologia e Diabetologia e dell’Associazione Svizzera per il Diabete
Il 26 giugno sono stati pubblicati sulla rinomata rivista Diabelogia 5 studi concernenti il rischio di cancro nelle persone sotto trattamento insulinico per un diabete di tipo 2. In 2 di questi studi è stato trovato un aumento del rischio di cancro in caso di trattamento con l’analogo dell’insulina glargina (Lantus®), mentre negli altri 3 non è stata costatata nessuna correlazione.
Nella stessa edizione di Diabelogia questi risultati contradditori sono anche stati discussi dagli esperti, che, come anche varie altre società del diabete nazionale, sono arrivati alla conclusione che sono necessarie altre ricerche chiarificatorie per dimostrare una possibile relazione tra trattamento con analoghi dell’insulina e aumento del rischio di cancro. Al momento attuale delle conoscenze si consiglia quindi di non cambiare atteggiamento nella scelta dei trattamenti insulinici.

Ecco un breve riassunto dei risultati degli studi e la presa di posizione della Società Svizzera di Endocrinologia e Diabetologia e dell’Associazione Svizzera del Diabete. E’ noto che diabete e sovrappeso sono associati a un aumento del rischio di carcinoma del seno, dell’intestino crasso (colon) e del pancreas ed è anche noto che l’insulina, oltre all’effetto di abbassare la glicemia e di favorire la costituzione di riserve di grassi e proteine, ha anche un effetto sulla crescita. Finora però nessuno dei grandi studi sul diabete di tipo 2 aveva stabilito una relazione tra trattamento insulinico e aumento del rischio di cancro. Uno studio tedesco ha ora esaminato i dati di quasi 130’000 diabetici di tipo 2 da un registro delle casse malati e costatato che con l’aumento della dose della Lantus® (ma non con le insuline umane o se la Lantus® viene combinata con le altre insuline) il rischio di cancro aumenta leggermente. Malgrado il vantaggio del gran numero di pazienti, si può però criticare il periodo di osservazione troppo breve di 1,6 anni e il fatto che gli autori non hanno tenuto conto degli altri fattori che favoriscono lo sviluppo di un cancro, come il tabagismo, il sovrappeso e la durata del diabete. L’analisi dei dati iniziali non ha inoltre evidenziato differenze tra i 3 analoghi dell’insulina aspart (Novorapid®), lispro (Humalog®) e glargina (Lantus®). L’aumento di cancro per la glargina (Lantus®) è apparso soltanto dopo correzione di molteplici fattori. Per questo motivo gli editori di Diabetologia hanno chiesto un’analisi supplementare di grosse banche-dati in Svezia, Scozia e Inghilterra. Lo studio svedese ha analizzato 110’000 diabetici di tipo 2 trattati con l’insulina, mostrando pure un lieve incremento del rischio di cancro al seno per il trattamento con la Lantus® rispetto alle altre insuline (1 caso su 1’000). Lo studio scozzese ha esaminato 50’000 diabetici di tipo 2 trattati con varie insuline e quello inglese più di 2’000 pazienti trattati unicamente con la Lantus®. Questi due studi non hanno messo in evidenza alcuna relazione tra il trattamento con la Lantus® e l’aumento del rischio di cancro. Bisogna tener conto del fatto che i risultati di studi basati su registri, anche se sono state effettuate correzioni statistiche, sono problematici. Il quinto studio pubblicato su Diabetologia ha esaminato invece in maniera prospettiva 1’000 pazienti diabetici trattati o con l’insulina NPH o con la Lantus® per una durata di 5 anni e non ha costatato alcuna differenza tra i gruppi per quanto riguarda il rischio di cancro. Quest’osservazione dovrà tuttavia essere confermata da ulteriori studi a larga scala. Al momento attuale non si può quindi tirare alcuna conclusione definitiva.

Come interpretare questi risultati ?
Analizzando i risultati di questi 5 studi bisogna tenero conto del fatto che il tasso elevato di insulina, che caratterizza le persone con un sovraccarico ponderale e che soffrono di un diabete è di per sé associato a un aumento del rischio di cancro. Lo studio tedesco suggerisce che questo rischio potrebbe essere aumentato con l’uso terapeutico della Lantus®, tuttavia solamente in caso di diabete tipo 2 e solamente se la Lantus® è utilizzata da sola. Inoltre tutti questi studi non permettono di fare delle conclusioni riguardanti il trattamento dei diabetici tipo 1 e dei giovani diabetici, dal momento che si tratta di una malattia differente. Infine non è possibile pronunciarsi sugli altri analoghi dell’insulina, come la detemir (Levemir®), la lispro (Humalog®), l’aspart (Novorapid®) o la glutisina (Apidra®). In attesa di ulteriori risultati di studi randomizzati, è quindi ragionevole continuare a usare l’insulina glargina (Lantus®) nel trattamento del diabete di tipo 2, in particolare se il trattamento con l’insulina NPH classica causa delle complicazioni come ad esempio ipoglicemie, controllo metabolico insufficiente, ecc. La Società Svizzera di Endocrinologia e Diabetologia e l’Associazione Svizzera del Diabete concordano per questi motivi con la presa di posizione delle altre società internazionali che propongono di verificare i risultati degli studi pubblicati sulla rivista Diabetologia e che non raccomandano alcun cambiamento dell’insulinoterapia praticata attualmente nei diabetici di tipo 2.

Conclusioni e raccomandazioni di Swissmedic

Come valutare i risultati?
La quantità e la complessità dei dati non permette per il momento di tirare conclusioni unanime. Una relazione di causalità tra l’insulina glargina e il cancro non può essere né confermata, né esclusa. Questa valutazione è in accordo con quella dell’Agenzia Europea dei Medicamenti (EMEA), con l’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD) e con le autorità tedesche e francesi.

Come devono reagire i pazienti?
Al giorno d’oggi nessun motivo giustifica la sospensione dell’utilizzazione della Lantus® o di altre insuline o una modifica del dosaggio, tantomeno che in caso di utilizzazione adeguata rappresentano la miglior garanzia per evitare le complicazioni a lungo termine del diabete. I pazienti che nutrono dei dubbi a causa di queste ultime pubblicazioni devono prendere contatto con il loro medico curante e discutere con lui se è il caso di cambiare posologia. Come con ogni insulina un trattamento con Lantus® può essere modificato soltanto sotto controllo medico. Queste osservazioni non sono destinati ai diabetici che prendono soltanto degli antidiabetici orali (sotto forma di pastiglie), dato che il loro meccanismo d’azione è differente. Seguiranno ulteriori informazioni a seconda dell’evoluzione della situazione.
Alla fine di luglio inoltre anche l’Agenzia Europea dei Medicamenti (EMEA) ha pubblicato un nuovo comunicato stampa, in cui si dice che, rivisti approfonditamente gli studi e i loro risultati, a causa delle limitazioni metodologiche e dei risultati contrastanti non è possibile né confermare, né escludere una relazione tra la Lantus® e il rischio di cancro e che sulla base dei dati finora disponibili non vi è motivo di preoccupazione e non è necessario cambiare le raccomandazioni concernenti la sua prescrizione.

Dr. Fabio Ramelli

Torna sù