Conseguenze delle ipoglicemie


Le ipoglicemie rendono effettivamente stupidi?

Lo sapevate ? Le ipoglicemie non sono soltanto sgradevoli e fastidiose: possono anche essere pericolose. Per esempio quando si è alla guida di un veicolo.

L’ipoglicemia è uno dei più grandi problemi e una delle maggiori paure per i diabetici. Ciò è ancor più spiacevole, considerato che si tratta d’un effetto collaterale della terapia; infatti, non è il diabete medesimo a causare l’ipoglicemia, bensì il trattamento che eseguiamo per curare la nostra disfunzione.
Le „ipo“ sono molto insidiose, perché se sono gravi, si può addirittura arrivare a perdere il controllo di sé stessi. In determinate circostanze, si rischia di parlare a sproposito, ci si comporta in modo inadeguato  alle circostanze e si può addirittura perdere conoscenza. Soprattutto nell’ambito lavorativo, può essere molto fastidioso, per esempio, non poter tenere, e quindi dover annullare, a causa di una grave ipoglicemia, una conferenza a lungo esercitata e preparata fino alla perfezione; oppure, possiamo trovarci confrontati con caso ancora peggiore, se l’ipoglicemia interviene proprio durante la presentazione e tutte le formulazioni preparate per bene, improvvisamente, svaniscono e il conferenziere resta lì, balbuziente, sul palco.
Talvolta, anche le persone più socievoli possono diventare irritabili e aggressive e ciò provoca tensioni nell’ambiente circostante e soprattutto crea problemi nelle relazioni personali.  
Purtroppo, le ipoglicemie possono essere non solo sgradevoli e fastidiose, ma addirittura pericolose. Non sempre vengono percepite in tempo sufficiente per porvi rimedio e se, in questi casi, ci si trova in situazioni potenzialmente pericolose, come per esempio alla guida di un veicolo o su un’impalcatura o in una zona impervia durante un’escursione in montagna, le conseguenze possono essere drammatiche.
Tuttavia, l’ipoglicemia, se non vi sono situazioni rischiose come quelle descritte sopra, rappresenta un grave pericolo per il corpo solo in casi molto rari e molto gravi. In caso di abbassamento drastico del livello di zucchero nel sangue, la parte più sensibile del nostro corpo è il cervello. Se l’episodio ipoglicemico è  molto grave, le cellule del cervello non possono più lavorare correttamente e se questo stato perdura, le cellule cerebrali possono anche morire. In casi estremi, durante la fase d’ipoglicemia, possono interrompersi anche le funzioni vitali del cervello, come per esempio quella che regola la respirazione, con conseguenze letali.  
Fortunatamente, ipoglicemie così gravi e durature sono molto rare. Nella maggior parte dei casi, le fasi d’ipoglicemia si auto-limitano. In altre parole, anche quando il diabetico non è più in grado di reagire, è privo di sensi e nessuno gli presta soccorso, l’ipoglicemia s’interrompe da sola, quando l’effetto dell’insulina iniettata giunge al termine.
Tutto ciò è indiscutibile e ci deve portare ad evitare il più possibile le “ipo”. Ma i diabetici si domandano: alla lunga, l’ipoglicemia può provocare dei danni permanenti?
A tale riguardo, le risposte sono molto meno chiare. Dopo aver mangiato dei carboidrati o al più tardi alla fine dell’effetto dell’insulina o delle compresse antidiabetiche responsabili dell’ipoglicemia, le conseguenze dell’”ipo”, momentaneamente, cessano. Ma ci sono anche danni duraturi? Brevi e leggere ipoglicemie, che si fermano nella zona delle 3 o 4 mml/l, sicuramente non sono dannose. E’ già convincente il fatto che anche nelle persone non diabetiche, durante lunghi periodi in cui non si nutrono, per esempio durante la notte, il livello della glicemia spesso scende fino a raggiungere questi valori. Dato che il corpo della persona sana, contrariamente a quanto accade per il diabetico, ha un totale controllo sull’effetto della glicemia, non c’è nemmeno il pericolo che la glicemia scenda ulteriormente. Questi valori glicemici, nelle persone non affette dal diabete, non sono nemmeno considerate delle vere e proprie ipoglicemie.
Danni permanenti sono effettivamente possibili solo nei casi di gravi ipoglicemie, caratterizzati dalla perdita di conoscenza. In questi casi, come detto sopra, si può arrivare alla morte di alcune cellule cerebrali. Fortunatamente, abbiamo molte più cellule cerebrali di quante effettivamente ci servono. Ci troviamo in una situazione analoga a quella del pugile che subisce il k.o. in una o due occasioni, senza che si manifestino danni evidenti. Tuttavia, se per diversi anni si subiscono ripetutamente gravi ipoglicemie, è possibile che l’attività cerebrale si deteriori. Anche se, fortunatamente, questi casi sono talmente rari, da aver spinto, sino ad oggi, solo pochi ricercatori ad approfondire questo argomento. In questo senso si potrebbe effettivamente sostenere che le “ipo” rendono «stupidi».
E’ quindi un valido motivo in più per evitare il più possibile non solo le iperglicemie ma anche le ipoglicemie!

Articolo del Dr. med. Dirk Kappeler apparso sul d-journal no. 207/2010
e qui tradotto in italiano da
Alessandra Jorio Colombo, ATD

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