Diabete di tipo 1 - La grande abbuffata notturna di dolcetti

Per 11 anni Katharina Bartholdi (25 anni) è stata una bambina come tutte le altre. Fino a quando si è trovata a entrare furtivamente in cucina per saccheggiare la scatola dei biscotti natalizi della mamma.

Tempo d’Avvento. Dai Bartholdi tornava ad aleggiare nell’aria la fragranza dei gustosi biscotti natalizi e mamma Ursula infilava nel forno una teglia dopo l’altra. Le scatole di biscotti erano già tutte strapiene. Per Katharina non era nulla di nuovo, ma a differenza degli anni passati era per la prima volta estremamente interessata agli squisiti dolcetti. “Non avevo mai avuto una voglia così grande di biscotti”, rammenta Katharina. “Mi ricordo ancora bene: la fame intensa mi spinse in cucina addirittura di notte, dove mi misi a sedere e, nascosta dietro alla panca, aprii le scatole e cominciai a sgranocchiare: un biscotto dopo l’altro, a tonnellate.”

Fino a quando la madre la scoprì in flagrante e, del tutto perplessa, le chiese cosa stesse facendo sul pavimento di cucina dietro la panca. “Le mie spiegazioni sull’enorme voglia di biscotti non la convinsero del tutto. Presto le fu chiaro che forse c’era qualcosa in me che non andava per il verso giusto. Poi feci quei sogni strani: in uno ero nel bel mezzo del deserto e stavo morendo di sete; in un altro ero sotto la doccia e il getto mi riempiva la gola di acqua fresca.” In quel periodo Katharina aveva effettivamente una sete incolmabile e beveva cinque litri di liquidi al giorno. Con una corrispondente frequenza si recava poi anche alla toilette. “Dipenderà dalla crescita, pensavo senza preoccuparmi affatto.” E non sarebbe stato scoperto nemmeno così presto, se non fosse intervenuto l’insegnante, che comunicò ai genitori come da un certo tempo Katharina continuasse ad appisolarsi durante la lezione. Ora era chiaro: la ragazzina 11enne doveva sottoporsi a un check-up medico.

Davvero non aveva sospettato nulla?
Katharina Bartholdi: “No, nel mio caso è successo tutto lentamente, così lentamente che non ho realizzato esattamente di cosa si trattasse. Evidentemente la mia glicemia è aumentata giorno dopo giorno. Una volta mi ammalai e rimasi a letto febbricitante, e tutti pensarono che si trattasse di una normale influenza.”

Come si svolse la prima visita medica?
“Dovetti recarmi dal medico di famiglia ancora venerdì sera. Mi misurò la glicemia due volte, perché da un lato non poteva credere al risultato e d’altra parte voleva escludere che si trattasse di qualcos’altro. Già alla prima misurazione la mia glicemia era superiore a 50 mmol/l. Un valore incredibilmente elevato. E io che non sapevo nemmeno cosa fosse il diabete. Mia madre mi portò immediatamente nell’ospedale pediatrico di S. Gallo, dove dovetti rimanere per quattro giorni. La sera di Natale la mia glicemia era però puntualmente ben controllata mediante insulina.”

Come ha imparato a gestire il diabete una ragazzina di 11 anni come Katharina?
“Inizialmente me ne ha parlato il mio diabetologo dell’ospedale pediatrico. Successivamente sono state però anche le infermiere diplomate a trasmettermi le nozioni teoriche fondamentali. Inoltre, ho dovuto leggere di tanto in tanto un capitolo del libro “Tu e io siamo diabetici” e poi porre tutte le mie domande in occasione della seduta successiva.”

E oggi, 14 anni dopo? Non ci si lamenta del proprio destino, quando si viene colpiti da una malattia del genere come un fulmine a ciel sereno?
“No, proprio per niente. Il diabete appartiene alla mia vita come l’aria che respiro. Me la cavo bene con la malattia e imparo di continuo nuove situazioni, anche dal confronto con altri diabetici. Il diabete mi ha addirittura un po’ ispirato nella scelta del mio attuale percorso professionale. Frequento infatti la scuola superiore per infermieri. Provo una grande soddisfazione quando in ambito professionale mi posso immedesimare nelle situazioni specifiche, soprattutto quando si tratta di assistere malati cronici.”

Dove ritieni che il tuo controllo glicemico possa essere ulteriormente migliorato?
“Di recente ho dovuto adeguare l’insulina basale, perché di mattina mi svegliavo con la glicemia elevata. C’è sempre bisogno di un adeguamento del controllo.”

Quali consigli daresti ai bambini con diabete di tipo 1?
“È più facile accettare il diabete piuttosto che combatterlo. Fintanto che c’è la volontà, si può vivere bene con il diabete.”


Torna sù