Diabete di tipo 2 e l’autocontrollo della glicemia.

Nel diabete di tipo 1
L’introduzione dell’autocontrollo delle glicemie nella cura del diabete costituì sin dagli anni ‘80 un enorme progresso e contribuì notevolmente a migliorare l’evoluzione della malattia diabetica. L’autocontrollo si rivelò un ausilio indispensabile nell’applicazione della terapia insulinica intensiva e divenne a poco a poco una pratica generalizzata.

Pertanto, oggi il suo impiego non viene più messo in discussione nei pazienti insulino-dipendenti ed insulino-richiedenti, anzi è diventata una pratica abituale, permettendo una valutazione tempestiva dei fabbisogni d’insulina e soprattutto una diagnosi immediata in presenza d’una sospetta ipoglicemia, contribuendo cosi ad ottenere un controllo ottimale della malattia diabetica, ossia il raggiungimento d’una emoglobina glicata non superiore al 7% e delle glicemie a digiuno non superiori a 7 mmol/l., oscillanti comunque tra 4 e 7 mmol/l.
Questo perfezionamento terapeutico ed i vantaggi ch’esso comporta nell’immediato ed a lungo termine non viene più oggi messo in discussione neppure dalle Casse Malati che rimborsano le spese relative non indifferenti, specie per l’acquisto delle strisce necessarie per l’esecuzione dell’autocontrollo.

Nel diabete di tipo 2
Per i Pazienti invece, di tipo 2 e non insulino-richiedenti, l’impiego dell’autocontrollo a domicilio oggi viene messo in discussione non tanto dalle Casse Malati ma dall’Ufficio Federale delle Assicurazioni Sociali (UFAS), alla ricerca di nuove misure di risparmio intese a contenere le spese sanitarie, mettendone in dubbio la sua utilità.
Orbene, per coloro, come il sottoscritto, che hanno vissuto nel corso di questi ultimi decenni l’evoluzione delle cure prestate ai pazienti e, beninteso, anche a quelli con un DMT2 non-insulino-richiedente, non vi sono dubbi sulle ripercussioni estremamente favorevoli che l’auto-controllo esercita sull’evoluzione della malattia. Il Paziente, nel passato, con il controllo della glicosuria, si trovava confrontato con una approssimazione dei risultati, dipendenti dal fatto che la positività si manifesta soltanto quando la glicemia supera la soglia renale (che oscilla attorno ai 10 mmol/l. e che nelle persone avanti negli anni sale facilmente sopra gli 11-12 mmol/l.). Non vi sono dubbi che il controllo glicemico quotidiano eseguito dal Paziente a domicilio, per esempio al mattino a digiuno, gli permette di constatare se il suo diabete è ben regolato e infonde una immediata sensazione di sicurezza. Questa tranquillità è anche uno stimolo ad osservare con maggior impegno le direttive terapeutiche, segnatamente in funzione della dieta o dell’esercizio fisico, insomma è lo strumento che conferisce un’enorme motivazione a proseguire nella sua cura, anche se ciò comporta qualche sacrificio.
Un altro motivo molto importante è la valutazione oggettiva d’una eventuale ipoglicemia ai suoi esordi, onde poter constatare se i primi sintomi che avverte corrispondano veramente ad una iniziale ipoglicemia, constatazione che, a sua volta, gli permette di correre immediatamente ai ripari.
L’importanza di questa misurazione estemporanea della glicemia deriva anche da un’altra constatazione, ossia dal fatto che la percezione dei sintomi di allarme si deteriora con il passare degli anni. Un altro aspetto importante, legato alla possibilità di eseguire estemporaneamente una glicemia, è quello della sicurezza rispetto alla guida dell’automobile oppure rispetto alla pratica sportiva: in ambedue queste condizioni può essere di vitale importanza conoscere il livello della propria glicemia prima di mettersi al volante (specie prima di lunghi tragitti) oppure prima di iniziare un’attività sportiva impegnativa!
Un altro vantaggio da non sottovalutare è la possibilità di verificare la presenza d’una iperglicemia post-prandiale, la cui esistenza si può ipotizzare allorquando si riscontra una emoglobina glicata elevata e delle glicemie normali misurate al mattino a digiuno. Si tratta d’una contraddizione che può essere spiegata con delle iperglicemie post-prandiali, delle quali è stata pure affermata la pericolosità nella formazione di macro-angiopatie tardive.

Lo studio ROSSO
Se l’impiego d’un apparecchio che consente la misurazione della glicemia comporta sicuramente dei vantaggi immediati non indifferenti anche per i pazienti diabetici di tipo 2 non insulino-richiedenti, quali il controllo ottimale della malattia con una forte motivazione del paziente, l’impatto d’una eventuale iperglicemia post-prandiale, l’oggettivazione immediata d’una sospetta ipo-glicemia, una maggior sicurezza nei confronti della guida dell’automobile o della pratica sportiva, non altrettanto si può dire nei confronti delle complicazioni a lungo termine. E così, vengono sollevati molti dubbi circa la prevenzione delle complicazioni specifiche del diabete, molto invalidanti, oppure circa la mortalità, asserendo che l’impiego d’un auto-controllo non comporterebbe dei vantaggi, ossia non comporterebbe una diminuzione della mortalità o quantomeno una diminuzione della cecità, delle amputazioni o delle emodialisi, il che equivarebbe a dire, insomma, che il santo non vale la candela.
Lo studio denominato con la sigla ROSSO è venuto a fugare questi dubbi ed a confermare che un auto-controllo delle glicemie esplica dei benefici effetti anche a lungo termine, sia sulla morbidità sia sulla mortalità nei Pazienti di tipo 2 non-insulino-richiedenti. Si tratta d’uno studio epidemiologico retrospettivo concernente 3.268 pazienti diabetici di tipo 2, la cui malattia era appena stata diagnosticata e che sono stati osservati dal 1995 al 1999. Fra questi 1.479 controllavano loro stessi la glicemia a domicilio, mentre 1.789 non hanno beneficiato di questo auto-controllo.
Per quello che concerne le complicazioni diabetiche non mortali, esse si sono verificate complessivamente in 293 pazienti, ma due terzi (186 pazienti) appartenevano al gruppo senza auto-sorveglianza glicemica, in percentuale: 7,2 verso il 10,4%.
Per quelle che concerne la mortalità in tutto sono deceduti 120 pazienti dei quali il 4,6 % senza auto-sorveglianza e soltanto il 2,7% nel gruppo con l’auto-controllo della glicemia.
Resta quindi accertato che oltre ai vantaggi immediati (che abbiamo segnalato all’inizio), l’auto-controllo glicemico si ripercuote positivamente anche a lungo termine migliorando sensibilmente la prognosi, sia per quello che concerne le complicazioni, ossia la qualità della vita, sia per quello che concerne la mortalità, ossia la sopravvivenza.
Di fronte a questi risultati non vi sono dubbi che l’impiego regolare e costante dell’auto-controllo deve poter essere riconosciuto anche per i Pazienti diabetici di tipo 2 non-insulino-richiedenti, impiego che, beninteso, deve poter essere rimborsato dagli enti assicurativi.

Le modalità d’impiego.
E chiaro che rispetto ai Pazienti che utilizzano l’insulina ed a maggior ragione una pompa ad insulina e per i quali 4-5 dosaggi giornalieri della glicemia sono necessari, sovente indispensabili, per i pazienti con DMT2 e non-insulino-richiedenti, un utilizzo eccessivo dei dosaggi può essere una pratica inutile e dispendiosa. Così, ad esempio, se un paziente presenta un controllo ottimale, con una Hb A1c che non supera il 7%, un dosaggio giornaliero ad esempio al mattino, a digiuno, potrebbe essere ampiamente sufficiente. Quindi, a mio modo di vedere, una regolamentazione è necessaria, prevedendo, ad esempio, 50 strisce al mese, salvo eccezioni che potrebbero essere richieste dal medico-curante. Oppure, per i primi 6 mesi della malattia 3 x 50 strisce al mese, oppure anche per il primo anno, fintanto che è stato raggiunto un equilibrio glicemico soddisfacente.
Comunque sia, la ricerca d’un compromesso, tramite una regolamentazione concordata tra le parti, mi sembra un passo necessario per salvaguardare gli interessi di tutti i Paziente diabetici di tipo 2 non-insulino-richiedenti, che costituiscono la schiera più numerosa della popolazione diabetica e per i quali la tutela della loro salute rimane pur sempre un obiettivo prioritario!

Dr. Vincenzo TATTI

Torna sù

Diabete di tipo 2 e l’autocontrollo della glicemia.

Nel diabete di tipo 1
L’introduzione dell’autocontrollo delle glicemie nella cura del diabete costituì sin dagli anni ‘80 un enorme progresso e contribuì notevolmente a migliorare l’evoluzione della malattia diabetica. L’autocontrollo si rivelò un ausilio indispensabile nell’applicazione della terapia insulinica intensiva e divenne a poco a poco una pratica generalizzata.

Pertanto, oggi il suo impiego non viene più messo in discussione nei pazienti insulino-dipendenti ed insulino-richiedenti, anzi è diventata una pratica abituale, permettendo una valutazione tempestiva dei fabbisogni d’insulina e soprattutto una diagnosi immediata in presenza d’una sospetta ipoglicemia, contribuendo cosi ad ottenere un controllo ottimale della malattia diabetica, ossia il raggiungimento d’una emoglobina glicata non superiore al 7% e delle glicemie a digiuno non superiori a 7 mmol/l., oscillanti comunque tra 4 e 7 mmol/l.
Questo perfezionamento terapeutico ed i vantaggi ch’esso comporta nell’immediato ed a lungo termine non viene più oggi messo in discussione neppure dalle Casse Malati che rimborsano le spese relative non indifferenti, specie per l’acquisto delle strisce necessarie per l’esecuzione dell’autocontrollo.

Nel diabete di tipo 2
Per i Pazienti invece, di tipo 2 e non insulino-richiedenti, l’impiego dell’autocontrollo a domicilio oggi viene messo in discussione non tanto dalle Casse Malati ma dall’Ufficio Federale delle Assicurazioni Sociali (UFAS), alla ricerca di nuove misure di risparmio intese a contenere le spese sanitarie, mettendone in dubbio la sua utilità.
Orbene, per coloro, come il sottoscritto, che hanno vissuto nel corso di questi ultimi decenni l’evoluzione delle cure prestate ai pazienti e, beninteso, anche a quelli con un DMT2 non-insulino-richiedente, non vi sono dubbi sulle ripercussioni estremamente favorevoli che l’auto-controllo esercita sull’evoluzione della malattia. Il Paziente, nel passato, con il controllo della glicosuria, si trovava confrontato con una approssimazione dei risultati, dipendenti dal fatto che la positività si manifesta soltanto quando la glicemia supera la soglia renale (che oscilla attorno ai 10 mmol/l. e che nelle persone avanti negli anni sale facilmente sopra gli 11-12 mmol/l.). Non vi sono dubbi che il controllo glicemico quotidiano eseguito dal Paziente a domicilio, per esempio al mattino a digiuno, gli permette di constatare se il suo diabete è ben regolato e infonde una immediata sensazione di sicurezza. Questa tranquillità è anche uno stimolo ad osservare con maggior impegno le direttive terapeutiche, segnatamente in funzione della dieta o dell’esercizio fisico, insomma è lo strumento che conferisce un’enorme motivazione a proseguire nella sua cura, anche se ciò comporta qualche sacrificio.
Un altro motivo molto importante è la valutazione oggettiva d’una eventuale ipoglicemia ai suoi esordi, onde poter constatare se i primi sintomi che avverte corrispondano veramente ad una iniziale ipoglicemia, constatazione che, a sua volta, gli permette di correre immediatamente ai ripari.
L’importanza di questa misurazione estemporanea della glicemia deriva anche da un’altra constatazione, ossia dal fatto che la percezione dei sintomi di allarme si deteriora con il passare degli anni. Un altro aspetto importante, legato alla possibilità di eseguire estemporaneamente una glicemia, è quello della sicurezza rispetto alla guida dell’automobile oppure rispetto alla pratica sportiva: in ambedue queste condizioni può essere di vitale importanza conoscere il livello della propria glicemia prima di mettersi al volante (specie prima di lunghi tragitti) oppure prima di iniziare un’attività sportiva impegnativa!
Un altro vantaggio da non sottovalutare è la possibilità di verificare la presenza d’una iperglicemia post-prandiale, la cui esistenza si può ipotizzare allorquando si riscontra una emoglobina glicata elevata e delle glicemie normali misurate al mattino a digiuno. Si tratta d’una contraddizione che può essere spiegata con delle iperglicemie post-prandiali, delle quali è stata pure affermata la pericolosità nella formazione di macro-angiopatie tardive.

Lo studio ROSSO
Se l’impiego d’un apparecchio che consente la misurazione della glicemia comporta sicuramente dei vantaggi immediati non indifferenti anche per i pazienti diabetici di tipo 2 non insulino-richiedenti, quali il controllo ottimale della malattia con una forte motivazione del paziente, l’impatto d’una eventuale iperglicemia post-prandiale, l’oggettivazione immediata d’una sospetta ipo-glicemia, una maggior sicurezza nei confronti della guida dell’automobile o della pratica sportiva, non altrettanto si può dire nei confronti delle complicazioni a lungo termine. E così, vengono sollevati molti dubbi circa la prevenzione delle complicazioni specifiche del diabete, molto invalidanti, oppure circa la mortalità, asserendo che l’impiego d’un auto-controllo non comporterebbe dei vantaggi, ossia non comporterebbe una diminuzione della mortalità o quantomeno una diminuzione della cecità, delle amputazioni o delle emodialisi, il che equivarebbe a dire, insomma, che il santo non vale la candela.
Lo studio denominato con la sigla ROSSO è venuto a fugare questi dubbi ed a confermare che un auto-controllo delle glicemie esplica dei benefici effetti anche a lungo termine, sia sulla morbidità sia sulla mortalità nei Pazienti di tipo 2 non-insulino-richiedenti. Si tratta d’uno studio epidemiologico retrospettivo concernente 3.268 pazienti diabetici di tipo 2, la cui malattia era appena stata diagnosticata e che sono stati osservati dal 1995 al 1999. Fra questi 1.479 controllavano loro stessi la glicemia a domicilio, mentre 1.789 non hanno beneficiato di questo auto-controllo.
Per quello che concerne le complicazioni diabetiche non mortali, esse si sono verificate complessivamente in 293 pazienti, ma due terzi (186 pazienti) appartenevano al gruppo senza auto-sorveglianza glicemica, in percentuale: 7,2 verso il 10,4%.
Per quelle che concerne la mortalità in tutto sono deceduti 120 pazienti dei quali il 4,6 % senza auto-sorveglianza e soltanto il 2,7% nel gruppo con l’auto-controllo della glicemia.
Resta quindi accertato che oltre ai vantaggi immediati (che abbiamo segnalato all’inizio), l’auto-controllo glicemico si ripercuote positivamente anche a lungo termine migliorando sensibilmente la prognosi, sia per quello che concerne le complicazioni, ossia la qualità della vita, sia per quello che concerne la mortalità, ossia la sopravvivenza.
Di fronte a questi risultati non vi sono dubbi che l’impiego regolare e costante dell’auto-controllo deve poter essere riconosciuto anche per i Pazienti diabetici di tipo 2 non-insulino-richiedenti, impiego che, beninteso, deve poter essere rimborsato dagli enti assicurativi.

Le modalità d’impiego.
E chiaro che rispetto ai Pazienti che utilizzano l’insulina ed a maggior ragione una pompa ad insulina e per i quali 4-5 dosaggi giornalieri della glicemia sono necessari, sovente indispensabili, per i pazienti con DMT2 e non-insulino-richiedenti, un utilizzo eccessivo dei dosaggi può essere una pratica inutile e dispendiosa. Così, ad esempio, se un paziente presenta un controllo ottimale, con una Hb A1c che non supera il 7%, un dosaggio giornaliero ad esempio al mattino, a digiuno, potrebbe essere ampiamente sufficiente. Quindi, a mio modo di vedere, una regolamentazione è necessaria, prevedendo, ad esempio, 50 strisce al mese, salvo eccezioni che potrebbero essere richieste dal medico-curante. Oppure, per i primi 6 mesi della malattia 3 x 50 strisce al mese, oppure anche per il primo anno, fintanto che è stato raggiunto un equilibrio glicemico soddisfacente.
Comunque sia, la ricerca d’un compromesso, tramite una regolamentazione concordata tra le parti, mi sembra un passo necessario per salvaguardare gli interessi di tutti i Paziente diabetici di tipo 2 non-insulino-richiedenti, che costituiscono la schiera più numerosa della popolazione diabetica e per i quali la tutela della loro salute rimane pur sempre un obiettivo prioritario!

Dr. Vincenzo TATTI

Torna sù