Diabete di tipo 2 - La prevenzione, l’arma vincente

Uno studio portato a termine in Francia ha evidenziato dei risultati sorprendenti: fra le persone di oltre 45 anni controllate ambulatoriamente e che presentavano almeno un fattore di rischio (sovrappeso, ipertensione, dislipidemia od anamnesi familiare positiva), il 25% presentava una glicemia a digiuno troppo elevata! Insomma esisteva già una predisposizione al diabete. A Losanna dal 2003 al 2005, 6000 persone adulte sono state esaminate alla ricerca d’un diabete: orbene, la glicemia a digiuno era superiore a 5,6 mmol/l. in una percentuale inverosimile degli uomini: oltre il 50 %!!

Sono delle cifre che non possono lasciare indifferenti coloro che si occupano delle problematiche suscitate dal diabete: il medico è cosciente che dovrà farsi carico della malattia per molto tempo, l’industria farmaceutica intravvede la possibilità di lucrosi guadagni, le assicurazioni considerano invece i diabetici come dei pessimi rischi ed i pazienti temono l’apparizione di gravi complicazioni invalidanti. Questo screening con una sola glicemia a digiuno è molto semplice e facile, ma è molto utile, anche se una curva di sovraccarico con 75 gr. di glucosio, sarebbe più indicativa circa le probabilità di sfociare in un diabete vero e proprio. Infatti, dopo una curva da carico patologica il 10%, dopo un anno, finirà per presentare un diabete manifesto. Essa acquista, cioè, una potenza di previsione molto più precisa! Tuttavia, è un esame troppo indaginoso per esser utilizzato su larga scala. Questa problematica è stata presentata ad un seminario tenutosi in occasione del Congresso annuale della Società Svizzera di medicina interna nel sett. scorso e diretto dal Dr. Jan Ruiz, direttore del Dipartimento di endocrinologia e diabetologia del CHUV di Losanna. Cosa fare, ci si è chiesto per affrontare con successo una situazione, a dir poco preoccupante? I buoni consigli come la dieta, l’attività fisica, il calo ponderale, ecc. vengono molto sovente trascurati o seguiti solo parzialmente, specie in tempi lunghi! Molto più efficace, invece, si è rivelata un’altra strada: quella di responsabilizzare il Paziente proponendogli l’autocontrollo della glicemia, abbinato al controllo regolare del peso e del colesterolo ed inscrivendo i risultati in un libretto, che verrà presentato al medico ad intervalli regolari, con il controllo almeno ogni 6 mesi dell’emoglobina glicosilata, tutto questo dopo una adeguata istruzione. Insomma, si tratta di motivare il Paziente, coinvolgendolo nell’autosorveglianza, come si è già soliti fare quando si è confrontati con un diabete vero e proprio.

Concludendo, secondo il Dr. Ruiz, l’educazione terapeutica e la partecipazione del Paziente costituiscono, unitamente ad un depistaggio precoce, la miglior strategia per prevenire il diabete. Non occorre neppure dimenticare quanto si è sempre affermato, ossia che, perlomeno in Svizzera, il diabete interessa il 4-5% della popolazione, ma che la metà è già diabetica pur non sapendo di esserlo, si arriva cioè sempre troppo tardi alla diagnosi. Il depistaggio precoce, con controlli sistematici della glicemia a digiuno nelle persone a rischio, dovrebbe contribuire a smascherare tempestivamente tutti potenziali candidati al diabete. Una diagnosi precoce che dovrebbe contribuire a diminuire l’incidenza delle complicazioni: non dimentichiamo che, sino a qualche anno fa, le statistiche mostravano che nel 30% dei casi, al momento della diagnosi d’un diabete di tipo 2, si riscontrava già perlomeno una complicazione: vuoi una retinopatia, vuoi una neuropatia, vuoi una albuminuria! Pertanto, a non aver dubbi, la prevenzione è sicuramente l’arma vincente ed in questa ottica ci sia acconsentito di guardare al futuro con maggior ottimismo!

Dr. V. Tatti

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Diabete di tipo 2 - La prevenzione, l’arma vincente

Uno studio portato a termine in Francia ha evidenziato dei risultati sorprendenti: fra le persone di oltre 45 anni controllate ambulatoriamente e che presentavano almeno un fattore di rischio (sovrappeso, ipertensione, dislipidemia od anamnesi familiare positiva), il 25% presentava una glicemia a digiuno troppo elevata! Insomma esisteva già una predisposizione al diabete. A Losanna dal 2003 al 2005, 6000 persone adulte sono state esaminate alla ricerca d’un diabete: orbene, la glicemia a digiuno era superiore a 5,6 mmol/l. in una percentuale inverosimile degli uomini: oltre il 50 %!!

Sono delle cifre che non possono lasciare indifferenti coloro che si occupano delle problematiche suscitate dal diabete: il medico è cosciente che dovrà farsi carico della malattia per molto tempo, l’industria farmaceutica intravvede la possibilità di lucrosi guadagni, le assicurazioni considerano invece i diabetici come dei pessimi rischi ed i pazienti temono l’apparizione di gravi complicazioni invalidanti. Questo screening con una sola glicemia a digiuno è molto semplice e facile, ma è molto utile, anche se una curva di sovraccarico con 75 gr. di glucosio, sarebbe più indicativa circa le probabilità di sfociare in un diabete vero e proprio. Infatti, dopo una curva da carico patologica il 10%, dopo un anno, finirà per presentare un diabete manifesto. Essa acquista, cioè, una potenza di previsione molto più precisa! Tuttavia, è un esame troppo indaginoso per esser utilizzato su larga scala. Questa problematica è stata presentata ad un seminario tenutosi in occasione del Congresso annuale della Società Svizzera di medicina interna nel sett. scorso e diretto dal Dr. Jan Ruiz, direttore del Dipartimento di endocrinologia e diabetologia del CHUV di Losanna. Cosa fare, ci si è chiesto per affrontare con successo una situazione, a dir poco preoccupante? I buoni consigli come la dieta, l’attività fisica, il calo ponderale, ecc. vengono molto sovente trascurati o seguiti solo parzialmente, specie in tempi lunghi! Molto più efficace, invece, si è rivelata un’altra strada: quella di responsabilizzare il Paziente proponendogli l’autocontrollo della glicemia, abbinato al controllo regolare del peso e del colesterolo ed inscrivendo i risultati in un libretto, che verrà presentato al medico ad intervalli regolari, con il controllo almeno ogni 6 mesi dell’emoglobina glicosilata, tutto questo dopo una adeguata istruzione. Insomma, si tratta di motivare il Paziente, coinvolgendolo nell’autosorveglianza, come si è già soliti fare quando si è confrontati con un diabete vero e proprio.

Concludendo, secondo il Dr. Ruiz, l’educazione terapeutica e la partecipazione del Paziente costituiscono, unitamente ad un depistaggio precoce, la miglior strategia per prevenire il diabete. Non occorre neppure dimenticare quanto si è sempre affermato, ossia che, perlomeno in Svizzera, il diabete interessa il 4-5% della popolazione, ma che la metà è già diabetica pur non sapendo di esserlo, si arriva cioè sempre troppo tardi alla diagnosi. Il depistaggio precoce, con controlli sistematici della glicemia a digiuno nelle persone a rischio, dovrebbe contribuire a smascherare tempestivamente tutti potenziali candidati al diabete. Una diagnosi precoce che dovrebbe contribuire a diminuire l’incidenza delle complicazioni: non dimentichiamo che, sino a qualche anno fa, le statistiche mostravano che nel 30% dei casi, al momento della diagnosi d’un diabete di tipo 2, si riscontrava già perlomeno una complicazione: vuoi una retinopatia, vuoi una neuropatia, vuoi una albuminuria! Pertanto, a non aver dubbi, la prevenzione è sicuramente l’arma vincente ed in questa ottica ci sia acconsentito di guardare al futuro con maggior ottimismo!

Dr. V. Tatti

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