Diabete e cancro

Circa un anno fa, molti diabetici si preoccuparono a causa della diffusione di una notizia, secondo la quale l’insulina Lantus avrebbe potuto provocare il cancro. Alcuni diabetici vollero pertanto cambiare subito l’insulina. Come però spesso accade nella nostra epoca affamata di sensazioni, arrivò subito la smentita. Anche l’associazione svizzera di endocrinologia e diabetologia (ASED) ha preso posizione riguardo a questo tema. Sul “D-journal” 199/2009 sono già stati pubblicati i commenti più importanti. Tuttavia, vi è ancora un grande interesse per questo argomento e molti  vogliono sapere se effettivamente esiste una relazione tra il diabete e le malattie tumorali.

Alcuni studi epidemiologici hanno mostrato che alcuni tipi di cancro si presentano in misura del 30% più frequentemente nei diabetici di tipo 2, rispetto alle persone che non hanno disturbi del metabolismo del glucosio. Questo dato riguarda soprattutto il tumore al seno, al pancreas, alla vescica e al colon.
È interessante constatare che il cancro alla prostata, che è quello più frequente nell’uomo, nei diabetici è un po’ meno diffuso. Naturalmente, ci sono molte spiegazioni possibili per queste osservazioni. Ve le spiego brevemente.
È possibile che la glicemia elevata (iperglicemia) favorisca l’insorgenza del cancro. Effettivamente, i diabetici che presentano una glicemia a digiuno superiore ad 8 mmol/l si ammalano di cancro più spesso di quelli con un andamento della glicemia molto buono. Nondimeno, un’intensificazione della terapia del diabete, con un abbassamento dell’emoglobina glicosilata (HbA1c – la cosiddetta glicemia dei tre mesi), non ha permesso di ottenere una riduzione del rischio di cancro. Non siamo, quindi, in grado, per il momento, d’interpretare correttamente questa contraddizione.

Un altro «candidato» ad essere responsabile del lieve aumento della predisposizione al cancro potrebbe essere la cosiddetta iperinsulinemia (elevata concentrazione dell’insulina nel sangue). E’ noto che molti diabetici di tipo 2 hanno una cosiddetta insulinoresistenza. Il loro metabolismo ha bisogno, a parità di prestazione, di una maggiore quantità d’insulina. Per compensare questo fabbisogno, il pancreas – fintanto che ne è in grado – produce più insulina. Almeno nel caso del cancro al seno, è stata evidenziata una relazione tra l’elevato livello d’insulina nel sangue e il rischio di tumore. Anche la prognosi di morte a causa di questo tipo di cancro, è risultata superiore nelle donne affette da iperinsulinemia. Questo vale anche per le donne non diabetiche, affette da iperinsulinemia.
 
I lettori più attenti, a questo punto, diranno che l’insulinoresistenza è associata al sovrappeso della persona che ne è colpita. Pertanto, il “fattore di rischio” potrebbe anche essere l’adiposità, mentre l’iperinsulinemia potrebbe essere solo un evidenziatore del sovrappeso. Effettivamente, alcune forme di tumore - e tra queste il cancro al colon e al seno - si presentano più frequentemente in caso di sovrappeso. Anche queste constatazioni non possono per il momento essere classificate correttamente.

In base a quanto detto, non ci sorprende che anche la cosiddetta citochina venga posta in relazione con l’insorgenza del tumore. Le citochine sono neurotrasmettitori (come gli ormoni), che effettivamente vengono prodotte nelle cellule di grasso. Ecco che di nuovo entra in scena il sovrappeso.

Anche l’insulina è da molto tempo sospettata di rappresentare un fattore di rischio per le malattie tumorali. In fin dei conti, l’insulina è un ormone che fondamentalmente favorisce la crescita. Questo vale sia per l’insulina prodotta dal nostro corpo, sia per quella “estranea”, iniettata dall’esterno nelle persone diabetiche.

Tutte le insuline devono superare severi test, prima di essere ammesse alla vendita. In particolare, viene esaminato quanto intensamente e quanto a lungo l’insulina si lega ai cosiddetti recettori, i “buchi della serratura” per la “chiave-insulina”.
Questo fattore può dare indicazioni per accertare se l’insulina stimola solo i processi metabolici  o se favorisce anche la formazione di nuove cellule.
Alcuni anni fa, effettivamente, un tipo d’insulina “non ha superato questo esame” e la ditta coinvolta ha interrotto tutte le ulteriori ricerche. Quell’insulina è stata “ritirata” ancor prima di essere immessa sul mercato farmaceutico.
In quasi 80 anni di storia dell’insulina, fortunatamente, non è mai capitato che un prodotto dovesse essere ritirato dal mercato per motivi di sicurezza, dopo essere stato autorizzato dalle Autorità sanitarie, nemmeno la Lantus, che è stata ingiustamente posta in relazione con un aumentato rischio d’insorgenza di cancro.

Perché questa (temporanea) incertezza?
In Germania, le Casse Malati incaricano degli istituti di verificare se i medicamenti hanno un rapporto vantaggioso tra costi, guadagni e rischio, vale a dire se devono essere inseriti nel catalogo di prestazioni delle Casse Malati. Una delle componenti di questa valutazione è, ovviamente, anche la sicurezza del medicamento. Quali e quanti effetti secondari possono essere tollerati? In questo contesto, anche l’insulina basale Lantus è stata esaminata minuziosamente. In confronto all’insulina umana, non è stato fondamentalmente riscontrato alcun maggior rischio di cancro. Solo se si utilizzava un metodo statistico non autorizzato, si poteva notare - ma solo in caso di dosi elevate – una relazione tra l’uso della Lantus e il rischio di cancro.
Ora che siete ormai diventati esperti in questo campo, starete sicuramente obiettando: ma chi utilizza di regola elevate dosi d’insulina? Sono i diabetici adiposi in sovrappeso. E l’adiposità è di per sé un noto fattore di rischio, per determinate malattie cancerogene. Non sorprende, pertanto, che in altri Stati, in caso di ricerche simili, non si sia riscontrato un aumento della frequenza di tumore nei diabetici trattati con l’insulina Lantus.

Né in Inghilterra, né in Svezia, né in Scozia, si è evidenziato un rischio accresciuto di malattie cancerogene  nelle persone diabetiche trattate con la Lantus. Fortunatamente, tutte le insuline disponibili attualmente continuano ad essere considerate sicure.

Per concludere, ancora una parola riguardo agli antidiabetici orali, le pastiglie per il trattamento del diabete.
Naturalmente, ci sono a tale riguardo solo risultati affidabili per i „vecchi“ medicamenti, vale a dire per la Metformina e per le Sulfaniluree.
Sorprendentemente, la Metformina, che si può ormai comprare da quasi 60 anni, non si comporta in modo neutrale, ma offre addirittura una protezione contro il cancro, soprattutto contro il cancro al polmone, all’intestino crasso e al pancreas. D’altro lato, i risultati per la Sulfanilurea Glibenclamide (Daonil® e generici), che però viene usata sempre meno a causa del rischio di ipoglicemia, sono incerti. Gli altri antidiabetici orali, più recenti, sono stati introdotti da troppo poco tempo, per permettere di fare una valutazione corretta. Ad ogni modo, si può affermare che, fino ad oggi, non sono emersi elementi che facciano pensare ad un aumentato rischio d’insorgenza del cancro.
In verità, vi sono molte domande senza risposta definitiva. Spesso risulta impossibile distinguere tra reali (causali) relazioni tra malattie cancerogene e diabete e una casuale correlazione tra queste due „malattie popolari“.

Le nostre conoscenze diventano sempre più ampie.  
Ma in modo riassuntivo, si può dire che tra il diabete di tipo 2 e alcune forme di cancro esiste una relazione.
Qualcosa fa pensare che l’insulinoresistenza, l’iperinsulinemia e l’adiposità ne siano (cor)responsabili.
Le insuline disponibili per il trattamento del diabete sono, con grande probabilità, sicure. La „vecchia“ Metformina ha addirittura un effetto protettivo contro il rischio di cancro. Tra gli altri antidiabetici orali solo la Sulfanilurea Glibenclamide è sospettata di favorire determinate forme di cancro.


Articolo del Dr. med. K. Scheidegger apparso sul d-journal no. 207 del 2010 e qui tradotto da Alessandra Jorio Colombo (ATD)

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