Educazione terapeutica nella consultazione “cura e prevenzione” del piede diabetico:

uno strumento per aiutare il paziente ad occuparsi dei suoi piedi

Cos’è l’Educazione terapeutica
L’Educazione terapeutica, considerando la definizione che ne è stata data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1998, aiuta i pazienti affetti da malattie croniche ad acquisire e mantenere capacità e competenze specifiche, affinché riescano a convivere in maniera ottimale con la propria malattia. In questo modo i pazienti e le loro famiglie capiscono la malattia, il suo trattamento e dispongono di tutte le informazioni e le competenze necessarie per cooperare con i curanti. Grazie all’Educazione terapeutica il paziente, con l’aiuto di curanti formati in modo specifico, è messo in condizione di gestire il proprio trattamento per prevenire le complicanze e contemporaneamente mantenere o migliorare la propria qualità di vita.

In Svizzera il pioniere dell’Educazione terapeutica è stato il prof. J. P. Assal. Egli ritiene che essa sia uno strumento nelle mani dei curanti, insieme ad altri approcci terapeutici, per migliorare la prognosi e la qualità di vita del malato.

La presa a carico nella diabetologia
Da oltre 30 anni i diabetologi lavorano in questa direzione, nella consapevolezza che i pazienti devono essere sostenuti e aiutati nella gestione della propria malattia. Quest’approccio è tanto più importante pensando all’aumento notevole del numero di pazienti diabetici previsto nei prossimi anni. Nel 2007 si stimavano a 246 milioni le persone affette da questa malattia, ossia il 5,9% della popolazione. Le previsioni indicano che nel 2025 si giungerà a 380 milioni di malati, pari al 7,1% della popolazione. E’ quindi evidente che strategie di presa a carico adeguata devono essere sviluppate, sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo.

Le lesioni agli arti inferiori
Le lesioni agli arti inferiori rappresentano in assoluto la complicazione che comporta il maggior numero di ricoveri ospedalieri e di disabilità, per i quali i costi risultano ingenti. Spesso si dimentica che ogni anno 1 milione di pazienti diabetici subisce un’amputazione di un arto inferiore o di parte di esso e che la mortalità in seguito all’amputazione è altissima.

L’80% delle cause di tali lesioni del “piede diabetico” sono da attribuire a traumi esterni:

  • meccanici: traumatismi da calzature, lesioni da taglio,…
  • termici: borse dell’acqua calda , pediluvi a temperatura elevata,…
  • chimici: callifughi, macerazioni interdigitali,…

Questi dati sottolineano l’importanza di investire nella prevenzione, settore in cui l’Educazione terapeutica del paziente riveste un ruolo determinante. Questa disciplina, che cerca di essere integrata nel processo di cura all’Ospedale Regionale di Lugano, coinvolge i pazienti, i loro famigliari e il personale curante a domicilio.

La situazione in diabetologia
Nella pratica quotidiana degli scorsi anni abbiamo costatato che i pazienti non erano sufficientemente coinvolti nella cura e prevenzione dei loro piedi. Essi erano piuttosto dell’idea di delegare a noi curanti, considerati esperti, tale compito.

È fondamentale che il paziente capisca che per poter prevenire le lesioni non basta incaricare “esperti” per la cura dei piedi, ma è basilare un suo coinvolgimento attivo.

Con l’intervento educativo il paziente dovrebbe acquisire le conoscenze pratiche di ciò che rappresenta un pericolo per i suoi piedi sia per quanto concerne lo stato fisico (stato della cute, ipercheratosi, ulcerazioni,…) sia per le attitudini a rischio (igiene dei piedi, manovre di pedicure ,calzature,…).

Consigli utili

  • Controllare giornalmente lo stato dei propri piedi (la cute é integra? ci sono arrossamenti?,…).
  • Usare regolarmente la crema per idratare la pelle.
  • Non andare mai a piedi scalzi.
  • Controllare le scarpe.
  • Non usare borse d’acqua calda
  • Non usare forbici per tagliare le unghie, ma la lima
  • Non fare pediluvi per più di 3-5 minuti

Per favorire la procedura di apprendimento sono stati creati dei documenti di supporto (valutazione dello stato generale del piede, valutazione delle cure prestate dal paziente ai suoi piedi,…) che vengono compilati assieme al paziente. Questa modalità ha il vantaggio di sensibilizzare il paziente alla tematica.

Il processo di apprendimento è basato sul “far fare al paziente”, valutare e discutere assieme al paziente , identificare i problemi e bisogni assieme al paziente e verificare il suo “saper fare”.

Si tratta di un intervento educativo che permette l’acquisizione di dati e conoscenze pratiche arricchente sia il paziente sia noi curanti e che facilita, in seguito, la realizzazione pratica della prevenzione.

I soggetti eletti al citato processo educativo sono pazienti a rischio di sviluppare lesioni tipiche del “piede diabetico”. È pertanto importante che ogni individuo sappia riconoscere i fattori di rischio facilitanti lo sviluppo del “piede diabetico”. Questo processo di identificazione è attuabile con il supporto del proprio medico curante. Alcuni dei fattori di rischio sono elencati a titolo di esempio nella tabella seguente.

Fattori di rischio per sviluppare lesioni

  • Pregresse  ulcere  e/ o amputazioni;
  • disturbo della sensibilità al tatto e/o al dolore e/o alla temperature e/o alla vibrazione;
  • disturbi della circolazione arteriosa;
  • deformità;
  • disturbi della vista (soprattutto diminuzione dell’acuità visiva);
  • calzature non adeguate;
  • diminuzione della mobilità delle articolazioni (soprattutto delle anche, delle ginocchia e delle mani).

La formazione si svolge durante la consultazione per la cura dei piedi. Si tratta di una prestazione contemplata dalla casse malati per pazienti a rischio previo invio da parte del loro medico curante.

Siamo persuasi che l’educazione personalizzata sia il miglior mezzo terapeutico realmente in grado di ridurre in modo significativo il grande problema del “piede diabetico” trascurato.

Manuela Maffeis Bassi

Infermiera specializzata
in diabetologia e
in educazione terapeutica
del paziente

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