L'efficacia della dieta e dell'esercizio fisico nella prevenzione del diabete tipo 2

La diagnosi del diabete mellito
La diagnosi del diabete mellito è solitamente facile ed è subito evidente quando:
– la glicemia a digiuno è superiore a 6,7 mmol/l. (120 mg%)
– la glicemia post-prandiale è superiore a 11 mmol/l. (200 mg%).

La curva glicemica da carico
Nelle persone a rischio, cioè in persone che non sono ancora diabetiche ma che potrebbero diventarlo poiché presentano un identikit sospetto (vedi: Giornale dei diabetici del sett. 1999), ossia una anamnesi familiare di tipo 2 positiva, un'obesità corporea con adipe addominale abbondante oppure una sindrome X con iperinsulinismo, ipertensione arteriosa e dislipidemia, è importante sapere se esiste una predisposizione a diventare diabetici oppure no.
Il dubbio, in questi casi, può essere risolto ricorrendo alla curva glicemica da carico che si ottiene facendo ingerire 75 gr. di glucosio purissimo con 300 ml. d'acqua in 5 min. ad una persona a digiuno dopo aver eseguito una glicemia di controllo che sarà ovviamente normale, ossia inferiore a 6,7 mmol/l. Si controllerà la glicemia 2 h. più tardi che, nelle persone sane e normali, non dovrebbe superare 7,8 mmol/l. (140 mg%).
La curva viene considerata patologica se due ore dopo la glicemia è superiore a 140 mg%. Tuttavia se essa non supera 11 mmol/l. non si può ancora parlare di diabete ma si parla di alterata tolleranza al glucosio.

Alterata tolleranza al glucosio: (IGT)
Il termine di alterata tolleranza al glucosio è stato introdotto ufficialmente nel 1980 nell'ambito della nuova classificazione del diabete proposta dall'OMS. L'alterata tolleranza al glucosio viene espressa nella letteratura anglo-sassone con l'acronimo IGT (Impaired Glucose Tolerance) e la sua presenza può essere evidenziata soltanto tramite la curva glicemica da carico. Essa non assume soltanto un valore diagnostico, ma anche prognostico, in quanto costituisce un duplice fattore di rischio:
– per diventare diabetici
– per sviluppare complicazioni cardio-vascolari.

Rischio diabetico
Per quello che concerne il rischio di diventare diabetici negli anni successivi, esistono numerose e documentate ricerche epidemiologiche che confermano questo rischio, confrontando pazienti senza IGT con pazienti con IGT e controllandone l'evoluzione. A dipendenza della durata delle osservazioni, ovviamente, le percentuali diventano più elevate. Così, dopo 2,5 anni il rischio è 4 volte superiore ma dopo 8 anni esso sale a 8 volte, una percentuale che si è rivelata indipendente da altre variabili quali il peso o l'età.

Rischio cardiovascolare
E' risaputo che il diabete di per sé costituisce un rischio a contrarre una affezione cardio-vascolare: esso è due sino a quattro volte maggiore rispetto ad una popolazione non diabetica; la questione a sapere se anche pazienti con IGT manifestino la stessa tendenza, è stata lungamente dibattuta perché non esistevano studi ben documentati, non da ultimo anche perché i fattori coinvolti possono essere molteplici (pressione alta, colesterolo, fumo delle sigarette, ecc.) e non è possibile tener conto soltanto d'una variante, l'alterata tolleranza al glucosio, ignorando le altri variabili.
La situazione è diventata più chiara allorché nel 1988 Reaven ha presentato, in una memorabile lezione, la sindrome della resistenza all'insulina, definita come sindrome X e successivamente chiamata anche sindrome dismetabolica. Infatti, la sindrome X include anche la IGT associata però ad ipertensione, iperinsulinemia, dislipidemia ed obesità, tutti fattori che possedendo un alto potenziale aterogeno, comportano un elevato rischio cardio-vascolare.

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Nell'ambito della sindrome dismetabolica l'obesità gioca pure un ruolo importante, tuttavia la preminenza viene attribuita al grasso viscerale, ossia quello accumulato in sede addominale. L'importanza della prevenzione del diabete viene quindi sottolineata dal fatto che si tratta, una volta individuata la persona a rischio, di posticipare l'insorgenza del diabete tramite opportune regole di igiene di vita, sia osservando una dieta opportuna di tipo diabetico sia praticando una attività fisica regolare. Eriksson nel 1991 aveva già dimostrato ch'era possibile prevenire l'insorgenza del diabete di tipo 2 in persone che presentavano una alterata tolleranza al glucosio, tuttavia il suo collettivo di pazienti era troppo modesto per essere convincente.
Il problema è stato affrontato in modo sistematico ed approfondito da una ricerca effettuata in Cina a partire dal 1986 coinvolgendo ben 110.660 persone adulte nella città di Da Quing e sottoposte ad una curva glicemica da carico! 577 persone risultarono presentare una IGT secondo i criteri stabiliti dall'OMS e furono suddivisi in modo randomizzato in un gruppo di controllo, in un gruppo sottoposto soltanto alla dieta, uno soltanto con l'esercizio fisico (3 volte alla settimana) ed uno ad ambedue, dieta e esercizio fisico.
Dopo 6 anni, i risultati: 67,7% delle persone di controllo diventarono diabetiche, 43% nel gruppo sottoposto alla dieta, 41% nel gruppo curato con l'esercizio fisico e 46% nell'ultimo gruppo.
Questo studio, basato su di un intervento esteso ad una intera popolazione, dimostra che almeno per una durata di 6 anni è possibile ritardare in modo significativo l'insorgenza del diabete di tipo 2, modificando l'alimentazione e lo stile di vita delle persone a rischio, con intolleranza al glucosio.
Il messaggio che scaturisce da questo studio cinese è molto convincente dal profilo statistico e soprattutto molto importante dal profilo pratico: infatti le conclusioni che ne derivano dovrebbero costituire uno stimolo per tutti gli operatori sanitari ad intervenire con la massima tempestività presso tutti pazienti a rischio, sottoponendoli ad un accertamento relativamente semplice, ossia ad una curva glicemica da carico con solo due determinazioni della glicemia (a digiuno e dopo 2 ore).
Individuando il più precocemente possibile la presenza d'una intolleranza al glucosio (IGT) sarà possibile tramite la dieta e l'esercizio fisico, fare una vera opera di prevenzione non solo dilazionando l'insorgenza del diabete ma evitando altresì l'insorgenza precoce delle sempre temute, invalidanti e sovente mortali complicazioni cardio-vascolari.

Dr. V. Tatti


Bibliografia:

  1. WHO Expert Commitee on Diabetes Mellitus:
    Second Report.WHO Technical Report Series No 464 Geneve, 1980
  2. Stern M.P., Morales, PA ed all.
    Fredicting diabetes: moving beyond impaired glucose tolerance.
    Diabetes, 1993; 42, 70
  3. Kadowaki,T. ed all.
    Risk factors for worsening the diabetes in subjiets with impaired glucose tolerance.
    Diabetologia, 1984: 26, 44
  4. Reaven, G.M. Banting Lecture 1988, Role of insulin resistance in human disease.
    Diabetes: 1988, 37, 1595
  5. Eriksson, KF. and Lindegaerde, F.
    Prevention of type 2 (non-insulin-dependent) diabetes mellitus by diet and physical excercise.
    Diabetologia: 1991, 34, 891-8
  6. XIAO REN PAN ed al.
    Effect of diet and excercise in preventing NIDDM in people with imparaired glucose tolerance.
    Diabetes Care: 1997, 20, 537-4

 

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L'efficacia della dieta e dell'esercizio fisico nella prevenzione del diabete tipo 2

La diagnosi del diabete mellito
La diagnosi del diabete mellito è solitamente facile ed è subito evidente quando:
– la glicemia a digiuno è superiore a 6,7 mmol/l. (120 mg%)
– la glicemia post-prandiale è superiore a 11 mmol/l. (200 mg%).

La curva glicemica da carico
Nelle persone a rischio, cioè in persone che non sono ancora diabetiche ma che potrebbero diventarlo poiché presentano un identikit sospetto (vedi: Giornale dei diabetici del sett. 1999), ossia una anamnesi familiare di tipo 2 positiva, un'obesità corporea con adipe addominale abbondante oppure una sindrome X con iperinsulinismo, ipertensione arteriosa e dislipidemia, è importante sapere se esiste una predisposizione a diventare diabetici oppure no.
Il dubbio, in questi casi, può essere risolto ricorrendo alla curva glicemica da carico che si ottiene facendo ingerire 75 gr. di glucosio purissimo con 300 ml. d'acqua in 5 min. ad una persona a digiuno dopo aver eseguito una glicemia di controllo che sarà ovviamente normale, ossia inferiore a 6,7 mmol/l. Si controllerà la glicemia 2 h. più tardi che, nelle persone sane e normali, non dovrebbe superare 7,8 mmol/l. (140 mg%).
La curva viene considerata patologica se due ore dopo la glicemia è superiore a 140 mg%. Tuttavia se essa non supera 11 mmol/l. non si può ancora parlare di diabete ma si parla di alterata tolleranza al glucosio.

Alterata tolleranza al glucosio: (IGT)
Il termine di alterata tolleranza al glucosio è stato introdotto ufficialmente nel 1980 nell'ambito della nuova classificazione del diabete proposta dall'OMS. L'alterata tolleranza al glucosio viene espressa nella letteratura anglo-sassone con l'acronimo IGT (Impaired Glucose Tolerance) e la sua presenza può essere evidenziata soltanto tramite la curva glicemica da carico. Essa non assume soltanto un valore diagnostico, ma anche prognostico, in quanto costituisce un duplice fattore di rischio:
– per diventare diabetici
– per sviluppare complicazioni cardio-vascolari.

Rischio diabetico
Per quello che concerne il rischio di diventare diabetici negli anni successivi, esistono numerose e documentate ricerche epidemiologiche che confermano questo rischio, confrontando pazienti senza IGT con pazienti con IGT e controllandone l'evoluzione. A dipendenza della durata delle osservazioni, ovviamente, le percentuali diventano più elevate. Così, dopo 2,5 anni il rischio è 4 volte superiore ma dopo 8 anni esso sale a 8 volte, una percentuale che si è rivelata indipendente da altre variabili quali il peso o l'età.

Rischio cardiovascolare
E' risaputo che il diabete di per sé costituisce un rischio a contrarre una affezione cardio-vascolare: esso è due sino a quattro volte maggiore rispetto ad una popolazione non diabetica; la questione a sapere se anche pazienti con IGT manifestino la stessa tendenza, è stata lungamente dibattuta perché non esistevano studi ben documentati, non da ultimo anche perché i fattori coinvolti possono essere molteplici (pressione alta, colesterolo, fumo delle sigarette, ecc.) e non è possibile tener conto soltanto d'una variante, l'alterata tolleranza al glucosio, ignorando le altri variabili.
La situazione è diventata più chiara allorché nel 1988 Reaven ha presentato, in una memorabile lezione, la sindrome della resistenza all'insulina, definita come sindrome X e successivamente chiamata anche sindrome dismetabolica. Infatti, la sindrome X include anche la IGT associata però ad ipertensione, iperinsulinemia, dislipidemia ed obesità, tutti fattori che possedendo un alto potenziale aterogeno, comportano un elevato rischio cardio-vascolare.

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Nell'ambito della sindrome dismetabolica l'obesità gioca pure un ruolo importante, tuttavia la preminenza viene attribuita al grasso viscerale, ossia quello accumulato in sede addominale. L'importanza della prevenzione del diabete viene quindi sottolineata dal fatto che si tratta, una volta individuata la persona a rischio, di posticipare l'insorgenza del diabete tramite opportune regole di igiene di vita, sia osservando una dieta opportuna di tipo diabetico sia praticando una attività fisica regolare. Eriksson nel 1991 aveva già dimostrato ch'era possibile prevenire l'insorgenza del diabete di tipo 2 in persone che presentavano una alterata tolleranza al glucosio, tuttavia il suo collettivo di pazienti era troppo modesto per essere convincente.
Il problema è stato affrontato in modo sistematico ed approfondito da una ricerca effettuata in Cina a partire dal 1986 coinvolgendo ben 110.660 persone adulte nella città di Da Quing e sottoposte ad una curva glicemica da carico! 577 persone risultarono presentare una IGT secondo i criteri stabiliti dall'OMS e furono suddivisi in modo randomizzato in un gruppo di controllo, in un gruppo sottoposto soltanto alla dieta, uno soltanto con l'esercizio fisico (3 volte alla settimana) ed uno ad ambedue, dieta e esercizio fisico.
Dopo 6 anni, i risultati: 67,7% delle persone di controllo diventarono diabetiche, 43% nel gruppo sottoposto alla dieta, 41% nel gruppo curato con l'esercizio fisico e 46% nell'ultimo gruppo.
Questo studio, basato su di un intervento esteso ad una intera popolazione, dimostra che almeno per una durata di 6 anni è possibile ritardare in modo significativo l'insorgenza del diabete di tipo 2, modificando l'alimentazione e lo stile di vita delle persone a rischio, con intolleranza al glucosio.
Il messaggio che scaturisce da questo studio cinese è molto convincente dal profilo statistico e soprattutto molto importante dal profilo pratico: infatti le conclusioni che ne derivano dovrebbero costituire uno stimolo per tutti gli operatori sanitari ad intervenire con la massima tempestività presso tutti pazienti a rischio, sottoponendoli ad un accertamento relativamente semplice, ossia ad una curva glicemica da carico con solo due determinazioni della glicemia (a digiuno e dopo 2 ore).
Individuando il più precocemente possibile la presenza d'una intolleranza al glucosio (IGT) sarà possibile tramite la dieta e l'esercizio fisico, fare una vera opera di prevenzione non solo dilazionando l'insorgenza del diabete ma evitando altresì l'insorgenza precoce delle sempre temute, invalidanti e sovente mortali complicazioni cardio-vascolari.

Dr. V. Tatti


Bibliografia:

  1. WHO Expert Commitee on Diabetes Mellitus:
    Second Report.WHO Technical Report Series No 464 Geneve, 1980
  2. Stern M.P., Morales, PA ed all.
    Fredicting diabetes: moving beyond impaired glucose tolerance.
    Diabetes, 1993; 42, 70
  3. Kadowaki,T. ed all.
    Risk factors for worsening the diabetes in subjiets with impaired glucose tolerance.
    Diabetologia, 1984: 26, 44
  4. Reaven, G.M. Banting Lecture 1988, Role of insulin resistance in human disease.
    Diabetes: 1988, 37, 1595
  5. Eriksson, KF. and Lindegaerde, F.
    Prevention of type 2 (non-insulin-dependent) diabetes mellitus by diet and physical excercise.
    Diabetologia: 1991, 34, 891-8
  6. XIAO REN PAN ed al.
    Effect of diet and excercise in preventing NIDDM in people with imparaired glucose tolerance.
    Diabetes Care: 1997, 20, 537-4

 

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