I due tipi di diabete

Per comprendere in modo corretto il significato esatto della tipizzazione del diabete e per chiarire i suoi aspetti variamente diversificati, che talvolta lasciano esterrefatta molta gente che non riesce a capacitarsi delle differenze sovente molto pronunciate che esistono da un diabetico all'altro, riteniamo opportuno definire alcuni concetti fondamentali legati alle 2 forme principali di diabete, con le caratteristiche che sono venute delineando a poco a poco nel corso degli ultimi anni e che sono stati sanzionati dall'Associazione americana del diabete (ADA) con la nuova classificazione che è stata formulata solo di recente (1) e convalidata ufficialmente dall'OMS (Z) l'anno successivo (1998).


Il diabete primario
comprende due tipi principali di diabete: il tipo 1 ed il tipo 2, cui appartengono in pratica tutte le persone colpite da diabete, mentre soltanto una piccolissima percentuale (1-2%) appartiene ad un diabete detto secondario, cioè da altre cause che provocano la distruzione delle beta-cellule del pancreas (quelle che producono insulina), come ad esempio un tumore maligno del pancreas, delle pancreatiti acute recidivanti, l'emocromatosi, ecc.
Con questa nuova classificazione viene abbandonata la vecchia designazione di diabete insulino-dipendente e non-insulino-dipendente, che si basava su dei principi terapeutici per adottare una designazione basata sulle cause che contraddistinguono le due forme di diabete: il Tipo 1 ed il Tipo 2.

Il diabete di Tipo 1
è provocato dall'aggressione subita dalle beta-cellule del pancreas da parte del sistema immunitario del proprio organismo che, non riconoscendole più come sue, produce degli anti-corpi anti-beta-cellule che le aggrediscono e le distruggono: si tratta d'un meccanismo simile a quello che provoca il rigetto d'un organo trapiantato. Oggigiorno, si conoscono ben 4 anticorpi specifici responsabili dell'aggressione delle beta-cellule e la loro positività conferma la natura auto-immune del diabete di Tipo 1.
Questo fenomeno d'auto-aggressione immunitaria avviene prevalentemente nell'infanzia e nell'adolescenza, ma può insorgere a qualsiasi età, molto raramente dopo i 40 anni. Esso è di natura genetica (il cromosoma coinvolto è il No 6) e l'inizio della malattia è sovente innestato (o attivato) da un banale episodio influenzale intercorrente.
Il diabete di Tipo 1 è poco diffuso e coinvolge soltanto il 10% di tutta la popolazione diabetica, ma implica, quale conseguenza della distruzione delle beta-cellule, una insulino-dipendenza, ossia la necessità, onde poter sopravvivere, di praticare quotidianamente le iniezioni di insulina per tutto il resto della vita.

Il diabete di Tipo 2
Insorge quando l'organismo diventa insensibile all'insulina ed è la risultante, oltre che d'una predisposizione genetica, d'una obesità e della mancanza d'esercizio fisico.
Molte persone in sovrappeso e sedentarie cercano di compensare questa insensibilità producendo più insulina, nel tentativo cioè di superare questa resistenza all'insulina.
Il diabete si manifesta quando l'organismo non riesce più a produrre una quantità sufficiente d'insulina per vincere questa resistenza.
Un secondo fenomeno che caratterizza il Tipo 2 è un difetto nella secrezione d'insulina, secrezione che avviene in modo rallentato ed abnorme, ma che, in ogni caso, non avviene più con la necessaria rapidità e tempestività, come nell'individuo normale, non-diabetico. Questi due difetti, responsabili del diabete di Tipo 2, possono coesistere, ma possono anche presentarsi con modalità e con tempi diversi da un individuo all'altro, contribuendo ad accentuare quella eterogeneità così caratteristica del diabete di Tipo 2.
Il diabete di Tipo 2 è di gran lunga il più frequente e coinvolge il 90%, ossia la stragrande maggioranza delle persone diabetiche. Tuttavia. almeno all'inizio e contrariamente a quelle di Tipo 1, esse non abbisognano delle iniezioni di insulina. Infatti, la loro produzione d'insulina è ben conservata, anzi, in molti casi è addirittura aumentata.

Le complicazioni del diabete
In ambedue i tipi di diabete esiste un fattore caratteristico comune: I'iperglicemia, ossia un tenore elevato di glucosio nel sangue. Orbene, oggi è dimostrato che questa iperglicemia è il fattore principale responsabile dei danni che, col passare degli anni, complicano la vita delle persone diabetiche, provocando l'apparizione di lesioni agli occhi, ai nervi, ai reni, al cuore, al cervello ed alle gambe. Perché l'iperglicemia? L'iperglicemia provoca delle alterazioni dell'endotelio dei vasi sanguini, sia di quelli di piccolo calibro, sia di quelli di grosso calibro. Nei Pazienti di Tipo 2, vengono colpite con particolare frequenza e predilezione le arterie di grosso calibro, specie se coesiste una pressione arteriosa elevata, con dei riscontri quattro volte maggiori rispetto alle persone non-diabetiche. Pertanto, l'associazione diabete-ipertensione è una accoppiata perversa e temibile, che va ricercata e combattuta con grande impegno in tutti i Pazienti diabetici. Anche i Pazienti di Tipo 1 vanno incontro alle complicazioni vascolari, ma dopo 10-20 anni di durata della malattia saranno prevalentemente colpiti i piccoli vasi sanguigni (la microcircolazione) con l'apparizione di lesioni agli occhi, ai reni ed ai nervi periferici, le cosiddette complicazioni tardive specifiche del diabete, mentre, invece, le lesioni legate ai grossi vasi, dopo circa 30 anni di durata della malattia possono apparire con la stessa frequenza riscontrata nel Pazienti di Tipo 2.

Modalità d'apparizione
Le modalità con cui i due tipi di diabete appaiono sulla scena clinica sono completamente diverse e questa diversità è la conseguenza delle cause responsabili del diabete che, come abbiamo visto, sono completamente differenti.

Nel diabete di Tipo 1
d'origine auto-immune, l'apparizione del diabete, consecutivo alla distruzione delle beta-cellule è sovente esplosiva ed accompagnata da un grave scompenso diabetico, associato all'acetone e non di rado a un coma iperglicemico cheto-acidotico, una situazione drammatica che, nella metà dei casi, richiede un ricovero urgente in ospedale e che si risolve rapidamente con la somministrazione d'insulina.

Nel diabete di Tipo 2
I'esordio è tutto diverso, la malattia evolve in sordina, con pochi sintomi, anche per parecchi anni e la sua scoperta è sovente casuale, in occasione ad esempio di un'altra malattia intercorrente oppure d'un incidente e la scoperta d'una iperglicemia costituisce, non di rado, una sorpresa. La malattia rimane ignorata, si pensa, anche per 4-7 (3) sino a 10 anni e nel 30% dei casi esiste già una complicazione degli occhi o dei nervi periferici, al momento della diagnosi. Nell'80% dei casi si tratta di Pazienti obesi, con un IMC (indice della massa corporea) superiore a 30 Kg./mq, mentre, invece, nei casi di tipo 1 i Pazienti sono sempre magri.

Riassumendo
possiamo quindi affermare che il diabete mellito, nella sua forma primaria, è rappresentato da 2 tipi di diabete nettamente distinti e differenziati fra di loro da numerosi fattori (genetici, causali, evolutivi, terapeutici, ecc.) da costituire due entità diverse. Tuttavia, ambedue sono caratterizzate da un comune denominatore, l'iperglicemia, e dalle stesse conseguenze deleterie provocate dall'iperglicemia stessa, a livello dei piccoli (microangiopatie) o dei grossi vasi (macroangiopatie), anche se i tempi d'apparizione di queste complicazioni possono divergere nei due tipi di diabete.

Dr. V. Tatti


Bibliografia

  1. Report of the Expert Committee on the Diagnosis and Classification of Diabetes Mellitus.
    Diabetes Care: 20, 1 183, 1997.
  2. ALBERTI KGMM. and ZIMMET, PZ
    Definition, diagnosis and classification of diabetes mellitus and its complications. Provisional report of a WHO consultation.
    Diabetic Medicine: 15, 539, 1998.
  3. HARRIS; M.l., KLEIN, R. e coll.
    Onset of NIDDM occurs at least 4-7 Yr. before clinical diagnosis.
    Diabetes Care: 15, 815, 1992.

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I due tipi di diabete

Per comprendere in modo corretto il significato esatto della tipizzazione del diabete e per chiarire i suoi aspetti variamente diversificati, che talvolta lasciano esterrefatta molta gente che non riesce a capacitarsi delle differenze sovente molto pronunciate che esistono da un diabetico all'altro, riteniamo opportuno definire alcuni concetti fondamentali legati alle 2 forme principali di diabete, con le caratteristiche che sono venute delineando a poco a poco nel corso degli ultimi anni e che sono stati sanzionati dall'Associazione americana del diabete (ADA) con la nuova classificazione che è stata formulata solo di recente (1) e convalidata ufficialmente dall'OMS (Z) l'anno successivo (1998).


Il diabete primario
comprende due tipi principali di diabete: il tipo 1 ed il tipo 2, cui appartengono in pratica tutte le persone colpite da diabete, mentre soltanto una piccolissima percentuale (1-2%) appartiene ad un diabete detto secondario, cioè da altre cause che provocano la distruzione delle beta-cellule del pancreas (quelle che producono insulina), come ad esempio un tumore maligno del pancreas, delle pancreatiti acute recidivanti, l'emocromatosi, ecc.
Con questa nuova classificazione viene abbandonata la vecchia designazione di diabete insulino-dipendente e non-insulino-dipendente, che si basava su dei principi terapeutici per adottare una designazione basata sulle cause che contraddistinguono le due forme di diabete: il Tipo 1 ed il Tipo 2.

Il diabete di Tipo 1
è provocato dall'aggressione subita dalle beta-cellule del pancreas da parte del sistema immunitario del proprio organismo che, non riconoscendole più come sue, produce degli anti-corpi anti-beta-cellule che le aggrediscono e le distruggono: si tratta d'un meccanismo simile a quello che provoca il rigetto d'un organo trapiantato. Oggigiorno, si conoscono ben 4 anticorpi specifici responsabili dell'aggressione delle beta-cellule e la loro positività conferma la natura auto-immune del diabete di Tipo 1.
Questo fenomeno d'auto-aggressione immunitaria avviene prevalentemente nell'infanzia e nell'adolescenza, ma può insorgere a qualsiasi età, molto raramente dopo i 40 anni. Esso è di natura genetica (il cromosoma coinvolto è il No 6) e l'inizio della malattia è sovente innestato (o attivato) da un banale episodio influenzale intercorrente.
Il diabete di Tipo 1 è poco diffuso e coinvolge soltanto il 10% di tutta la popolazione diabetica, ma implica, quale conseguenza della distruzione delle beta-cellule, una insulino-dipendenza, ossia la necessità, onde poter sopravvivere, di praticare quotidianamente le iniezioni di insulina per tutto il resto della vita.

Il diabete di Tipo 2
Insorge quando l'organismo diventa insensibile all'insulina ed è la risultante, oltre che d'una predisposizione genetica, d'una obesità e della mancanza d'esercizio fisico.
Molte persone in sovrappeso e sedentarie cercano di compensare questa insensibilità producendo più insulina, nel tentativo cioè di superare questa resistenza all'insulina.
Il diabete si manifesta quando l'organismo non riesce più a produrre una quantità sufficiente d'insulina per vincere questa resistenza.
Un secondo fenomeno che caratterizza il Tipo 2 è un difetto nella secrezione d'insulina, secrezione che avviene in modo rallentato ed abnorme, ma che, in ogni caso, non avviene più con la necessaria rapidità e tempestività, come nell'individuo normale, non-diabetico. Questi due difetti, responsabili del diabete di Tipo 2, possono coesistere, ma possono anche presentarsi con modalità e con tempi diversi da un individuo all'altro, contribuendo ad accentuare quella eterogeneità così caratteristica del diabete di Tipo 2.
Il diabete di Tipo 2 è di gran lunga il più frequente e coinvolge il 90%, ossia la stragrande maggioranza delle persone diabetiche. Tuttavia. almeno all'inizio e contrariamente a quelle di Tipo 1, esse non abbisognano delle iniezioni di insulina. Infatti, la loro produzione d'insulina è ben conservata, anzi, in molti casi è addirittura aumentata.

Le complicazioni del diabete
In ambedue i tipi di diabete esiste un fattore caratteristico comune: I'iperglicemia, ossia un tenore elevato di glucosio nel sangue. Orbene, oggi è dimostrato che questa iperglicemia è il fattore principale responsabile dei danni che, col passare degli anni, complicano la vita delle persone diabetiche, provocando l'apparizione di lesioni agli occhi, ai nervi, ai reni, al cuore, al cervello ed alle gambe. Perché l'iperglicemia? L'iperglicemia provoca delle alterazioni dell'endotelio dei vasi sanguini, sia di quelli di piccolo calibro, sia di quelli di grosso calibro. Nei Pazienti di Tipo 2, vengono colpite con particolare frequenza e predilezione le arterie di grosso calibro, specie se coesiste una pressione arteriosa elevata, con dei riscontri quattro volte maggiori rispetto alle persone non-diabetiche. Pertanto, l'associazione diabete-ipertensione è una accoppiata perversa e temibile, che va ricercata e combattuta con grande impegno in tutti i Pazienti diabetici. Anche i Pazienti di Tipo 1 vanno incontro alle complicazioni vascolari, ma dopo 10-20 anni di durata della malattia saranno prevalentemente colpiti i piccoli vasi sanguigni (la microcircolazione) con l'apparizione di lesioni agli occhi, ai reni ed ai nervi periferici, le cosiddette complicazioni tardive specifiche del diabete, mentre, invece, le lesioni legate ai grossi vasi, dopo circa 30 anni di durata della malattia possono apparire con la stessa frequenza riscontrata nel Pazienti di Tipo 2.

Modalità d'apparizione
Le modalità con cui i due tipi di diabete appaiono sulla scena clinica sono completamente diverse e questa diversità è la conseguenza delle cause responsabili del diabete che, come abbiamo visto, sono completamente differenti.

Nel diabete di Tipo 1
d'origine auto-immune, l'apparizione del diabete, consecutivo alla distruzione delle beta-cellule è sovente esplosiva ed accompagnata da un grave scompenso diabetico, associato all'acetone e non di rado a un coma iperglicemico cheto-acidotico, una situazione drammatica che, nella metà dei casi, richiede un ricovero urgente in ospedale e che si risolve rapidamente con la somministrazione d'insulina.

Nel diabete di Tipo 2
I'esordio è tutto diverso, la malattia evolve in sordina, con pochi sintomi, anche per parecchi anni e la sua scoperta è sovente casuale, in occasione ad esempio di un'altra malattia intercorrente oppure d'un incidente e la scoperta d'una iperglicemia costituisce, non di rado, una sorpresa. La malattia rimane ignorata, si pensa, anche per 4-7 (3) sino a 10 anni e nel 30% dei casi esiste già una complicazione degli occhi o dei nervi periferici, al momento della diagnosi. Nell'80% dei casi si tratta di Pazienti obesi, con un IMC (indice della massa corporea) superiore a 30 Kg./mq, mentre, invece, nei casi di tipo 1 i Pazienti sono sempre magri.

Riassumendo
possiamo quindi affermare che il diabete mellito, nella sua forma primaria, è rappresentato da 2 tipi di diabete nettamente distinti e differenziati fra di loro da numerosi fattori (genetici, causali, evolutivi, terapeutici, ecc.) da costituire due entità diverse. Tuttavia, ambedue sono caratterizzate da un comune denominatore, l'iperglicemia, e dalle stesse conseguenze deleterie provocate dall'iperglicemia stessa, a livello dei piccoli (microangiopatie) o dei grossi vasi (macroangiopatie), anche se i tempi d'apparizione di queste complicazioni possono divergere nei due tipi di diabete.

Dr. V. Tatti


Bibliografia

  1. Report of the Expert Committee on the Diagnosis and Classification of Diabetes Mellitus.
    Diabetes Care: 20, 1 183, 1997.
  2. ALBERTI KGMM. and ZIMMET, PZ
    Definition, diagnosis and classification of diabetes mellitus and its complications. Provisional report of a WHO consultation.
    Diabetic Medicine: 15, 539, 1998.
  3. HARRIS; M.l., KLEIN, R. e coll.
    Onset of NIDDM occurs at least 4-7 Yr. before clinical diagnosis.
    Diabetes Care: 15, 815, 1992.

 

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