I rischi non valgono le speranze

I modulatori del sistema endocannabinoidi “Farmaci lifestyle oppure nuova fonte
di speranza per i diabetici di tipo 2?”

Risposta negativa.
Questo era il titolo di un “Workshop interattivo Lugano” che doveva svolgersi il 28 novembre 2008 e che era destinato ai medici. Da quello che si può leggere nel programma del Workshop al centro dell’interesse c’è un farmaco, Acomplia®, che blocca a livello cerebrale il recettore dei cannabinoidi. Gli organizzatori dell’incontro si chiedono se questo tipo di farmaco “induce soltanto la riduzione del peso o migliora per un proprio meccanismo d’azione i parametri metabolici implicati nello sviluppo di malattie cardiovascolare”. Il fatto sta che il farmaco citato è stato ritirato dal mercato nel nostro paese per decisione delle autorità sanitarie. Cosa significa tutto questo per i diabetici? Cosa dire di questa speranza per i diabetici di tipo 2? Da una parte è vero che il diabete è causato da una difficoltà del pancreas a produrre la quantità crescente d’insulina per compensare i bisogni di una persona che aumenta di peso, ed è vero che riducendo il peso del paziente, ad esempio sottomettendo a un intervento di bypass gastro duodenale si può arrivare alla guarigione del diabete. Da qui l’entusiasmo per i farmaci che fanno scendere il peso come terapia del diabete. Ma a questo punto è importante rendersi conto che il diabete è un disturbo cronico e che se una terapia è necessaria, questa lo sarà per lunghi periodi. Per curare un’affezione che minaccia la salute e per la quale non c’è alternativa (come nel caso dei tumori) è lecito accettare un certo rischio. Nel caso del diabete, dove le alternative esistono, ogni nuova terapia deve essere considerata con la massima prudenza. Dal fatto che un farmaco faccia scendere lo zucchero non ne deriva automaticamente un beneficio per chi lo prende. Nel caso Acomplia® le autorità hanno preso questa decisione perché il farmaco, se usato senza una stretta sorveglianza e una rigida selezione dei soggetti, può portare e ha portato a problemi maggiori. Dunque a chi ci chiede se i modulatori del sistema endocannabinoide sono una buona alternativa, oggi in Svizzera e in Europa la risposta è no.

Articolo GDP 2008

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I rischi non valgono le speranze

I modulatori del sistema endocannabinoidi “Farmaci lifestyle oppure nuova fonte
di speranza per i diabetici di tipo 2?”

Risposta negativa.
Questo era il titolo di un “Workshop interattivo Lugano” che doveva svolgersi il 28 novembre 2008 e che era destinato ai medici. Da quello che si può leggere nel programma del Workshop al centro dell’interesse c’è un farmaco, Acomplia®, che blocca a livello cerebrale il recettore dei cannabinoidi. Gli organizzatori dell’incontro si chiedono se questo tipo di farmaco “induce soltanto la riduzione del peso o migliora per un proprio meccanismo d’azione i parametri metabolici implicati nello sviluppo di malattie cardiovascolare”. Il fatto sta che il farmaco citato è stato ritirato dal mercato nel nostro paese per decisione delle autorità sanitarie. Cosa significa tutto questo per i diabetici? Cosa dire di questa speranza per i diabetici di tipo 2? Da una parte è vero che il diabete è causato da una difficoltà del pancreas a produrre la quantità crescente d’insulina per compensare i bisogni di una persona che aumenta di peso, ed è vero che riducendo il peso del paziente, ad esempio sottomettendo a un intervento di bypass gastro duodenale si può arrivare alla guarigione del diabete. Da qui l’entusiasmo per i farmaci che fanno scendere il peso come terapia del diabete. Ma a questo punto è importante rendersi conto che il diabete è un disturbo cronico e che se una terapia è necessaria, questa lo sarà per lunghi periodi. Per curare un’affezione che minaccia la salute e per la quale non c’è alternativa (come nel caso dei tumori) è lecito accettare un certo rischio. Nel caso del diabete, dove le alternative esistono, ogni nuova terapia deve essere considerata con la massima prudenza. Dal fatto che un farmaco faccia scendere lo zucchero non ne deriva automaticamente un beneficio per chi lo prende. Nel caso Acomplia® le autorità hanno preso questa decisione perché il farmaco, se usato senza una stretta sorveglianza e una rigida selezione dei soggetti, può portare e ha portato a problemi maggiori. Dunque a chi ci chiede se i modulatori del sistema endocannabinoide sono una buona alternativa, oggi in Svizzera e in Europa la risposta è no.

Articolo GDP 2008

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