Il diabete dell'anziano

Nell'ambito della geriatria e segnatamente nelle case istituzionalizzate per lungo degenti e nei ricoveri per anziani la presenza di persone diabetiche è molto più pronunciata rispetto ad istituti di cura per pazienti acuti.

Nella popolazione generale l'incidenza del diabete oscilla attorno al 4%, nelle case per anziani con una media d'età che ormai si aggira attorno agli 80 anni, l'incidenza del diabete oscilla tra il 10-15%. Si tratta quindi d'una malattia con la quale siamo frequentemente confrontati e che presenta alcuni aspetti particolari che cercherò di brevemente rievocare.

Due tipi di diabete
La classificazione ufficiale del diabete, suddivide la malattia in due tipi, quello giovanile, detto di tipo 1 e quello dell'adulto, detto di tipo 2. Il primo è insulino-dipendente cioè necessita d'insulina per assicurare la sopravvivenza del paziente, mentre il tipo 2 non è insulino-dipendente ed insorge tardi nella vita, solitamente dopo i 40 anni. Il 10% di questi ultimi, dopo 10 anni di durata della malattia, necessitano d'un po' d'insulina per equilibrare bene il loro diabete, diventando cioè insulino-richiedenti.

  • Pazienti di tipo 1, curati con insulina sin dall'infanzia.
  • Pazienti di tipo 2, con un diabete insorto nell'età adulta, prima del loro ricovero nella casa per anziani, curati con o senza insulina.
  • Pazienti che diventano diabetici tardi nella vita, aldilà dei 65 anni, che viene scoperto magari durante la loro degenza nella casa per anziani. In questi casi è lecito parlare di diabete senile che per necessità di tipo semantico definirei con la sigla Tipo 2-S (S per senile).

Il diabete senile (tipo 2-S)
Nell'ambito della classificazione del diabete, voler distinguere un diabete di tipo 2-S, non è soltanto una distinzione anagrafica, ma è motivata dal fatto che il diabete senile comporta degli elementi particolari, che lo differenziano, anche dal profilo dell'evoluzione, della terapia e delle complicazioni dalle altre due forme. Infatti, a differenza del diabete di tipo 2 insorto nell'età adulta, il diabete senile è molto più docile e più facile da trattare ed ha una prognosi molto più favorevole.
Il paziente non è mai obeso, contrariamente a quanto si osserva nei pazienti di tipo 2 e nella misura in cui rimane asintomatico, ci si limita ad una prescrizione dietetica semiquantitativa senza neppure ricorrere a medicamenti antidiabetici orali (ADO). Il paziente è asintomatico se non si lamenta di astenia, di poliuria, di polidipsia, non presenta un calo ponderale e se i controlli della glicemia a digiuno mostrano dei valori poco elevati, inferiori a 10 mmol/l.

I controlli della glicosuria
I controlli della glicosuria nel diabete senile e nelle persone anziane in generale sono poco indicati poiché nella persona anziana esiste un innalzamento fisiologico della soglia renale, percui la glicosuria farà la sua apparizione soltanto quando la glicemia supererà 12 mmol/l ed anche più.
Nel diabete senile la speranza di vita, a partire dalla sua scoperta, è comunque limitata a 10-15 anni, quindi un furore terapeutico è fuori posto e la terapia dovrà essere limitata alla dieta nella misura in cui si riesce a tenere sotto controllo la glicemia ed una emoglobina glicosilata che oscilla tra 8-8,5% può essere tollerata. Molto più importante, come vedremo, sarà d'evitare le ipoglicemie od il coma iperosmolare. Insomma, bisogna evitare con la terapia di nuocere al paziente più di quanto potrebbe fare la malattia stessa! Lottare contro i fattori di rischio cardiovascolari sembra ragionevole anche nel diabetico anziano, ad esempio curare l'ipertensione arteriosa e l'ipercolesterolemia, tenuto conto del fatto che comunque, il paziente diabetico ha un rischio cardio-vascolare quattro volte maggiore rispetto ai pazienti non-diabetici.

Una iperglicemia
Una iperglicemia troppo elevata, analogamente ad una ipertensione arteriosa troppo elevata va comunque trattata e controllata, con una terapia medicamentosa adeguata, ma prudente.
Il rischio di ipoglicemia, nella persona anziana non dipende da uno sforzo fisico eccessivo, assai improbabile, ma da una alimentazione inadeguata e insufficiente, associata ad una terapia con ADO (antidiabetici orali) o con insulina. Si pensi ad una dentatura guasta o insufficiente, all'inappetenza, alla solitudine, tutti fattori che possono contribuire a trascurare l'ingestione di cibi (e in particolare di carboidrati), e quindi portare ad una crisi ipoglicemica se nel contempo il paziente prende degli ADO o dell'insulina. Pertanto, il diabetico anziano non-insulino-dipendente deve essere informato ed istruito sulla necessità vitale di non prendere gli ADO ogni volta che salta un pasto!

La dieta nel diabete senile
La dieta nel diabete senile pur prescindendo dallo zucchero commestibile e dai dolciumi, non deve essere troppo restrittiva, segnatamente se non esistono le lesioni degenerative (solitamente tardive) del diabete. In assenza d'una retinopatia ed una nefropatia diabetica, la dieta deve essere applicata con una certa generosità per quello che attiene gli idrati di carbonio (ed i farinacei in particolare).
Voler essere troppo pignoli con la dieta nell'anziano si può provocare una perdita di peso che può andare a scapito del tessuto muscolare: una perdita irreversibile! Pertanto, bisogna insistere su di una dieta proteica sufficiente. Se si tratta di pazienti anziani obesi (o comunque in sovrappeso) non esiste la necessità assoluta di dimagrire, al massimo bisognerà limitarsi soltanto a qualche chilo di meno poiché, di nuovo, si corre il rischio catastrofico d'una diminuzione della massa muscolare. Questa massa muscolare, già ridotta nell'anziano, è pur sempre garante d'una autonomia motoria, che nel limite del possibile non deve essere compromessa.

L'esercizio fisico
L'esercizio fisico rappresenta uno strumento estremamente utile per cercare di normalizzare la glicemia. Esso va pertanto sempre promosso ed incoraggiato, beninteso nel limite del possibile, ossia va adattato alle possibilità fisiche del paziente.
L'esercizio fisico riduce l'iperglicemia tramite una migliore e maggiore utilizzazione del glucosio a sua volta favorito da una aumentata sensibilità all'insulina. In altre parole, l'esercizio fisico permette di lottare efficacemente contro una delle cause più importanti del diabete di tipo 2, l'insulino-resistenza! Inoltre, migliora il profilo lipidico, stimola la circolazione, stimola le capacità d'utilizzare l'ossigeno, procura un senso di benessere.
Nella persona anziana gli sforzi eccessivi, ammesso che siano ancora possibili, come pure la pratica d'uno sport che richieda sforzi violenti e prolungati, devono essere evitati.
L'anziano darà la preferenza alla marcia oppure al nuoto in piscina, eventualmente allo sci di fondo, agli esercizi di ginnastica in palestra, ecc.
L'intensità e la durata saranno progressivi e la scelta adattata ai desideri ed alle possibilità di ognuno.

L'autocontrollo glicemico
L'autocontrollo glicemico all'inizio ed alla fine dell'esercizio è auspicabile. Ad esempio, se all'inizio la glicemia è superiore a 17 mmol/l (300 mg%) od inferiore a 4 mmol/l (70 mg%) è meglio rinunciare in quanto la prevista attività è controindicata.
Per principio tre sedute settimanali della durata d'un'ora sarebbero indicate. Va da se che una malattia arteriosa periferica, una ipertensione arteriosa, un ECG da sforzo patologico, una retinopatia proliferante od una proteinuria sono altrettante controindicazioni ad un programma d'attività fisica più o meno intensa.

Terapia insulinica
Iniziare una terapia insulinica in un paziente anziano, affetto da un diabete di tipo 2-S, richiede molta cautela.
Infatti, una terapia insulinica di sostituzione può entrare in linea di conto in tre circostanze:

  • Il paziente diabetico senile è diventato sintomatico, ossia presenta uno scompenso diabetico associato a stanchezza, astenia, poliuria e calo ponderale.
  • La ricerca del C-peptide, ossia dell'insulina endogena, rivela che la sua produzione insulinica è deficiente, diminuita.
  • Si tratta di pazienti magri od in normopeso, comunque non obesi.
  • Se queste circostanze si verificano simultaneamente, il loro significato è riconducibile ad un comune denominatore: la mancanza d'insulina (insulinopenia), nel senso che l'attività secretoria delle beta-cellule è partecipe d'un fenomeno comune all'anziano, ossia ad una involuzione senile.

In questi casi, bastano poche unità d'insulina ritardo, 10-12 u. ad esempio, somministrate alla sera («at Bedtime») prima di coricarsi, per ottenere un risultato positivo con netto miglioramento delle condizioni generali e scomparsa dell'astenia.
In questi casi, evidentemente, non si cerca l'ottimizzazione della terapia e della glicemia, ma ci si accontenta di migliorare lo stato generale del paziente anziano, che ritrova, come per miracolo, le sue forze ed un rinnovato piacere alla vita. Il modesto dosaggio, inoltre, ci mette al riparo dal rischio di ipoglicemie, che per le loro ripercussioni negative sulle cellule nervose e cerebrali, devono essere assolutamente evitate nelle persone anziane.

Il piede diabetico
La patologia connessa con il piede rappresenta nel diabetico anziano un problema talvolta grave ed importante.
Pertanto il personale curante deve rivolgere costantemente la massima attenzione ai piedi dei loro pazienti anziani e diabetici sottoponendoli a regolari controlli. Quali sono le cause delle lesioni del piede nel paziente diabetico non insulino-dipendente? Esse sono tre:

La neuropatia
insorge abitualmente tardi almeno dopo 10-20 anni di durata della malattia e comporta una perdita bilaterale delle sensibilità superficiali: dolorifica e termo-tattile nonché della sensibilità profonda e vibratoria, con scomparsa del riflesso osteo-tendineo achilleo. La neuropatia sensitiva si associa ad una componente motoria con indebolimento della muscolatura intrinseca del piede che a sua volta favorisce l'apparizione di deformazioni e compressioni sulla testa dei metatarsi che a loro volta provocano l'insorgenza d'una ipercheratosi con formazioni di duroni e di calli.
Alla lesione sensitivo-motoria si associa una lesione neurovegetativa con scomparsa della sudorazione. Quindi il piede diabetico, a seguito della presenza d'una neuropatia, si presenta con una cute secca, ipercheratosica nei punti d'appoggio, con calli, duroni e fissure, con scomparsa delle sensibilità cutanee e segnatamente di quella dolorifica e termica: il paziente non avverte più nessun dolore e nessun calore: pertanto, il diabetico non deve più andare in giro a piedi nudi, poiché una lesione cutanea modesta passerebbe inosservata, né applicare delle scaldiglie, le quali, se troppo bollenti, provocano delle ustioni senza che il paziente se ne accorga.

L'arteriopatia
è di due tipi diversi che interagiscono simultaneamente provocando una ischemia cronica a livello dei tessuti del piede. Si tratta sia d'una arteriopatia obliterante arteriosclerotica, localizzata sui grossi vasi quali le arterie iliache, femorali, poplitee o tibiali (ed in questi casi si parla di macroangiopatia), sia di lesioni dei piccoli vasi e capillari periferici ed in questo caso si parla di microangiopatia. Mentre la macroangiopatia non differisce, per quello che concerne le lesioni parietali, dagli ateromi arteriosclerotici che si osservano anche nelle persone non diabetiche, le lesioni microangiopatiche sono specifiche del diabete ed interessano anche i capillari della retina e del glomerulo renale ed insorgono tardivamente, dopo 10-20 anni di durata della malattia diabetica.

L'infezione
rappresenta la minaccia incombente in un paziente che presenta una polineuropatia ed i disturbi circolatori più sopra descritti. Si tratta di tessuti in parte devitalizzati, in parte scarsamente irrigati che vanno incontro con una facilità sconcertante ad una infezione che, anche a partire da una piccolissima lesione superficiale, si sviluppa in profondità, infezione che viene a sua volta aggravata dalla presenza d'una forte quantità di glucosio nei tessuti che favorisce la moltiplicazione dei germi patogeni.
Per questi motivi, il piede diabetico è un organo particolarmente vulnerabile al quale l'infermiera geriatrica deve costantemente dedicare la sua attenzione. Pubblichiamo nella tabella allegata l'elenco dei «10 comandamenti» che si devono osservare nei pazienti diabetici a rischio e non dimentichiamo che la sanzione ultima può essere, purtroppo, l'amputazione.

Dr. V. Tatti


«10 comandamenti» per i piedi a rischio

  1. Ispezionare frequentemente i piedi.
  2. Segnalare immediatamente qualsiasi lesione o colorazione sospetta.
  3. Lavare i piedi ogni giorno con l'acqua tiepida e sapone neutro, asciugare col fohn (asciuga capelli) in particolare gli spazi interdigitali.
  4. Se la pelle è secca, massaggiare con una crema idratante e limare con una pietra pomice (Quick-lime) le zone di ipercheratosi.
  5. Evitare di tagliare le unghie con le forbici, ma limarle (Quick-lime).
  6. Non trattare né tagliuzzare i duroni, i calli o le fiacche ma rivolgersi ad un callista, avvertendolo che si è diabetici.
  7. Cambiare le calze tutti i giorni.
  8. Portare delle scarpe comode, né troppo strette né troppo larghe, evitare i talloni alti, se deformazioni o callosità utilizzare delle scarpe speciali.
  9. Non camminare mai a piedi nudi anche nel proprio appartamento.
  10. Attenzione con le scaldiglie, poiché il rischio di ustioni è molto elevato.

 

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Il diabete dell'anziano

Nell'ambito della geriatria e segnatamente nelle case istituzionalizzate per lungo degenti e nei ricoveri per anziani la presenza di persone diabetiche è molto più pronunciata rispetto ad istituti di cura per pazienti acuti.

Nella popolazione generale l'incidenza del diabete oscilla attorno al 4%, nelle case per anziani con una media d'età che ormai si aggira attorno agli 80 anni, l'incidenza del diabete oscilla tra il 10-15%. Si tratta quindi d'una malattia con la quale siamo frequentemente confrontati e che presenta alcuni aspetti particolari che cercherò di brevemente rievocare.

Due tipi di diabete
La classificazione ufficiale del diabete, suddivide la malattia in due tipi, quello giovanile, detto di tipo 1 e quello dell'adulto, detto di tipo 2. Il primo è insulino-dipendente cioè necessita d'insulina per assicurare la sopravvivenza del paziente, mentre il tipo 2 non è insulino-dipendente ed insorge tardi nella vita, solitamente dopo i 40 anni. Il 10% di questi ultimi, dopo 10 anni di durata della malattia, necessitano d'un po' d'insulina per equilibrare bene il loro diabete, diventando cioè insulino-richiedenti.

  • Pazienti di tipo 1, curati con insulina sin dall'infanzia.
  • Pazienti di tipo 2, con un diabete insorto nell'età adulta, prima del loro ricovero nella casa per anziani, curati con o senza insulina.
  • Pazienti che diventano diabetici tardi nella vita, aldilà dei 65 anni, che viene scoperto magari durante la loro degenza nella casa per anziani. In questi casi è lecito parlare di diabete senile che per necessità di tipo semantico definirei con la sigla Tipo 2-S (S per senile).

Il diabete senile (tipo 2-S)
Nell'ambito della classificazione del diabete, voler distinguere un diabete di tipo 2-S, non è soltanto una distinzione anagrafica, ma è motivata dal fatto che il diabete senile comporta degli elementi particolari, che lo differenziano, anche dal profilo dell'evoluzione, della terapia e delle complicazioni dalle altre due forme. Infatti, a differenza del diabete di tipo 2 insorto nell'età adulta, il diabete senile è molto più docile e più facile da trattare ed ha una prognosi molto più favorevole.
Il paziente non è mai obeso, contrariamente a quanto si osserva nei pazienti di tipo 2 e nella misura in cui rimane asintomatico, ci si limita ad una prescrizione dietetica semiquantitativa senza neppure ricorrere a medicamenti antidiabetici orali (ADO). Il paziente è asintomatico se non si lamenta di astenia, di poliuria, di polidipsia, non presenta un calo ponderale e se i controlli della glicemia a digiuno mostrano dei valori poco elevati, inferiori a 10 mmol/l.

I controlli della glicosuria
I controlli della glicosuria nel diabete senile e nelle persone anziane in generale sono poco indicati poiché nella persona anziana esiste un innalzamento fisiologico della soglia renale, percui la glicosuria farà la sua apparizione soltanto quando la glicemia supererà 12 mmol/l ed anche più.
Nel diabete senile la speranza di vita, a partire dalla sua scoperta, è comunque limitata a 10-15 anni, quindi un furore terapeutico è fuori posto e la terapia dovrà essere limitata alla dieta nella misura in cui si riesce a tenere sotto controllo la glicemia ed una emoglobina glicosilata che oscilla tra 8-8,5% può essere tollerata. Molto più importante, come vedremo, sarà d'evitare le ipoglicemie od il coma iperosmolare. Insomma, bisogna evitare con la terapia di nuocere al paziente più di quanto potrebbe fare la malattia stessa! Lottare contro i fattori di rischio cardiovascolari sembra ragionevole anche nel diabetico anziano, ad esempio curare l'ipertensione arteriosa e l'ipercolesterolemia, tenuto conto del fatto che comunque, il paziente diabetico ha un rischio cardio-vascolare quattro volte maggiore rispetto ai pazienti non-diabetici.

Una iperglicemia
Una iperglicemia troppo elevata, analogamente ad una ipertensione arteriosa troppo elevata va comunque trattata e controllata, con una terapia medicamentosa adeguata, ma prudente.
Il rischio di ipoglicemia, nella persona anziana non dipende da uno sforzo fisico eccessivo, assai improbabile, ma da una alimentazione inadeguata e insufficiente, associata ad una terapia con ADO (antidiabetici orali) o con insulina. Si pensi ad una dentatura guasta o insufficiente, all'inappetenza, alla solitudine, tutti fattori che possono contribuire a trascurare l'ingestione di cibi (e in particolare di carboidrati), e quindi portare ad una crisi ipoglicemica se nel contempo il paziente prende degli ADO o dell'insulina. Pertanto, il diabetico anziano non-insulino-dipendente deve essere informato ed istruito sulla necessità vitale di non prendere gli ADO ogni volta che salta un pasto!

La dieta nel diabete senile
La dieta nel diabete senile pur prescindendo dallo zucchero commestibile e dai dolciumi, non deve essere troppo restrittiva, segnatamente se non esistono le lesioni degenerative (solitamente tardive) del diabete. In assenza d'una retinopatia ed una nefropatia diabetica, la dieta deve essere applicata con una certa generosità per quello che attiene gli idrati di carbonio (ed i farinacei in particolare).
Voler essere troppo pignoli con la dieta nell'anziano si può provocare una perdita di peso che può andare a scapito del tessuto muscolare: una perdita irreversibile! Pertanto, bisogna insistere su di una dieta proteica sufficiente. Se si tratta di pazienti anziani obesi (o comunque in sovrappeso) non esiste la necessità assoluta di dimagrire, al massimo bisognerà limitarsi soltanto a qualche chilo di meno poiché, di nuovo, si corre il rischio catastrofico d'una diminuzione della massa muscolare. Questa massa muscolare, già ridotta nell'anziano, è pur sempre garante d'una autonomia motoria, che nel limite del possibile non deve essere compromessa.

L'esercizio fisico
L'esercizio fisico rappresenta uno strumento estremamente utile per cercare di normalizzare la glicemia. Esso va pertanto sempre promosso ed incoraggiato, beninteso nel limite del possibile, ossia va adattato alle possibilità fisiche del paziente.
L'esercizio fisico riduce l'iperglicemia tramite una migliore e maggiore utilizzazione del glucosio a sua volta favorito da una aumentata sensibilità all'insulina. In altre parole, l'esercizio fisico permette di lottare efficacemente contro una delle cause più importanti del diabete di tipo 2, l'insulino-resistenza! Inoltre, migliora il profilo lipidico, stimola la circolazione, stimola le capacità d'utilizzare l'ossigeno, procura un senso di benessere.
Nella persona anziana gli sforzi eccessivi, ammesso che siano ancora possibili, come pure la pratica d'uno sport che richieda sforzi violenti e prolungati, devono essere evitati.
L'anziano darà la preferenza alla marcia oppure al nuoto in piscina, eventualmente allo sci di fondo, agli esercizi di ginnastica in palestra, ecc.
L'intensità e la durata saranno progressivi e la scelta adattata ai desideri ed alle possibilità di ognuno.

L'autocontrollo glicemico
L'autocontrollo glicemico all'inizio ed alla fine dell'esercizio è auspicabile. Ad esempio, se all'inizio la glicemia è superiore a 17 mmol/l (300 mg%) od inferiore a 4 mmol/l (70 mg%) è meglio rinunciare in quanto la prevista attività è controindicata.
Per principio tre sedute settimanali della durata d'un'ora sarebbero indicate. Va da se che una malattia arteriosa periferica, una ipertensione arteriosa, un ECG da sforzo patologico, una retinopatia proliferante od una proteinuria sono altrettante controindicazioni ad un programma d'attività fisica più o meno intensa.

Terapia insulinica
Iniziare una terapia insulinica in un paziente anziano, affetto da un diabete di tipo 2-S, richiede molta cautela.
Infatti, una terapia insulinica di sostituzione può entrare in linea di conto in tre circostanze:

  • Il paziente diabetico senile è diventato sintomatico, ossia presenta uno scompenso diabetico associato a stanchezza, astenia, poliuria e calo ponderale.
  • La ricerca del C-peptide, ossia dell'insulina endogena, rivela che la sua produzione insulinica è deficiente, diminuita.
  • Si tratta di pazienti magri od in normopeso, comunque non obesi.
  • Se queste circostanze si verificano simultaneamente, il loro significato è riconducibile ad un comune denominatore: la mancanza d'insulina (insulinopenia), nel senso che l'attività secretoria delle beta-cellule è partecipe d'un fenomeno comune all'anziano, ossia ad una involuzione senile.

In questi casi, bastano poche unità d'insulina ritardo, 10-12 u. ad esempio, somministrate alla sera («at Bedtime») prima di coricarsi, per ottenere un risultato positivo con netto miglioramento delle condizioni generali e scomparsa dell'astenia.
In questi casi, evidentemente, non si cerca l'ottimizzazione della terapia e della glicemia, ma ci si accontenta di migliorare lo stato generale del paziente anziano, che ritrova, come per miracolo, le sue forze ed un rinnovato piacere alla vita. Il modesto dosaggio, inoltre, ci mette al riparo dal rischio di ipoglicemie, che per le loro ripercussioni negative sulle cellule nervose e cerebrali, devono essere assolutamente evitate nelle persone anziane.

Il piede diabetico
La patologia connessa con il piede rappresenta nel diabetico anziano un problema talvolta grave ed importante.
Pertanto il personale curante deve rivolgere costantemente la massima attenzione ai piedi dei loro pazienti anziani e diabetici sottoponendoli a regolari controlli. Quali sono le cause delle lesioni del piede nel paziente diabetico non insulino-dipendente? Esse sono tre:

La neuropatia
insorge abitualmente tardi almeno dopo 10-20 anni di durata della malattia e comporta una perdita bilaterale delle sensibilità superficiali: dolorifica e termo-tattile nonché della sensibilità profonda e vibratoria, con scomparsa del riflesso osteo-tendineo achilleo. La neuropatia sensitiva si associa ad una componente motoria con indebolimento della muscolatura intrinseca del piede che a sua volta favorisce l'apparizione di deformazioni e compressioni sulla testa dei metatarsi che a loro volta provocano l'insorgenza d'una ipercheratosi con formazioni di duroni e di calli.
Alla lesione sensitivo-motoria si associa una lesione neurovegetativa con scomparsa della sudorazione. Quindi il piede diabetico, a seguito della presenza d'una neuropatia, si presenta con una cute secca, ipercheratosica nei punti d'appoggio, con calli, duroni e fissure, con scomparsa delle sensibilità cutanee e segnatamente di quella dolorifica e termica: il paziente non avverte più nessun dolore e nessun calore: pertanto, il diabetico non deve più andare in giro a piedi nudi, poiché una lesione cutanea modesta passerebbe inosservata, né applicare delle scaldiglie, le quali, se troppo bollenti, provocano delle ustioni senza che il paziente se ne accorga.

L'arteriopatia
è di due tipi diversi che interagiscono simultaneamente provocando una ischemia cronica a livello dei tessuti del piede. Si tratta sia d'una arteriopatia obliterante arteriosclerotica, localizzata sui grossi vasi quali le arterie iliache, femorali, poplitee o tibiali (ed in questi casi si parla di macroangiopatia), sia di lesioni dei piccoli vasi e capillari periferici ed in questo caso si parla di microangiopatia. Mentre la macroangiopatia non differisce, per quello che concerne le lesioni parietali, dagli ateromi arteriosclerotici che si osservano anche nelle persone non diabetiche, le lesioni microangiopatiche sono specifiche del diabete ed interessano anche i capillari della retina e del glomerulo renale ed insorgono tardivamente, dopo 10-20 anni di durata della malattia diabetica.

L'infezione
rappresenta la minaccia incombente in un paziente che presenta una polineuropatia ed i disturbi circolatori più sopra descritti. Si tratta di tessuti in parte devitalizzati, in parte scarsamente irrigati che vanno incontro con una facilità sconcertante ad una infezione che, anche a partire da una piccolissima lesione superficiale, si sviluppa in profondità, infezione che viene a sua volta aggravata dalla presenza d'una forte quantità di glucosio nei tessuti che favorisce la moltiplicazione dei germi patogeni.
Per questi motivi, il piede diabetico è un organo particolarmente vulnerabile al quale l'infermiera geriatrica deve costantemente dedicare la sua attenzione. Pubblichiamo nella tabella allegata l'elenco dei «10 comandamenti» che si devono osservare nei pazienti diabetici a rischio e non dimentichiamo che la sanzione ultima può essere, purtroppo, l'amputazione.

Dr. V. Tatti


«10 comandamenti» per i piedi a rischio

  1. Ispezionare frequentemente i piedi.
  2. Segnalare immediatamente qualsiasi lesione o colorazione sospetta.
  3. Lavare i piedi ogni giorno con l'acqua tiepida e sapone neutro, asciugare col fohn (asciuga capelli) in particolare gli spazi interdigitali.
  4. Se la pelle è secca, massaggiare con una crema idratante e limare con una pietra pomice (Quick-lime) le zone di ipercheratosi.
  5. Evitare di tagliare le unghie con le forbici, ma limarle (Quick-lime).
  6. Non trattare né tagliuzzare i duroni, i calli o le fiacche ma rivolgersi ad un callista, avvertendolo che si è diabetici.
  7. Cambiare le calze tutti i giorni.
  8. Portare delle scarpe comode, né troppo strette né troppo larghe, evitare i talloni alti, se deformazioni o callosità utilizzare delle scarpe speciali.
  9. Non camminare mai a piedi nudi anche nel proprio appartamento.
  10. Attenzione con le scaldiglie, poiché il rischio di ustioni è molto elevato.

 

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