Il sistema degli endocanabinoidi (EC) e la sindrome metabolica (SM)

Introduzione
Gli endocanabinoidi (EC) costituiscono, a non avere dubbi, uno dei soggetti più appassionanti della ricerca medica, attualmente in corso nel campo della diabetologia, ricerche che sono ancora in pieno sviluppo e che non mancheranno di sfociare in contributi terapeutici molto importanti, specie per quello che concerne la sindrome metabolica (SM) ed il diabete di tipo 2 (DMT2) ad essa correlato.

I ricettori CB1
Nel precedente numero del nostro Giornale avevamo già accennato ad un farmaco definito col termine scientifico il Rimonabant e che sarà commercializzato in un prossimo avvenire col nome di ACCOMPLIA. Esso si comporta come una sostanza in grado di neutralizzare gli EC bloccando i ricettori specifici CB1. Questi ricettori sono ubiquitari, ossia si trovano un po’ dappertutto nel nostro organismo, ma segnatamente a livello del cervello (ipotalamo), del tessuto adiposo addominale ed anche dei muscoli e del fegato. Il bloccaggio selettivo di questi ricettori CB1 rappresenta un metodo nuovo per influenzare positivamente le malattie cardio-vascolari ed i fattori di rischio cardio-metabolici quali l’adiposità addominale, il peso corporeo, il metabolismo dei lipidi e dei carboidrati ed in particolare la resistenza all’insulina: insomma, tutti o quasi gli elementi costitutivi della sindrome metabolica(SM)

La cannabis (canapa indiana)
La cannabis, o canapa indiana con i suoi derivati la marjiuana e l’haschisch, quest’ultimo derivato della sua resina, ha una lunga carriera di stupefacente ed allucinogeno che risale lontano nel tempo. Nei secoli passati è stata pure utilizzata come un medicamento quale anti-convulsivante ed analgesico.
Nell ‘800 sono noti i versi di Baudelaire che ne esaltavano le proprietà euforizzanti ed allucinogene nella ricerca, fallace, d’un mondo di piaceri permanenti. Ma è soltanto a partire degli anni ‘50 che l’utilizzo della canapa indiana e dei suoi derivati si diffonde a partire dal Nord-Africa, dall’Estremo Oriente e dal Messico in Europa ed in tutto il mondo occidentale, creando purtroppo un esercito di drogati tossico-dipendenti.
Nel 1965, viene identificato uno dei principi attivi della canapa indiana, il delta-1-trans-tetrahydrocannabinolo (THC), che permetterà in seguito di approfondire la ricerca sui meccanismi d’azione nell’organismo umano, tramite in particolare la presenza dei ricettori specifici CB1.
Pertanto, per quanto paradossale e sorprendente possa sembrare, è grazie ai derivati della canapa indiana, che la ricerca medica è giunta ad isolare dei medicamenti utili alla terapia del DMT2 ed in particolare della SM.

Vediamo come:
I meccanismi d’azione.
Gli EC agiscono sui ricettori specifici situati sulla superficie delle membrane cellulari di diversi tessuti. Gli EC, ad esempio, a livello del cervello stimolano l’appetito: bloccandoli, invece l’appetito diminuisce ed anche il peso corporeo ed il grasso addominale.
Le cellule del tessuto adiposo addominale dispongono di numerosi ricettori, bloccando i quali si libera l’ormone adiponectina, che a sua volta diminuisce la resistenza all’insulina.
Il fegato, sotto la stimolazione degli EC produce molti trigliceridi ed acidi grassi: se i ricettori CB1 vengono bloccati ne consegue una diminuzione della loro produzione!!
Quindi, bloccare i ricettori CB1 vuol dire, in altre parole, lottare contro l’obesità, contro la dislipidemia e contro la resistenza all’insulina: si tratta di fattori, guarda caso, che caratterizzano la SM! E, sia ben chiaro, lottare con successo contro questi fattori della SM vuol dire ridurre le complicazioni cardio-vascolari, la cui frequenza è particolarmente elevata nelle SM, appunto! Insomma, per concludere, ci troviamo di fronte a delle vie nuove e completamente inedite per affrontare il rischio cardio-metabolico correlato alla sindrome metabolica (SM) grazie all’impiego d’una sola pastiglia!

Dr. V. Tatti

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Il sistema degli endocanabinoidi (EC) e la sindrome metabolica (SM)

Introduzione
Gli endocanabinoidi (EC) costituiscono, a non avere dubbi, uno dei soggetti più appassionanti della ricerca medica, attualmente in corso nel campo della diabetologia, ricerche che sono ancora in pieno sviluppo e che non mancheranno di sfociare in contributi terapeutici molto importanti, specie per quello che concerne la sindrome metabolica (SM) ed il diabete di tipo 2 (DMT2) ad essa correlato.

I ricettori CB1
Nel precedente numero del nostro Giornale avevamo già accennato ad un farmaco definito col termine scientifico il Rimonabant e che sarà commercializzato in un prossimo avvenire col nome di ACCOMPLIA. Esso si comporta come una sostanza in grado di neutralizzare gli EC bloccando i ricettori specifici CB1. Questi ricettori sono ubiquitari, ossia si trovano un po’ dappertutto nel nostro organismo, ma segnatamente a livello del cervello (ipotalamo), del tessuto adiposo addominale ed anche dei muscoli e del fegato. Il bloccaggio selettivo di questi ricettori CB1 rappresenta un metodo nuovo per influenzare positivamente le malattie cardio-vascolari ed i fattori di rischio cardio-metabolici quali l’adiposità addominale, il peso corporeo, il metabolismo dei lipidi e dei carboidrati ed in particolare la resistenza all’insulina: insomma, tutti o quasi gli elementi costitutivi della sindrome metabolica(SM)

La cannabis (canapa indiana)
La cannabis, o canapa indiana con i suoi derivati la marjiuana e l’haschisch, quest’ultimo derivato della sua resina, ha una lunga carriera di stupefacente ed allucinogeno che risale lontano nel tempo. Nei secoli passati è stata pure utilizzata come un medicamento quale anti-convulsivante ed analgesico.
Nell ‘800 sono noti i versi di Baudelaire che ne esaltavano le proprietà euforizzanti ed allucinogene nella ricerca, fallace, d’un mondo di piaceri permanenti. Ma è soltanto a partire degli anni ‘50 che l’utilizzo della canapa indiana e dei suoi derivati si diffonde a partire dal Nord-Africa, dall’Estremo Oriente e dal Messico in Europa ed in tutto il mondo occidentale, creando purtroppo un esercito di drogati tossico-dipendenti.
Nel 1965, viene identificato uno dei principi attivi della canapa indiana, il delta-1-trans-tetrahydrocannabinolo (THC), che permetterà in seguito di approfondire la ricerca sui meccanismi d’azione nell’organismo umano, tramite in particolare la presenza dei ricettori specifici CB1.
Pertanto, per quanto paradossale e sorprendente possa sembrare, è grazie ai derivati della canapa indiana, che la ricerca medica è giunta ad isolare dei medicamenti utili alla terapia del DMT2 ed in particolare della SM.

Vediamo come:
I meccanismi d’azione.
Gli EC agiscono sui ricettori specifici situati sulla superficie delle membrane cellulari di diversi tessuti. Gli EC, ad esempio, a livello del cervello stimolano l’appetito: bloccandoli, invece l’appetito diminuisce ed anche il peso corporeo ed il grasso addominale.
Le cellule del tessuto adiposo addominale dispongono di numerosi ricettori, bloccando i quali si libera l’ormone adiponectina, che a sua volta diminuisce la resistenza all’insulina.
Il fegato, sotto la stimolazione degli EC produce molti trigliceridi ed acidi grassi: se i ricettori CB1 vengono bloccati ne consegue una diminuzione della loro produzione!!
Quindi, bloccare i ricettori CB1 vuol dire, in altre parole, lottare contro l’obesità, contro la dislipidemia e contro la resistenza all’insulina: si tratta di fattori, guarda caso, che caratterizzano la SM! E, sia ben chiaro, lottare con successo contro questi fattori della SM vuol dire ridurre le complicazioni cardio-vascolari, la cui frequenza è particolarmente elevata nelle SM, appunto! Insomma, per concludere, ci troviamo di fronte a delle vie nuove e completamente inedite per affrontare il rischio cardio-metabolico correlato alla sindrome metabolica (SM) grazie all’impiego d’una sola pastiglia!

Dr. V. Tatti

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