Il tessuto adiposo addominale: organo endocrino e sue correlazioni con il diabete di tipo 2

Introduzione
Parlando della sindrome (dis)metabolica e delle sue dirette implicazioni nelle complicazioni cardio-vascolari, si è ripetutamente messo l'accento sulla presenza di una obesità addominale, quale sintomo predominante ed indispensabile per la sua diagnosi. Tanto è vero che nella recente definizione della sindrome dismetabolica si è precisato che il criterio legato all'adiposità addominale comporta una circonferenza massima:

  • 94 cm. per l'uomo e
  • 80 cm. per la donna.

Al di là di questi valori è lecito parlare d'una obesità viscerale. Beninteso, questi valori, di per se, non sono sufficienti per diagnosticare una sindrome (dis)-metabolica: occorre, infatti, che siano presenti altri fattori che concorrono a definire la sindrome stessa:

  • un'ipertensione arteriosa, superiore a 130/85 mmHg.
  • una dislipidemia con:
    un'ipertrigliceridemia superiore a 1,7 mmol/l
    e un HDL-colesterolo inferiore a 1,0 mmol/l.
  • una glicemia a digiuno superiore a 6.1 mmol/l.

Di questi fattori, che concorrono a caratterizzare la sindrome metabolica, ne avevamo parlato nel corso del 2005 a due riprese: dapprima con un articolo apparso sul nostro "Giornale" e successivamente con una relazione tenuta il 11 novembre al Corso di aggiornamento di Lugano. Tuttavia, i diversi parametri sono già stati corretti verso il basso: ad esempio la circonferenza addominale da 104-88 è scesa a 94-80 cm. la pressione arteriosa da 140/90 a 130/80 mmHg. E la glicemia secondo gli americani da 6,1 a 5,6 mmol/l (100 mg%). Quest'ultimo dato è stato però contestato dalla EDEG (European Diabetes Epidemiology Group) che non ritiene giustificato tale abbassamento. L'analisi di questa diatriba e le motivazioni che militano a favore del mantenimento dei valori della glicemia a digiuno a 6.1 mmol/l. ci porterebbe troppo lontano e ci riserviamo di farlo in un prossimo articolo.

In questo contesto, di cui ci occupiamo, va comunque sottolineata l'importanza dell'obesità addominale nell'ambito della diagnosi della sindrome metabolica la cui presenza tramite la misura della circonferenza addominale è di facile ed immediata esecuzione e valutazione. L'adipe addominale rappresenta, alla luce delle più recenti scoperte, un fattore fisio-patologico determinante per l'insorgenza degli altri disturbi dismetabolici che caratterizzano la sindrome stessa (in particolare il diabete e la dislipidemia), come vedremo di seguito e che sono, a loro volta, responsabili delle complicazioni cardio-vascolari che insorgono nel corso dell'evoluzione della sindrome metabolica.

E, non a torto, oggi si è giunti a sostituire il termine di sindrome metabolica con quello più evocatore di sindrome cardio-metabolica, per gli effetti devastanti che possono improvvisamente subentrare sulla scena clinica: infarto del miocardio e ictus cerebrale!

Il tessuto adiposo addominale: un vero organo endocrino!
Sia detto per inciso che, per definizione, un organo acquisisce una dignità endocrina se elabora delle sostanze (ormoni) che, versate nel torrente circolatorio, raggiungono altri organi esercitando delle azioni specifiche.

La prima sostanza ormonale prodotta dalle cellule del tessuto adiposo addominale (gli adipociti) è stata la leptina, che gioca un ruolo nella regolazione del peso corporeo. La scoperta della leptina ha dato l'avvio alla ricerca di altre sostanze di natura ormonale prodotte dagli adipociti del tessuto grasso viscerale e non, invece, dal grasso situato altrove, ad esempio, nelle sedi sottocutanee, confermando cosi l'azione squisitamente endocrina dell'adipe addominale! Tra queste sostanze ormonali che sono state scoperte recentemente citerò:

  • la adiponectina
  • la resistina
  • la visfatina
  • il TNF-alfa
    ecc

L'adiponectina
Per semplificare le argomentazioni, assai complesse legate alle molteplici produzioni ormonali degli adipociti viscerali, limiterò il discorso all'adiponectina, il cui tasso plasmatico è fortemente ridotto in presenza d'una eccessiva quantità di adipe addominale. Questo tasso plasmatico è inversamente proporzionale alla quantità di grasso, ma direttamente proporzionale alla sensibilità all'insulina! Pertanto, un tasso ridotto d'adiponectina nel corso d'una obesità, comporta una insulino-resistenza!! Quest'ultima può essere corretta con la somministrazione di adiponectina (purtroppo non reperibile sul mercato) oppure con una perdita di peso. Infatti, è risaputo da molto tempo che un paziente diabetico obeso, che perde peso, migliora le sue condizioni glico-metaboliche: è quindi questa la spiegazione del meccanismo fisio-patologico che giustifica i miglioramenti del diabete, che abbiamo sovente osservato nei pazienti obesi che perdono peso: l'aumento della concentrazione plasmatica dell'adiponectina!

Inoltre, l'adiponectina agisce anche sui lipidi del sangue poiché stimola l'ossidazione degli acidi grassi nei muscoli, riducendo cosi la concentrazione dei trigliceridi! Da ultimo, l'adiponectina esercita un'influenza anti-infiammatoria sulle pareti dei vasi sanguigni e pertanto si oppone allo sviluppo dei processi arteriosclerotici sulle pareti vasali.

Pertanto, riassumendo, l'adiponectina ed il tessuto adiposo addominale che la produce sembrano assumere un ruolo fondamentale per le malattie e le complicazioni associate all'obesità, alla sindrome (dis)-metabolica, al diabete di tipo 2 ed ai fattori di rischio cardio-vascolare ad essi associati.

Conclusioni
Dalle considerazioni che precedono, appare evidente che nel prossimo futuro sarà indispensabile focalizzare la nostra attenzione soprattutto sul grasso addominale, piuttosto che disperdere i nostri sforzi su questo o quel singolo fattore di rischio. Questo risultato sembra raggiungibile grazie ad una sola pastiglia, che si chiama RIMONABANT.
Si tratta d'una sostanza che blocca i ricettori CB1 (degli endocana-binoidi) che si trovano numerosi nel tessuto adiposo addominale: questi ricettori, se bloccati, diminuiscono l'appetito ed i depositi di grasso addominale. Lo studio RIO, già entrato nella fase III della sperimentazione clinica, ha mostrato con 1045 pazienti diabetici obesi, una diminuzione della circonferenza addominale, una diminuzione della resistenza all'insulina e una diminuzione dell'Hb A1c, con la somministrazione di 20 mg. al giorno!
Il medicamento ha già un nome: ACOMPLIA e dovrebbe arrivare sul mercato entro la fine dell'anno. Se son rose ......

Dr. V. Tatti

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Il tessuto adiposo addominale: organo endocrino e sue correlazioni con il diabete di tipo 2

Introduzione
Parlando della sindrome (dis)metabolica e delle sue dirette implicazioni nelle complicazioni cardio-vascolari, si è ripetutamente messo l'accento sulla presenza di una obesità addominale, quale sintomo predominante ed indispensabile per la sua diagnosi. Tanto è vero che nella recente definizione della sindrome dismetabolica si è precisato che il criterio legato all'adiposità addominale comporta una circonferenza massima:

  • 94 cm. per l'uomo e
  • 80 cm. per la donna.

Al di là di questi valori è lecito parlare d'una obesità viscerale. Beninteso, questi valori, di per se, non sono sufficienti per diagnosticare una sindrome (dis)-metabolica: occorre, infatti, che siano presenti altri fattori che concorrono a definire la sindrome stessa:

  • un'ipertensione arteriosa, superiore a 130/85 mmHg.
  • una dislipidemia con:
    un'ipertrigliceridemia superiore a 1,7 mmol/l
    e un HDL-colesterolo inferiore a 1,0 mmol/l.
  • una glicemia a digiuno superiore a 6.1 mmol/l.

Di questi fattori, che concorrono a caratterizzare la sindrome metabolica, ne avevamo parlato nel corso del 2005 a due riprese: dapprima con un articolo apparso sul nostro "Giornale" e successivamente con una relazione tenuta il 11 novembre al Corso di aggiornamento di Lugano. Tuttavia, i diversi parametri sono già stati corretti verso il basso: ad esempio la circonferenza addominale da 104-88 è scesa a 94-80 cm. la pressione arteriosa da 140/90 a 130/80 mmHg. E la glicemia secondo gli americani da 6,1 a 5,6 mmol/l (100 mg%). Quest'ultimo dato è stato però contestato dalla EDEG (European Diabetes Epidemiology Group) che non ritiene giustificato tale abbassamento. L'analisi di questa diatriba e le motivazioni che militano a favore del mantenimento dei valori della glicemia a digiuno a 6.1 mmol/l. ci porterebbe troppo lontano e ci riserviamo di farlo in un prossimo articolo.

In questo contesto, di cui ci occupiamo, va comunque sottolineata l'importanza dell'obesità addominale nell'ambito della diagnosi della sindrome metabolica la cui presenza tramite la misura della circonferenza addominale è di facile ed immediata esecuzione e valutazione. L'adipe addominale rappresenta, alla luce delle più recenti scoperte, un fattore fisio-patologico determinante per l'insorgenza degli altri disturbi dismetabolici che caratterizzano la sindrome stessa (in particolare il diabete e la dislipidemia), come vedremo di seguito e che sono, a loro volta, responsabili delle complicazioni cardio-vascolari che insorgono nel corso dell'evoluzione della sindrome metabolica.

E, non a torto, oggi si è giunti a sostituire il termine di sindrome metabolica con quello più evocatore di sindrome cardio-metabolica, per gli effetti devastanti che possono improvvisamente subentrare sulla scena clinica: infarto del miocardio e ictus cerebrale!

Il tessuto adiposo addominale: un vero organo endocrino!
Sia detto per inciso che, per definizione, un organo acquisisce una dignità endocrina se elabora delle sostanze (ormoni) che, versate nel torrente circolatorio, raggiungono altri organi esercitando delle azioni specifiche.

La prima sostanza ormonale prodotta dalle cellule del tessuto adiposo addominale (gli adipociti) è stata la leptina, che gioca un ruolo nella regolazione del peso corporeo. La scoperta della leptina ha dato l'avvio alla ricerca di altre sostanze di natura ormonale prodotte dagli adipociti del tessuto grasso viscerale e non, invece, dal grasso situato altrove, ad esempio, nelle sedi sottocutanee, confermando cosi l'azione squisitamente endocrina dell'adipe addominale! Tra queste sostanze ormonali che sono state scoperte recentemente citerò:

  • la adiponectina
  • la resistina
  • la visfatina
  • il TNF-alfa
    ecc

L'adiponectina
Per semplificare le argomentazioni, assai complesse legate alle molteplici produzioni ormonali degli adipociti viscerali, limiterò il discorso all'adiponectina, il cui tasso plasmatico è fortemente ridotto in presenza d'una eccessiva quantità di adipe addominale. Questo tasso plasmatico è inversamente proporzionale alla quantità di grasso, ma direttamente proporzionale alla sensibilità all'insulina! Pertanto, un tasso ridotto d'adiponectina nel corso d'una obesità, comporta una insulino-resistenza!! Quest'ultima può essere corretta con la somministrazione di adiponectina (purtroppo non reperibile sul mercato) oppure con una perdita di peso. Infatti, è risaputo da molto tempo che un paziente diabetico obeso, che perde peso, migliora le sue condizioni glico-metaboliche: è quindi questa la spiegazione del meccanismo fisio-patologico che giustifica i miglioramenti del diabete, che abbiamo sovente osservato nei pazienti obesi che perdono peso: l'aumento della concentrazione plasmatica dell'adiponectina!

Inoltre, l'adiponectina agisce anche sui lipidi del sangue poiché stimola l'ossidazione degli acidi grassi nei muscoli, riducendo cosi la concentrazione dei trigliceridi! Da ultimo, l'adiponectina esercita un'influenza anti-infiammatoria sulle pareti dei vasi sanguigni e pertanto si oppone allo sviluppo dei processi arteriosclerotici sulle pareti vasali.

Pertanto, riassumendo, l'adiponectina ed il tessuto adiposo addominale che la produce sembrano assumere un ruolo fondamentale per le malattie e le complicazioni associate all'obesità, alla sindrome (dis)-metabolica, al diabete di tipo 2 ed ai fattori di rischio cardio-vascolare ad essi associati.

Conclusioni
Dalle considerazioni che precedono, appare evidente che nel prossimo futuro sarà indispensabile focalizzare la nostra attenzione soprattutto sul grasso addominale, piuttosto che disperdere i nostri sforzi su questo o quel singolo fattore di rischio. Questo risultato sembra raggiungibile grazie ad una sola pastiglia, che si chiama RIMONABANT.
Si tratta d'una sostanza che blocca i ricettori CB1 (degli endocana-binoidi) che si trovano numerosi nel tessuto adiposo addominale: questi ricettori, se bloccati, diminuiscono l'appetito ed i depositi di grasso addominale. Lo studio RIO, già entrato nella fase III della sperimentazione clinica, ha mostrato con 1045 pazienti diabetici obesi, una diminuzione della circonferenza addominale, una diminuzione della resistenza all'insulina e una diminuzione dell'Hb A1c, con la somministrazione di 20 mg. al giorno!
Il medicamento ha già un nome: ACOMPLIA e dovrebbe arrivare sul mercato entro la fine dell'anno. Se son rose ......

Dr. V. Tatti

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