In sella all’insulina

Cinque ciclisti diabetici del Team Type 1 sensibilizzano sul tema sport e diabete

Ciclisti che, durante il riscaldamento al prologo, pedalano a frequenze da cardiopalma sui rulli davanti al TIR della loro squadra di appartenenza, con un pubblico che ne esalta gesta e fatiche. Diversi e opposti i commenti dei molti spettatori presenti: chi incensa il sudore del professionista elevando quest’ultimo a icona; chi attonito si chiede come sia possibile affrontare il prologo dopo una pedalata del genere in cui lui sarebbe stramazzato al suolo; chi appassionato fantastica di essere lì a pedalare al loro fianco. E poi vi è chi sfodera domande punzecchianti, impegnandosi a farsi sentire da chi gli sta attorno per il semplice desiderio di provocare nei presenti reazioni disparate alla domanda retorica del tipo «chissà quali sostanze ha ingerito per far fumare i rulli in questo modo!» Ad ognuno la sua opinione, ad ognuno la sacrosanta libertà di pensiero ed di espressione.

Lo scorso anno nel piazzale Campo Marzio a Lugano, all’inizio del Tour de Suisse, c’era qualcosa in più di tutto questo. Fra le varie squadre, infatti, era presente pure il Team Type 1 che sicuramente non ha lasciato indifferente un pubblico unito da una particolarità, quel pubblico che si è sentito coinvolto perché direttamente o indirettamente colpito dal diabete di tipo 1, da cui prende appunto il nome il team ciclistico. A calamitare verso il Team Type 1 i fans ticinesi, non è stato solo il nome di quest’ultima, bensì anche i rulli sotto sforzo del già due volte campione svizzero nella cronometro Rubens Bertogliati, in partenza dalla sua città natale. Sarà lo stesso Bertogliati a spiegarci che all’interno del Team Type 1 vi sono alcuni corridori che hanno il diabete di tipo 1.
Un segnale importante, quello che vuole trasmettere questo team, che indica che anche chi soffre di diabete può diventare uno sportivo professionista. «La partecipazione dei Team Type 1 al Tour de Suisse rappresenta un passo concreto sulla strada dell’avvicinamento fra diabete e sport» – spiega Jacques Henri Weidmann, Direttore Public Affairs and Communication di Sanofi, la ditta sponsor del team americano. «La volontà – continua Weidmann – è quella di impegnarsi nella lotta contro il diabete oltre il piano della ricerca. Il bilancio, lo scorso anno, è stato oltremodo positivo, sia in termini di soddisfazione dei corridori, sia per la sensibilizzazione del pubblico sul tema sport e diabete». Phil Southerland, Presidente della Direzione Generale e fondatore del Team Type 1 aggiunge: «Con una buona tecnologia, una dieta sana, molto esercizio fisico e un buon controllo della glicemia, anche le persone affette di diabete possono partecipare a competizioni sportive di alto livello. Da diabetico mi sta particolarmente a cuore dimostrare a tutte le persone che condividono la mia stessa condizione, che la loro malattia non è una fatalità e che non solo si può condurre una vita normale, ma addirittura realizzare sogni impensabili».
Emblematica a questo proposito è la storia dello stesso Phil Southerland, il quale nell’aprile del 2003 conobbe Joe Eldridge. Southerland ed Eldridge avevano due cose in comune: il diabete diagnosticato da bambino e la passione per la bicicletta. Assieme parteciparono ad alcune gare di ciclismo, rafforzando la loro amicizia al punto da scherzare sui loro valori di glicemia, racconta Southerland, aggiungendo di aver fatto una scommessa in cui era stabilito che «ad ogni cena avrebbe pagato il conto colui fra i due con i valori glicemici più alti». Iniziò una sfida, una scommessa continua, che portò entrambi ad avere un maggiore controllo dei valori degli zuccheri nel sangue grazie in particolare all’attenzione data all’alimentazione corretta e alla pratica ben calibrata dell’attività fisica.
Southerland, impressionato del risultato su se stesso, si prefissò una missione, quella di coinvolgere e unire altre persone con il diabete a fare lo stesso. «Chiamai Joe per raccogliere un suo parere e decidemmo di creare un team di ciclismo, il Team Type 1, il cui nome è stato scelto in riferimento al diabete tipo 1», aggiunge Southerland.
«Il nostro team – continua Rubens Bertogliati durante un incontro al termine del Giro d’Austria – è composto da corridori con il diabete 1 e altri che invece non hanno questo problema. In realtà seguendo un’alimentazione corretta e monitorando il livello di zuccheri nel sangue, i cinque ciclisti diabetici del nostro team riescono ad avere delle prestazioni ottime come se non accusassero alcuna disfunzione del pancreas».
In effetti attraverso una corretta alimentazione e dell’attività fisica è possibile ridurre i sintomi causati dal diabete, quali in particolare stanchezza, perdita di peso, prurito e infezioni della pelle. Svolgere dell’attività fisica significa quindi, in molti casi, poter ridurre le iniezioni di insulina.
A differenza del diabete di tipo 2, il tipo 1 non si può prevenire. È tuttavia possibile, ribadiamo in conclusione, calibrare attività fisica e dieta per ridurne la manifestazione, e questo non solo in riferimento agli sportivi d’élite. Ciò permette, inoltre, una riduzione dei rischi associati al diabete quali malattie al cuore e al colesterolo, e ne migliora il benessere generale. Un principio, questo, valido per tutti, preventivo e soprattutto… a costo limitato.
I ciclisti del Team Type 1 mostrano che anche chi soffre di diabete può diventare uno sportivo professionista.

Davide Bogiani
Azione N. 35/2012

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