Influenza A(H1N1): tenersi pronti, ma niente panico

E’ difficile pubblicare qualcosa su questo argomento senza correre il rischio di ripetere cose già stranote o di essere sorpassati dagli eventi, perché esso ha ormai da tempo attirato l’attenzione di tutta l’opinione pubblica e dei media e perché dopo la scoperta del primo caso alla fine dell’aprile scorso questo nuovo virus sta diffondendosi rapidamente e irrimediabilmente in tutto il mondo, tanto che i numeri delle statistiche cambiano quasi di giorno in giorno, e di conseguenza anche le raccomandazioni vanno adattate continuamente a seconda dell’evoluzione della situazione. All’inizio di agosto si contavano oltre 160 000 casi accertati nel mondo, oltre 26 000 in Europa, oltre 600 in Svizzera e circa 50 in Ticino, con più di 1000 morti, quasi tutti nel continente americano, e i paesi colpiti erano più di 160. Già allora si calcolava che da noi circa da 1/4 a 1/3 dei contagi erano avvenuti in Svizzera. A quel punto l’OMS aveva manifestato l’intenzione di non più pubblicare aggiornamenti, non si parlava più di paesi a rischio, ma si considerava che ogni viaggio all’estero implicava un rischio di contagio, ma non si consigliavano particolari restrizioni per i viaggi. L’obiettivo delle autorità sanitarie non è ormai più quello di impedire, ma piuttosto quello di rallentare la diffusione del virus, specialmente per quanto riguarda le persone con elevato rischio di complicazioni. Si calcola che, mentre le normali epidemie di influenza coinvolgono di solito circa il 10 % delle persone, causando pur sempre qualche centinaio di morti, questa volta potrebbe essere colpito fino a 1/3 della popolazione. Per settembre, col ritorno dalle vacanze e la riapertura delle scuole, serbatoio naturale per le malattie virali, si prevede una recrudescenza. Colpite dovrebbero esser soprattutto le persone giovani (fino a un’età di 30 anni circa). Quelle più anziane sono più protette perché sono già entrate in contatto con virus simili e hanno quindi già un po’ di anticorpi.

Infatti, non si tratta di per sé di un fenomeno nuovo e sconosciuto, in quanto il virus dell’influenza è un po’ come un camaleonte e si modifica continuamente, tant’è vero che è praticamente necessario preparare ogni anno un nuovo vaccino, e a intervalli regolari si sviluppa un tipo di virus più virulento, contro il quale la maggior parte delle persone non dispone ancora di anticorpi, causando una recrudescenza dei casi di infezione (si parla di epidemia, quando un’infezione colpisce quasi simultaneamente un gran numero di individui di una collettività, ma con diffusione limitata nello spazio e nel tempo, e di pandemia quando un nuovo agente patogeno si diffonde rapidamente e colpisce più aree geografiche o l’intero pianeta; in queste situazioni l’OMS annuncia il grado di allerta 6, come è stato il caso nel giugno scorso). Nel secolo scorso vi sono già state almeno 3 pandemie: la “spagnola” nel 1918-1919 che fece da 50 a 100 milioni di morti (più della prima guerra mondiale), l”asiatica” nel 1968-69 e la “Hong Kong” nel 1975-76, che causarono a loro volta circa 1 milione di morti ciascuna. Fortunatamente la pandemia attuale sta rivelandosi molto meno pericolosa di quanto previsto dopo i primi allarmi iniziali e i sintomi e le complicazioni non sono più gravi rispetto all’abituale influenza stagionale. E’ come se il virus col passare del tempo (si parla della quarta generazione dopo quello dell’influenza del 1918, con combinazione con 2 virus suini e uno aviario) avesse imparato a diffondersi meglio, ma anche a non più uccidere il suo oste, ciò che gli permette di sopravvivere meglio. Si trasmette comunque soltanto da uomo a uomo e gli specialisti considerano il termine “suina” improprio.

L’OMS ha subito messo a disposizione di alcune ditte, specializzate nella fabbricazione di vaccini, dei campioni di virus per la preparazione di un vaccino specifico e in agosto sono già iniziate le prime sperimentazioni cliniche. I risultati dovrebbero essere noti in settembre e la vaccinazione disponibile a partire da ottobre. Nonostante questa estrema rapidità la sicurezza sarà garantita, anche per il fatto che la tecnologia è vecchia e sperimentata, essendo la stessa come per la produzione del vaccino per l’influenza stagionale, e i controlli saranno severi come il solito. I rischi di complicazioni dovrebbero quindi essere uguali a quelli della comune vaccinazione per l’influenza stagionale, ossia molto più bassi di quelli di una contrazione dell’infezione. Le sperimentazioni dovranno anche chiarire soprattutto se saranno, come previsto al momento, necessarie 2 vaccinazioni o se ne basterà eventualmente 1 sola. La Confederazione ne ha già acquistate 13 milioni. Al momento non è consigliata o prevista la vaccinazione di tutta la popolazione, ma, quando sarà disponibile, solo in prima linea degli operatori sanitari e poi delle persone a rischio, diabetici compresi, e delle donne incinte (per quest’ultime tuttavia senza presa a carica da parte della Cassa malati), assieme a quella abituale per l’influenza stagionale. Raccomandazioni precise, anche per quanto riguarda l’impiego. Pure per quanto riguarda il Tamiflu® non è consigliato un impiego generalizzato, ma al momento soltanto per le persone con elevato rischio di complicazioni, con un rapido peggioramento dello stato di salute o che presentano da subito sintomi gravi: l’indicazione dovrebbe essere valutata di caso in caso dal medico curante. Le nostre autorità sanitarie da tempo studiano la situazione e aggiornano e emanano continuamente nuove raccomandazioni. Consigliamo quindi di tenersi informati attraverso la radio, la televisione e la stampa o i siti internet indicati sotto e naturalmente il Vostro medico o d farmacista. Anche l’ATD si atterrà a queste disposizioni.

Come si può contribuire a proteggere se stessi e gli altri da possibili infezioni? La misura più importante è di lavarsi le mani con acqua e sapone più volte al giorno. Altre misure sono quelle di usare un fazzoletto di carta se si tossisce o starnuta e di gettarlo poi nella spazzatura, lavandosi poi le mani, di proteggersi col gomito se non si hanno a disposizione fazzoletti e di comperare eventualmente una scorta di una cinquantina di maschere di protezione per evitare problemi di rifornimento qualora la situazione diventasse acuta (senza farsi fregare con prezzi esorbitanti: dovrebbero bastare le semplici maschere chirurgiche).

In caso di sintomi della grippe (febbre improvvisa al di sopra dei 38 gradi, raffreddore, tosse secca, mal di gola, mal di testa, dolori muscolo-schelettrici diffusi, mal di pancia, nausea-vomito, diarrea) chiamate il Vostro medico curante, che valuterà se è necessaria una consultazione, soprattutto se avete complicazioni, se appartenete a un gruppo a rischio o entro 7 giorni dal ritorno di un viaggio all’estero, non recatevi al Pronto Soccorso (evitate di spargere il virus; esami speciali, come ad esempio lo striscio naso-faringeo, sono necessari soltanto in casi molto particolari), rimanete a casa fino a 1 giorno almeno dopo la scomparsa dei sintomi, chiamate di nuovo. Portate una maschera se vivete con altri familiari o se curate una persona ammalata. Se avete comunque un contatto col mondo esterno, tenete una distanza di 1 metro dalle altre persone, evitate le strette di mano, i baci e gli abbracci, non recatevi in raduni di persone e portate la maschera. Se siete entrati in stretto contatto con una persona durante il giorno prima della malattia informatela. Se invece siete ancora sani e siete entrati in contatto con una persona ammalata, controllate giornalmente la temperatura e contattate il medico non appena insorgono sintomi, ma non sono necessarie particolari misure preventive a meno di rischi particolari. Non prendete il Tamiflu® senza prescrizione medica.

La Redazione

Per altre informazioni consultate:
www.pandemia.ch
www.ti.ch/influenza
www.bag.admin.ch/influenza

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