L’autocontrollo della glicemia nel diabete di tipo 2

Lo studio ROSSO, di cui avevamo presentato i risultati nel numero di marzo 2006 e che evidenziava una importante riduzione della mortalità nel gruppo di diabetici di tipo 2, praticanti l’auto-controllo è stato oggetto di pesanti critiche di scarsa validità scientifica, soprattutto perché la gravità del diabete nei due gruppi non sarebbe stata ben definita e perché non si trattava di uno studio randomizzato in doppio cieco eseguito, tra l’altro, con il concorso di medici generalisti.

Nel recente numero del mese di luglio di DIABETOLOGIA, gli Autori (S. Martin e coll.) replicano a queste critiche affermando che l’impressione che si ricava dal loro studio è ben in concordanza con parecchi altri studi, che dimostrano come sia importante dare coscienza e responsabilità ai Pazienti, altrettanto importante come imporre dei cambiamenti di stile di vita che rappresentano dei mezzi efficaci per migliorare il controllo della malattia e che finiscono, ovviamente, per avere un impatto molto importante anche sulla sopravvivenza a lungo termine, senza ricorrere a modifiche della terapia medicamentosa.
La puntura dei polpastrelli delle dita, oltre a conferire al paziente una valutazione in tempo reale delle sue glicemie, implica anche una valutazione ed una discussione da parte del medico alla lettura dei risultati iscritti nel libretto e costituisce un mezzo didattico che consente di migliorare l’equilibrio glico-metabolico.
Infatti, rammentare a più riprese nel corso di un anno, ad un Paziente la necessità di un maggior impegno, cercando di individuare eventuali cause che provocano sia delle iperglicemie sia delle ipoglicemie, rammentando altresì la necessità di condurre un tenore di vita più sano, contribuisce, a non avere dubbi, a rallentare la progressione della malattia ed a procrastinare l’apparizione delle complicazioni che ne potrebbero conseguire, senza incentivare la terapia medicamentosa (pastiglie).
Pertanto, esistono altre vie ed altre possibilità, all’infuori d’una incentivazione medicamentosa della terapia, che consentono di migliorare l’evoluzione a breve ed a lungo termine di un diabete di tipo 2. Sia detto per inciso, che la situazione è ben diversa nel diabete di tipo 1 che utilizza l’insulina; ciò permette degli interventi correttivi, mirati, diretti ed immediati. Inoltre, se nel diabete di tipo 1 la soppressione dell’auto-controllo glicemico non entra in linea di conto, ciò è dovuto appunto alla necessità di monitorare in continuazione la situazione, sia per adattare il dosaggio dell’insulina in presenza d’una iperglicemia, sia per correre tempestivamente ai ripari in caso d’una ipoglicemia.
Ma esiste un’altra valutazione circa l’utilità dell’auto-controllo della glicemia nel Paziente di tipo 2 d’inestimabile valore: la sicurezza di possedere un mezzo di valutazione che gli consente di sapere come si trova e dove si trova con la sua glicemia e che gli conferisce una grande tranquillità. Tranquillità e sicurezza sono due fattori che non hanno prezzo, non si possono misurare, ma che sono molto importanti nella gestione quotidiana della malattia.

Queste considerazioni ci sembrano molto importanti e confermano l’impegno che ogni terapeuta deve esplicare nei confronti d’un diabete di tipo 2 onde stimolare i Pazienti a curare nel modo migliore possibile la loro malattia.
A non aver dubbi il controllo della glicemia da parte del paziente di tipo 2 costituisce un elemento indispensabile per raggiungere questi risultati ed anche la nostra esperienza quotidiana conferma che, con una maggiore partecipazione attiva del paziente, è possibile migliorare notevolmente l’equilibrio glico-metabolico e quindi ottenere una sopravvivenza esente (o quasi) di complicazioni e, a lungo termine, anche una diminuzione della mortalità.

Questa discussione sembrerebbe di lana caprina, ma di fronte alla minaccia da parte dell’OFAS di non riconoscere ai pazienti di tipo 2 il rimborso da parte delle Casse Malati delle strisce necessarie per il dosaggio della glicemia, questo discorso diventa importante e prioritario!

Bisogna far capire alle nostre Autorità che l’adozione d’una siffatta misura è un grave errore e sarebbe non solo contro-producente, ma farebbe ripiombare la cura del diabete agli stessi livelli di 20 anni fa, annullando uno dei progressi più sostanziali ed eclatanti, ossia l’auto-controllo della glicemia ai Pazienti diabetici di tipo 2!!! Insomma, sarebbe come togliere la bussola al navigante!

Dr. V .Tatti

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L’autocontrollo della glicemia nel diabete di tipo 2

Lo studio ROSSO, di cui avevamo presentato i risultati nel numero di marzo 2006 e che evidenziava una importante riduzione della mortalità nel gruppo di diabetici di tipo 2, praticanti l’auto-controllo è stato oggetto di pesanti critiche di scarsa validità scientifica, soprattutto perché la gravità del diabete nei due gruppi non sarebbe stata ben definita e perché non si trattava di uno studio randomizzato in doppio cieco eseguito, tra l’altro, con il concorso di medici generalisti.

Nel recente numero del mese di luglio di DIABETOLOGIA, gli Autori (S. Martin e coll.) replicano a queste critiche affermando che l’impressione che si ricava dal loro studio è ben in concordanza con parecchi altri studi, che dimostrano come sia importante dare coscienza e responsabilità ai Pazienti, altrettanto importante come imporre dei cambiamenti di stile di vita che rappresentano dei mezzi efficaci per migliorare il controllo della malattia e che finiscono, ovviamente, per avere un impatto molto importante anche sulla sopravvivenza a lungo termine, senza ricorrere a modifiche della terapia medicamentosa.
La puntura dei polpastrelli delle dita, oltre a conferire al paziente una valutazione in tempo reale delle sue glicemie, implica anche una valutazione ed una discussione da parte del medico alla lettura dei risultati iscritti nel libretto e costituisce un mezzo didattico che consente di migliorare l’equilibrio glico-metabolico.
Infatti, rammentare a più riprese nel corso di un anno, ad un Paziente la necessità di un maggior impegno, cercando di individuare eventuali cause che provocano sia delle iperglicemie sia delle ipoglicemie, rammentando altresì la necessità di condurre un tenore di vita più sano, contribuisce, a non avere dubbi, a rallentare la progressione della malattia ed a procrastinare l’apparizione delle complicazioni che ne potrebbero conseguire, senza incentivare la terapia medicamentosa (pastiglie).
Pertanto, esistono altre vie ed altre possibilità, all’infuori d’una incentivazione medicamentosa della terapia, che consentono di migliorare l’evoluzione a breve ed a lungo termine di un diabete di tipo 2. Sia detto per inciso, che la situazione è ben diversa nel diabete di tipo 1 che utilizza l’insulina; ciò permette degli interventi correttivi, mirati, diretti ed immediati. Inoltre, se nel diabete di tipo 1 la soppressione dell’auto-controllo glicemico non entra in linea di conto, ciò è dovuto appunto alla necessità di monitorare in continuazione la situazione, sia per adattare il dosaggio dell’insulina in presenza d’una iperglicemia, sia per correre tempestivamente ai ripari in caso d’una ipoglicemia.
Ma esiste un’altra valutazione circa l’utilità dell’auto-controllo della glicemia nel Paziente di tipo 2 d’inestimabile valore: la sicurezza di possedere un mezzo di valutazione che gli consente di sapere come si trova e dove si trova con la sua glicemia e che gli conferisce una grande tranquillità. Tranquillità e sicurezza sono due fattori che non hanno prezzo, non si possono misurare, ma che sono molto importanti nella gestione quotidiana della malattia.

Queste considerazioni ci sembrano molto importanti e confermano l’impegno che ogni terapeuta deve esplicare nei confronti d’un diabete di tipo 2 onde stimolare i Pazienti a curare nel modo migliore possibile la loro malattia.
A non aver dubbi il controllo della glicemia da parte del paziente di tipo 2 costituisce un elemento indispensabile per raggiungere questi risultati ed anche la nostra esperienza quotidiana conferma che, con una maggiore partecipazione attiva del paziente, è possibile migliorare notevolmente l’equilibrio glico-metabolico e quindi ottenere una sopravvivenza esente (o quasi) di complicazioni e, a lungo termine, anche una diminuzione della mortalità.

Questa discussione sembrerebbe di lana caprina, ma di fronte alla minaccia da parte dell’OFAS di non riconoscere ai pazienti di tipo 2 il rimborso da parte delle Casse Malati delle strisce necessarie per il dosaggio della glicemia, questo discorso diventa importante e prioritario!

Bisogna far capire alle nostre Autorità che l’adozione d’una siffatta misura è un grave errore e sarebbe non solo contro-producente, ma farebbe ripiombare la cura del diabete agli stessi livelli di 20 anni fa, annullando uno dei progressi più sostanziali ed eclatanti, ossia l’auto-controllo della glicemia ai Pazienti diabetici di tipo 2!!! Insomma, sarebbe come togliere la bussola al navigante!

Dr. V .Tatti

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