Lo sapevate? L’imprevedibile della natura

Recentemente una paziente mi ha raccontato di quanto sia frustrante ottenere valori della glicemia diversi da quelli che ci si aspetta. Soprattutto i diabetici che normalmente hanno a che fare con dati chiari e calcolabili (come i matematici, i banchieri o i contabili) sono sempre frustrati, quando il valore che risulta dalla misurazione è diverso da quello che in realtà si aspettavano. Spesso si considerano l’attività fisica, l’alimentazione e l’ultima dose d’insulina e si pensa di poter determinare la prossima glicemia. E nella maggior parte dei casi funziona. Tuttavia, per diversi motivi, capita molto spesso, che i valori sono ben diversi.

In primo luogo, perché l’uomo non è una macchina, ma una parte della natura, con molte componenti sconosciute.
E’ vero che la glicemia viene influenzata soprattutto dal nutrimento, dall’attività fisica e dall’insulina. Tuttavia, in aggiunta a questi fattori, ve ne sono molti altri che giocano un ruolo importante.
Per esempio lo stato psicologico, se si è inquieti o tristi, la temperatura corporea, eventuali malattie, ecc.
Ma anche i fattori conosciuti non sono facili da considerare, come si potrebbe pensare.

Nell’alimentazione, 50 grammi di carboidrati non sono semplicemente 50 grammi di carboidrati.

Il riso, la pasta o il  pane provocano differenti profili di glicemia.

Inoltre, ciò che si mangia insieme ai carboidrati, ne influenza sensibilmente l’assorbimento e con questo anche il profilo della glicemia.

La temperatura del corpo e quella dell’ambiente giocano anch’esse un ruolo importante.

Soprattutto in caso di cambiamenti del tessuto grasso sottocutaneo – a causa di ripetute iniezioni nello stesso posto – possono verificarsi gravi disturbi nell’assorbimento dell’insulina, con imprevedibili valori  della glicemia.

Anche il movimento è più variabile di quanto si pensi. Mezz’ora  di jogging, naturalmente, non corrisponde esattamente a mezz’ora di bicicletta. Ma anche se si pedala in bicicletta due volte per 30 minuti, non significa che l’effetto dell’attività fisica sia lo stesso in entrambi i casi.
Addirittura, può essere diverso lo sforzo richiesto al corpo, pur facendo lo stesso tragitto alla stessa ora.

Questo non significa però che si debbano trascurare i fattori che si conoscono!

Se si considerano in modo ottimale la propria attività fisica e la propria alimentazione, in funzione della dose d’insulina iniettata, si raggiungeranno sicuramente più spesso risultati migliori; in tal caso, il valore della prossima glicemia si assesterà più spesso proprio dove ce lo aspetteremo. Ma occasionalmente, ci saranno comunque sempre valori “inspiegabili”. Ciò fa parte della vita di ogni diabetico, il quale non dovrebbe prendersela troppo.

Anche in altri campi della medicina non troviamo una precisione del 100%, né bianco o nero. Gli esami medici per l’accertamento diagnostico hanno sempre un margine di insicurezza.
Ufficialmente, questo aspetto viene chiamato sensibilità o specificità diagnostica.
La sensibilità diagnostica indica la probabilità di trovare una variante, se questa esiste.
Con una sensibilità diagnostica del 90%, si dovrebbe diagnosticare in 9 pazienti su 10 una malattia ed uno solo dovrebbe superare il test.
Al contrario, la specificità diagnostica indica il grado di sicurezza con cui, in presenza di un risultato patologico, la persona esaminata è effettivamente malata.
Nel caso di specificità diagnostica del 90
%, su 10 persone con un risultato patologico 9 sarebbero realmente ammalate, mentre una sarebbe sana.
Specificità e sensibilità dell’80-90% sono piuttosto usuali nel campo degli esami medici.
Non di rado, la soglia è addirittura sensibilmente al di sotto di questi valori.
Di conseguenza, solo raramente una diagnosi può essere garantita sulla base di un unico esame.
Sono spesso necessari diversi esami, che si rafforzino a vicenda.
Un altro fattore importantissimo è che i valori di laboratorio devono adattarsi alla storia e ai disturbi del paziente. Anche nel campo della medicina diagnostica un valore di laboratorio deve essere interpretato tenendo conto delle condizioni di vita del paziente e può capitare che questi elementi non vadano d’accordo.

Articolo del Dr. med. Dirk Kappeler, apparso sul D-Journal no. 203 del 2010 a pag. 14 e 15 e qui tradotto da Alessandra Jorio Colombo (ATD).

 

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