Lo sapevate? L’insulinoresistenza

“Se uso per molto tempo lo stesso tipo d’insulina, rischio forse di diventare insulino-resistente?”

Spesso incontro pazienti che improvvisamente – oppure lentamente, nell’arco di diversi mesi – riscontrano dei valori della glicemia molto più elevati del solito e constatano che le precedenti dosi d’insulina non bastano più per mantenere il livello di glicemia nella fascia desiderata. In questi casi, bisogna quindi aumentare la quantità d’insulina iniettata, a volte in misura molto superiore rispetto a quella che normalmente bastava in precedenza. Questi pazienti, spesso, mi chiedono se il loro corpo è forse diventato “resistente” alla loro insulina e se non sia il caso di provare un altro preparato.

Naturalmente, è sempre possibile effettuare una modifica del tipo d’insulina. Tuttavia, di solito, in questi casi, io non lo consiglio; perchè secondo il concetto d’insulino-resistenza, ciò non avrebbe molto senso. Infatti, anche se si usa la stessa insulina per un periodo molto lungo, il corpo non diventa resistente. Se si riflette attentamente, è anche logico. L’insulina è fondamentalmente un ormone del corpo, che è presente in ogni persona ed agisce per tutta la vita, senza che intervenga, con il tempo, alcuna resistenza. Questo vale anche per l’insulina che viene iniettata dall’esterno. L’insulina prodotta dalle varie ditte farmaceutiche è identica o quasi a quella secreta dal pancreas e di conseguenza non può, nemmeno lei, provocare una resistenza.

Sport: diminuire la dose!

Dato che tutti i tipi d’insulina sono molto simili tra loro, una modifica del tipo d’insulina, in caso d’aumento del fabbisogno, non garantisce grandi risultati. Le differenze che vi sono tra un tipo d’insulina e l’altro riguardano soprattutto gli additivi e parzialmente alcuni aminoacidi che compongono la lunga catena della molecola dell’insulina. Modificando queste componenti, si ottengono diverse durate d’azione e diversi periodi d’azione (il cosiddetto “profilo d’azione” caratteristico d’ogni insulina). Tuttavia, l’effetto di base e la molecola di base sono sempre le stesse.

Perché, allora, esiste il concetto di “insulino-resistenza”?
Questo concetto non è da porre in relazione con il preparato d’insulina usata, né con la durata d’utilizzo. In realtà, si può addirittura, contrariamente a quanto ho scritto sopra, diventare resistente all’insulina prodotta dal nostro corpo. Ciò non dipende, però, dall’insulina, bensì dagli organi che utilizzano l’insulina, ossia dal corpo. Diversi fattori concorrono nel determinare quanto efficacemente il nostro corpo reagisce all’insulina.
Il fattore più importante è il peso corporeo. Il sovrappeso aumenta sensibilmente la richiesta d’insulina, sia di quella prodotta dal nostro copro, sia di quella iniettata dall’esterno. Il grasso corporeo agisce come una spugna, nella quale l’insulina si disperde senza effetto.

Stress: aumentare la dose!

Altrettanto importante per determinare il fabbisogno d’insulina è il movimento. In caso d’intensa attività fisica, il muscolo assorbe più zucchero, usando meno insulina e bisogna quindi iniettarne meno. Al contrario, in caso di scarsa attività fisica, la muscolatura fa più fatica ad assorbire lo zucchero dal sangue e bisogna quindi iniettare più unità d’insulina – il corpo diventa pertanto in un certo senso più insulino-resistente.

Inoltre, diversi ormoni contrastano l’azione     dell’insulina e rendono il corpo più resistente al suo effetto. Per esempio, l’adrenalina, il cortisolo (vedi „d-journal no. 208, pag. 20 e ss.), l’ormone della crescita e altri. Questi ormoni vengono secreti soprattutto in situazioni di “stress”: in caso di malattia, d’eccitazione o durante la gravidanza. E’ per questo motivo che quando ci troviamo in tali situazioni, anche il fabbisogno d’insulina  aumenta notevolmente.    
      
Quando la richiesta d’insulina aumenta, spesso dobbiamo soprattutto verificare se ci sono stati cambiamenti nel nostro peso corporeo, o nella nostra attività fisica, oppure dobbiamo chiederci se ci possono essere infiammazioni o altre malattie in corso, che possano aver provocato un aumento degli ormoni dello stress.
Se l’aumentata richiesta è solo transitoria, può entrare in considerazione anche un’inadeguata conservazione dell’insulina. Soprattutto quando l’insulina viene conservata troppo al caldo o troppo al freddo, rischia di perdere una parte o addirittura tutta la sua efficacia. Se abbiamo questo sospetto, è meglio cambiare subito la fiala. Non è invece necessario cambiare il tipo d’insulina iniettata.
   
Articolo del Dr. med. Dirk Kappeler, apparso sul D-Journal no. 209 del 2011
a pag. 12 e s. e qui tradotto da Alessandra Jorio Colombo (ATD)

Torna sù