PER IL DIABETICO DI TIPO 2, meglio vivere sotto il 7!

L’emoglobina glicata è l’emoglobina zuccherata che permette di valutare il valore medio della glicemia giornaliera nei due-tre mesi precedenti. Per questo motivo viene anche chiamata “glicemia di lunga durata”.

Il suo dosaggio rappresenta oggigiorno lo strumento più importante per valutare se il diabete è bene o mal equilibrato. Inoltre, rappresenta pure un elemento prognostico inestimabile. Infatti, se questa Hb A1c non supera il 7%, possiamo assicurare al Paziente che anche negli anni a venire il rischio d’andare incontro alle temute complicazioni del diabete è minimo.
Di questo fatto deve essere consapevole non solo il medico, ma soprattutto il Paziente, il cui impegno terapeutico deve tendere, quale obiettivo primario, al raggiungimento del fatidico 7%. Non da ultimo, va aggiunto che nel diabete di Tipo 2 una persistente Hb A1c superiore al 8%, nonostante gli opportuni accorgimenti, è una buona indicazione per iniziare una terapia insulinica.

DIABETE:
Hb A1c e la necessità d’una terapia mirata.

  • 150 milioni di persone soffrono di diabete a livello mondiale e si presume che entro il 2025 questa cifra raddoppierà: una vera epidemia.
  • In Svizzera circa 300 000 persone sono diabetiche, ma oltre il 90 % è affetto d’un diabete di tipo 2, quello che inizia nell’età adulta. Si tratta d’una malattia che ai suoi esordi è silenziosa e non provoca sintomi particolari, ed infatti soltanto il 30 % dei diabetici di tipo 2 è riconosciuto come tale e quindi il 70% non è in trattamento.
  • Il diabete, alla lunga, si accompagna di complicazioni tardive e secondarie quali ad esempio un infarto del miocardio od un incidente vascolare cerebrale (ictus) oppure una insufficienza renale terminale. Queste complicazioni cardio-vascolari sono altamente invalidanti e rappresentano nei paesi sviluppati la quarta causa di decesso.
  • Il diabete è ben equilibrato se l’emoglobina glicata, designata con la sigla Hb A1c, è inferiore al 7 % e questo è l’obiettivo terapeutico che ogni paziente dovrebbe raggiungere, come preconizzato unanimamente da tutti gli specialisti americani ed europei. Purtroppo, oggigiorno questo obiettivo è raramente raggiunto.
  • Perché il 7%? Perchè dalle indagini epidemiologiche e da studi fatti in Europa ed in America coinvolgendo migliaia di pazienti è stato dimostrato che il rischio di complicazioni è notevolmente diminuito se l’Hb A1c rimane al disotto del 7%.
  • Degli studi fatti in Inghilterra con 5’000 Pazienti di tipo 2 osservati per una durata di 15 anni, hanno dimostrato che ogni abbassamento del 1% dell’Hb A1c comporta una diminuzione del 30 % di cecità, di danni al sistema nervoso od ai reni oppure di amputazioni. Inoltre, questa riduzione del 1% dell’Hb A1c s’accompagna anche d’una diminuzione della mortalità del 25%.
  • Le persone affette d’un diabete di tipo 2 devono quindi prestare la massima attenzione ai valori della Hb A1c, come pure a quelli del colesterolo e della pressione arteriosa.
  • Il valore ottimale dell’Hb A1c, inferiore al 7 %, può essere ottenuto osservando una dieta sana e corretta associata ad un attività fisica regolare, oltre, beninteso, ai medicamenti orali (pastiglie) e/o all’insulina, quest’ultima obbligatoria nel diabete di tipo 1 (quello giovanile) sussidiaria invece nel diabete di tipo 2.

Ma vediamo un po’ più da vicino che cos’è questa emoglobina glicata che si scrive con la sigla Hb A1c. Lo zucchero presente nel sangue (glucosio) si lega con l’emoglobina, la sostanza colorata di rosso presente nei globuli rossi. Questo legame è stabile e si è visto che più la concentrazione media del glucosio è elevata, più la percentuale del legame con l’emoglobina aumenta in modo proporzionale. In realtà si tratta d’una emoglobina zuccherata ma scientificamente viene chiamata glicosilata (o glicata) poiché la reazione responsabile del legame è una glicosilazione. Ma vi è un altro aspetto molto importante: quello legato alla durata della vita degli eritrociti che è di 90 giorni: pertanto ogni giorno circa un novantesimo degli eritrociti viene distrutto e contemporaneamente ogni giorno un novantesimo viene rifatto con il risultato che il numero totale degli eritrociti rimane costante. Orbene, anche l’emoglobina, simultaneamente agli eritrociti, viene distrutta e rifatta con il risultato che anche l’emoglobina glicata viene distrutta. Pertanto, per sorvegliare l’andamento del diabete si procede al dosaggio dell’emoglobina glicata ogni 3 mesi, più raramente ogni due mesi. Se la dosassimo dopo 1 mese, il risultato sarebbe inficiato dai 2/3 dell’emoglobina glicata precedente ed avrebbe quindi uno scarso significato sull’andamento del diabete nel mese precedente.

Il dosaggio dell’emoglobina zuccherata non serve per diagnosticare un diabete. Lo scopo della presente azione è di informare il paziente diabetico ed i suoi familiari sull’importanza ed il significato d’un diabete ben equilibrato e sulla necessità di raggiungere un tasso inferiore al 7%. Purtroppo, le statistiche dimostrano che oltre il 50 % della popolazione diabetica non raggiunge il fatidico scopo, ossia ha un tasso di Hb A1c superiore al 7%. Da qui, l’importanza di attirare l’attenzione di tutte le persone interessate sulla necessità di impegnarsi con ogni mezzo possibile per raggiungere questo scopo. Sia detto per inciso che nelle persone non diabetiche l’Hb A1c oscilla tra il 4 ed il 6 %.

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PER IL DIABETICO DI TIPO 2, meglio vivere sotto il 7!

L’emoglobina glicata è l’emoglobina zuccherata che permette di valutare il valore medio della glicemia giornaliera nei due-tre mesi precedenti. Per questo motivo viene anche chiamata “glicemia di lunga durata”.

Il suo dosaggio rappresenta oggigiorno lo strumento più importante per valutare se il diabete è bene o mal equilibrato. Inoltre, rappresenta pure un elemento prognostico inestimabile. Infatti, se questa Hb A1c non supera il 7%, possiamo assicurare al Paziente che anche negli anni a venire il rischio d’andare incontro alle temute complicazioni del diabete è minimo.
Di questo fatto deve essere consapevole non solo il medico, ma soprattutto il Paziente, il cui impegno terapeutico deve tendere, quale obiettivo primario, al raggiungimento del fatidico 7%. Non da ultimo, va aggiunto che nel diabete di Tipo 2 una persistente Hb A1c superiore al 8%, nonostante gli opportuni accorgimenti, è una buona indicazione per iniziare una terapia insulinica.

DIABETE:
Hb A1c e la necessità d’una terapia mirata.

  • 150 milioni di persone soffrono di diabete a livello mondiale e si presume che entro il 2025 questa cifra raddoppierà: una vera epidemia.
  • In Svizzera circa 300 000 persone sono diabetiche, ma oltre il 90 % è affetto d’un diabete di tipo 2, quello che inizia nell’età adulta. Si tratta d’una malattia che ai suoi esordi è silenziosa e non provoca sintomi particolari, ed infatti soltanto il 30 % dei diabetici di tipo 2 è riconosciuto come tale e quindi il 70% non è in trattamento.
  • Il diabete, alla lunga, si accompagna di complicazioni tardive e secondarie quali ad esempio un infarto del miocardio od un incidente vascolare cerebrale (ictus) oppure una insufficienza renale terminale. Queste complicazioni cardio-vascolari sono altamente invalidanti e rappresentano nei paesi sviluppati la quarta causa di decesso.
  • Il diabete è ben equilibrato se l’emoglobina glicata, designata con la sigla Hb A1c, è inferiore al 7 % e questo è l’obiettivo terapeutico che ogni paziente dovrebbe raggiungere, come preconizzato unanimamente da tutti gli specialisti americani ed europei. Purtroppo, oggigiorno questo obiettivo è raramente raggiunto.
  • Perché il 7%? Perchè dalle indagini epidemiologiche e da studi fatti in Europa ed in America coinvolgendo migliaia di pazienti è stato dimostrato che il rischio di complicazioni è notevolmente diminuito se l’Hb A1c rimane al disotto del 7%.
  • Degli studi fatti in Inghilterra con 5’000 Pazienti di tipo 2 osservati per una durata di 15 anni, hanno dimostrato che ogni abbassamento del 1% dell’Hb A1c comporta una diminuzione del 30 % di cecità, di danni al sistema nervoso od ai reni oppure di amputazioni. Inoltre, questa riduzione del 1% dell’Hb A1c s’accompagna anche d’una diminuzione della mortalità del 25%.
  • Le persone affette d’un diabete di tipo 2 devono quindi prestare la massima attenzione ai valori della Hb A1c, come pure a quelli del colesterolo e della pressione arteriosa.
  • Il valore ottimale dell’Hb A1c, inferiore al 7 %, può essere ottenuto osservando una dieta sana e corretta associata ad un attività fisica regolare, oltre, beninteso, ai medicamenti orali (pastiglie) e/o all’insulina, quest’ultima obbligatoria nel diabete di tipo 1 (quello giovanile) sussidiaria invece nel diabete di tipo 2.

Ma vediamo un po’ più da vicino che cos’è questa emoglobina glicata che si scrive con la sigla Hb A1c. Lo zucchero presente nel sangue (glucosio) si lega con l’emoglobina, la sostanza colorata di rosso presente nei globuli rossi. Questo legame è stabile e si è visto che più la concentrazione media del glucosio è elevata, più la percentuale del legame con l’emoglobina aumenta in modo proporzionale. In realtà si tratta d’una emoglobina zuccherata ma scientificamente viene chiamata glicosilata (o glicata) poiché la reazione responsabile del legame è una glicosilazione. Ma vi è un altro aspetto molto importante: quello legato alla durata della vita degli eritrociti che è di 90 giorni: pertanto ogni giorno circa un novantesimo degli eritrociti viene distrutto e contemporaneamente ogni giorno un novantesimo viene rifatto con il risultato che il numero totale degli eritrociti rimane costante. Orbene, anche l’emoglobina, simultaneamente agli eritrociti, viene distrutta e rifatta con il risultato che anche l’emoglobina glicata viene distrutta. Pertanto, per sorvegliare l’andamento del diabete si procede al dosaggio dell’emoglobina glicata ogni 3 mesi, più raramente ogni due mesi. Se la dosassimo dopo 1 mese, il risultato sarebbe inficiato dai 2/3 dell’emoglobina glicata precedente ed avrebbe quindi uno scarso significato sull’andamento del diabete nel mese precedente.

Il dosaggio dell’emoglobina zuccherata non serve per diagnosticare un diabete. Lo scopo della presente azione è di informare il paziente diabetico ed i suoi familiari sull’importanza ed il significato d’un diabete ben equilibrato e sulla necessità di raggiungere un tasso inferiore al 7%. Purtroppo, le statistiche dimostrano che oltre il 50 % della popolazione diabetica non raggiunge il fatidico scopo, ossia ha un tasso di Hb A1c superiore al 7%. Da qui, l’importanza di attirare l’attenzione di tutte le persone interessate sulla necessità di impegnarsi con ogni mezzo possibile per raggiungere questo scopo. Sia detto per inciso che nelle persone non diabetiche l’Hb A1c oscilla tra il 4 ed il 6 %.

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