Bisogna responsabilizzare i pazienti diabetici

Quante volte abbiamo scritto, letto o sentito questa frase: il diabetico di tipo 2 deve cambiare stile di vita: deve mangiare in modo corretto e abbandonare le sue abitudini gastronomiche, deve muoversi, camminare, fare sport in modo regolare, deve perdere peso (se, come succede nell’80% dei Pazienti, è in sovrappeso), deve smettere di fumare, ecc. Queste misure sono indispensabili per ottenere un controllo ottimale della malattia e prevenire le complicazioni. Bisogna pur ammettere che un siffatto stravolgimento della propria quotidianità non è facile da adottare per chiunque: e la loro adozione è tanto più difficile che il diabete di tipo 2 insorge nell’età adulta, in generale oltre i 50 anni, ad una età in cui le abitudini sono ormai cosi incrostate nella quotidianità che non è facile sradicare, talvolta in modo troppo radicale. Curare il diabete può essere facile (2-3 pastiglie) ma non é semplice, poiché bisogna convincere il paziente ad accettare certe rinunce introducendo notevoli cambiamenti nel “tran tran” della sua vita di tutti i giorni. Per superare queste difficoltà occorre motivare il Paziente e per motivarlo occorre responsabilizzarlo, e per raggiungere questo risultato occorre istruirlo in modo adeguato. Il Paziente deve essere informato sulla natura della malattia, sulle sue cause e sulle sue conseguenze. Deve inoltre familiarizzarsi con la terminologia e soprattutto deve applicarsi a controllare regolarmente, quotidianamente e al bisogno anche di notte le sue glicemie, e ad interpretare i risultati, specie se utilizza l’insulina.


Il Paziente deve sapere perché deve assoggettarsi a tutte le limitazioni ed a tutti i cambiamenti che gli vengono proposti ed è solo conoscendone le finalità che sarà disposto ad accettarli ed a collaborare positivamente con il suo medico.

Insomma, il vecchio aforisma che Joslin, il padre della diabetologia moderna aveva coniato oltre 60 anni fa e che noi, sin dagli esordi, abbiamo voluto mettere come intestazione a questo Giornale, ossia che “ogni diabetico deve conoscere la sua malattia e diventare il medico di se stesso” è oggi più che mai valido ed attuale. Ma dobbiamo tutti noi, operatori sanitari, essere consapevoli che l’istruzione dei diabetici è un compito difficile, che richiede tempo e pazienza, ma indispensabile se si vuol raggiungere lo scopo più importante della cura del diabete: la motivazione e la responsabilizzazione dei Pazienti. In questa ottica, anche l’attività della nostra associazione trova una sua valida giustificazione, oggi più di ieri.

Dr. V. Tatti

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Bisogna responsabilizzare i pazienti diabetici

Quante volte abbiamo scritto, letto o sentito questa frase: il diabetico di tipo 2 deve cambiare stile di vita: deve mangiare in modo corretto e abbandonare le sue abitudini gastronomiche, deve muoversi, camminare, fare sport in modo regolare, deve perdere peso (se, come succede nell’80% dei Pazienti, è in sovrappeso), deve smettere di fumare, ecc. Queste misure sono indispensabili per ottenere un controllo ottimale della malattia e prevenire le complicazioni. Bisogna pur ammettere che un siffatto stravolgimento della propria quotidianità non è facile da adottare per chiunque: e la loro adozione è tanto più difficile che il diabete di tipo 2 insorge nell’età adulta, in generale oltre i 50 anni, ad una età in cui le abitudini sono ormai cosi incrostate nella quotidianità che non è facile sradicare, talvolta in modo troppo radicale. Curare il diabete può essere facile (2-3 pastiglie) ma non é semplice, poiché bisogna convincere il paziente ad accettare certe rinunce introducendo notevoli cambiamenti nel “tran tran” della sua vita di tutti i giorni. Per superare queste difficoltà occorre motivare il Paziente e per motivarlo occorre responsabilizzarlo, e per raggiungere questo risultato occorre istruirlo in modo adeguato. Il Paziente deve essere informato sulla natura della malattia, sulle sue cause e sulle sue conseguenze. Deve inoltre familiarizzarsi con la terminologia e soprattutto deve applicarsi a controllare regolarmente, quotidianamente e al bisogno anche di notte le sue glicemie, e ad interpretare i risultati, specie se utilizza l’insulina.


Il Paziente deve sapere perché deve assoggettarsi a tutte le limitazioni ed a tutti i cambiamenti che gli vengono proposti ed è solo conoscendone le finalità che sarà disposto ad accettarli ed a collaborare positivamente con il suo medico.

Insomma, il vecchio aforisma che Joslin, il padre della diabetologia moderna aveva coniato oltre 60 anni fa e che noi, sin dagli esordi, abbiamo voluto mettere come intestazione a questo Giornale, ossia che “ogni diabetico deve conoscere la sua malattia e diventare il medico di se stesso” è oggi più che mai valido ed attuale. Ma dobbiamo tutti noi, operatori sanitari, essere consapevoli che l’istruzione dei diabetici è un compito difficile, che richiede tempo e pazienza, ma indispensabile se si vuol raggiungere lo scopo più importante della cura del diabete: la motivazione e la responsabilizzazione dei Pazienti. In questa ottica, anche l’attività della nostra associazione trova una sua valida giustificazione, oggi più di ieri.

Dr. V. Tatti

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