Un dolce piacere

Nell’alimentazione della persona diabetica, per molto tempo valeva il divieto di consumare zucchero e dolci. Ancora oggi capita che, ricevuta la diagnosi “diabete”, molte persone pensano di dover rinunciare a questo dolce piacere. Questo ormai non vale più. I dolci non sono vietati. Consumare un dolce di tanto in tanto e in quantità controllate può e deve rimanere un piacere, anche per la persona diabetica. Oltre alla quantità, anche il tipo di dolce scelto ed il momento in cui viene consumato può rivelarsi importante per evitare picchi glicemici.

Quando consumare un dolce?
Prima del consumo di un dolce la glicemia deve essere buona. Se dopo è prevista un’attività fisica, ancora meglio. Se le glicemie risultano già elevate e la giornata si presenta “pigra”, meglio evitarlo.
È più indicato introdurre il dolce al pasto o subito dopo, meno indicato sarebbe assumerlo fuori pasto (spuntino). Gli alimenti consumati in un pasto contengono fibre (es. verdura, insalata, prodotto integrale), grassi (p.es. condimenti e grassi nascosti) e proteine (pesce, carne, uova, formaggio) che si amalgamano con lo zucchero. Questo funge da “freno”, rallentando l’assorbimento dei carboidrati. Consumare quindi il dolce fuori pasto, a stomaco vuoto, porterebbe all’assorbimento più rapido degli zuccheri, in particolare se il dolce non contenesse grassi (es. sorbetto).
    

Quanti dolci si potrebbero consumare nell’arco della settimana?
Si potrebbero introdurre massimo tre dolci alla settimana. In questo modo anche la frutta, importante fornitrice di vitamine, sali minerali e antiossidanti, può mantenere il suo posto contribuendo ad un’alimentazione sana e variata.

Al massimo un dolcetto al giorno, in particolare se il peso risulta nella norma e se si praticasse attività fisica regolare. In caso di sovrappeso, meglio non superare le due porzioni alla settimana.
Una porzione di dolce dovrebbe fornire 10-15 g di carboidrati (massimo 20 g), che possono essere introdotti come dessert, diminuendo la quantità del farinaceo presente nel pasto (es. riducendo la pasta, le patate) e/o sostituendolo al frutto. Chi conosce il proprio fabbisogno di carboidrati per il pasto, può effettuare calcoli più precisi.

Testare l’effetto del dolce sulla glicemia
Misurare la glicemia prima del consumo di un dolce, 2 h dopo e dopo 3-4 ore, per chiarire quale effetto ha il dolce sulla propria glicemia (es. < 7 mmol/l prima del dolce, 2h dopo: < 8,5 mmol/l, 3-4 h dopo: valore iniziale). Passato questo periodo, la glicemia dovrebbe essere tornata al livello iniziale. Se questo non accadesse, rifare una prova dopo qualche giorno e se la glicemia si ripresentasse nuovamente alta bisognerà ripensare alla quantità o al tipo di carboidrato assunto o per chi inietta l’insulina, eventualmente alla dose scelta.

Dolce… non solo zucchero
Non dobbiamo dimenticare che la maggior parte dei dolci contengono molti grassi, spesso di scarsa qualità. Grassi con influsso negativo sul colesterolo, come gli acidi grassi idrogenati, l’olio di palma o di cocco (acidi grassi saturi), spesso presenti nei prodotti industriali, tipo i biscotti, le merendine.

Il grasso è anche una delle sostanze con “effetto freno” sull’assorbimento dei carboidrati. Questo significa che un gelato alla panna potrebbe aver meno effetto sull’aumento della glicemia rispetto ad un sorbetto o un ghiacciolo, sempre rispettando una certa quantità.

L’effetto può variare da individuo ad individuo.
Se si scegliesse un sorbetto, sarebbe quindi meglio assumerlo dopo un pasto e non per merenda, dove invece sarebbe più indicato un gelato contenente grassi. In questo caso, sarebbe meglio ridurre il consumo di altri grassi assunti durante la giornata.
Questo spiega anche perché p.es. il cioccolato non è l’alimento più adatto da scegliere per correggere un’ipoglicemia.

Insulina… un poco più di libertà
Per persone che iniettano l’insulina, esiste un po’ più di flessibilità, in particolare per quanto concerne la quantità del dolce consumato. Importante è sapere calcolare il contenuto di carboidrati di un dolce, partendo dalla lettura dell’etichetta che riporta il contenuto per 100 g di prodotto. In questo modo si potrà calcolare la dose di insulina necessaria ad evitare un picco glicemico.

In questo caso sarebbe possibile aggiungere un dolce ad un pasto senza ridurre il farinaceo o introdurre una merenda un po’ più ricca (es. con 30 g di carboidrati). Il diabetologo sarà sicuramente di aiuto per imparare a calcolare la quantità di insulina necessaria.  Attenzione però a non approfittare di questa libertà!

In conclusione…
…l’utilizzo dello zucchero bianco (o grezzo) o dei dolci è ragionevole se questo fornisce un sapore migliore, quando non si trovano alternative “light” soddisfacenti in commercio o se l’impiego di dolcificanti non porta un vantaggio. Si può quindi integrare sia lo zucchero che il dolcificante, valutandone il rispettivo vantaggio. Il risultato che si vuole ottenere da tutto questo: un buon profilo glicemico, nessun senso di colpa e tanto piacere!

Vanja Paveri-Ender, Dietista dipl. SSS

Esempi dolci e contenuto di carboidrati (CI) e grassi

1 zolletta di zucchero = 4 g

    Budino al cioccolato:    25 g CI –     3 g grassi
    Bounty:    32 g CI –    15 g grassi
    Branche Cailler (34g)    17 g CI –    12 g grassi
    Chokito:    35 g CI –     9 g grassi
    Kinder Sorpresa:    10 g CI –     7 g grassi
    Kit Kat:    28 g CI –    12 g grassi
    Mars:    38 g CI –    10 g grassi
    Twix:    37 g CI –    13 g grassi
    Cornetto cioccolato:    33 g CI –    14 g grassi
    Magnum:    25 g CI –    22 g grassi
    Solero Exotic:    19 g CI –     3 g grassi
    Cannoncino:    24 g CI –    14 g grassi
    Frittella di carnevale:    18 g CI –    13 g grassi
    Cioccolato 2 righe:    20 g CI –    10 g grassi
    Fetta di torta (media):    30 g CI –    15 g grassi
    Vermicelles:     45 g CI –    10 g grassi

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