La vitamina D: un ormone con molteplici effetti

Nel nostro organismo la vitamina D svolge un ruolo essenziale per l’assorbimento del calcio e del fosfato da parte dell’intestino, così come la loro integrazione nelle ossa.

In età pediatrica, un apporto sufficiente di vitamina D è necessario per garantire la salute ottimale delle ossa (“ossa forti”) e la massima densità ossea. Nelle persone meno giovani, la vitamina D consente di ridurre il rischio di processi di riassorbimento osseo e di osteoporosi. Diminuisce così il rischio di cadute e di fratture a causa di “ossa deboli”. Secondo studi recenti, la vitamina D non è solo un regolatore del metabolismo muscolo-scheletrico, ma gioca altresì un ruolo importante nella prevenzione di malattie del sistema autoimmune, di tumori, di malattie infettive, di malattie cardiovascolari e del diabete.

Fonti di vitamina D
La fonte principale di vitamina D è la luce solare. La pelle sfrutta i raggi solari per produrre la vitamina D (sintesi endogena). Quest’ultima, per poter svolgere la propria funzione nell’organismo, deve venire attivata nel fegato e nel rene. 
In estate il sole è così intenso che anche una debole esposizione permette di produrne la quantità necessaria (circa 20 minuti di esposizione del viso e delle mani). Il problema sorge durante i mesi invernali. In questo periodo dell’anno infatti, l’irradiamento solare è troppo debole per consentire alla pelle umana di sintetizzare quantità sufficienti di vitamina D, mentre quella accumulata nel periodo estivo non è sufficiente per coprire il fabbisogno fino alla primavera. Questo può quindi condurre a una mancanza di vitamina D durante questo periodo dell’anno.

Una dieta senza alimenti arricchiti, integratori alimentari o supplementi vitaminici non è in grado di compensare la mancanza di vitamina D dei mesi invernali, poiché la maggior parte delle derrate alimentari ne è sprovvista. Alimenti ricchi in vitamina D sono soprattutto i latticini, i pesci grassi (i pesci di allevamento contengono meno vitamina D), le aringhe, gli sgombri, il salmone selvatico e di allevamento, il tonno sott’olio, le uova e i funghi (champignons e gallinacci).

Carenza di vitamina D
Attualmente, si stima che nei paesi occidentali oltre il 40% della popolazione over 50 presenta una carenza di vitamina D. Secondo gli esperti, in seguito a un’esposizione solare limitata, a un ampio uso delle protezioni solari (una crema solare con un indice di 30 riduce la sintesi di oltre il 95%), al carattere stagionale dell’insolazione e una dieta povera di alimenti ricchi di vitamina D, molte persone, specialmente quelle più anziane e quelle che non si espongono sufficientemente ai raggi solari, necessitano di un apporto di vitamina di carattere farmacologico. Questo può avvenire tramite la somministrazione di gocce, d’integratori alimentati e di supplementi vitaminici.
È importante segnalare come il rapporto “rischio / beneficio” tra l’esposizione al sole senza protezione e il tempo richiesto per la sintesi della vitamina D non sia ancora stato chiaramente definito. Tuttavia, molti esperti considerano ragionevolmente sicura un’esposizione giornaliera di braccia e gambe variabile tra i 5 e i 30 minuti a seconda del tipo di pelle (le pelli scure richiedono infatti un’esposizione prolungata).
Oltre ai fattori sopraccitati, vi sono anche alcune condizioni mediche che predispongono a mancanza di vitamina D, come ad esempio l’obesità. Essendo, infatti, la vitamina D un elemento liposolubile, essa viene maggiormente immagazzina nel tessuto adiposo. Di conseguenza, più una persona sarà sovrappeso e più importante sarà la quantità di vitamina D immagazzinata nei suoi tessuti adiposi, a scapito di quella disponibile per il resto dell’organismo. L’età è un altro fattore di rischio per una carenza di vitamina D: la pelle con l’avanzare degli anni ha una ridotta capacità di sintesi endogena di vitamina D. A queste condizioni si aggiungono, la gravidanza, l’allattamento nelle donne e i picchi di crescita nei bambini (tra i 0-3 anni e durante la pubertà), fasce d’età in cui esiste un aumentato fabbisogno di vitamina D. L’assunzione di alcuni medicamenti (ad esempio per abbassare il colesterolo, il cortisone, gli antiepilettici) e determinate malattie (epatiche, infiammatorie intestinali croniche come la celiachia o il morbo di Crohn) possono inoltre predisporre ad una mancanza di vitamina D.
Infine è importante ricordare che nell’assunzione di supplementi vitaminici bisogna attenersi alle istruzioni per l’uso del preparato e al dosaggio consigliato, al fine di prevenire un sovradosaggio in vitamina D.

Conseguenze per la salute di una carenza di vitamina D
Una grave carenza di vitamina D nei bambini può causare il rachitismo, il quale si manifesta sotto forma di deformazioni dello scheletro dovute a difetti della mineralizzazione delle ossa (riduzione della fissazione del calcio e del fosfato nelle ossa). In età adulta invece, una grave carenza di vitamina D causa l’osteomalacia (rammollimento delle ossa).

Una mancanza di vitamina D può inoltre condurre a un maggior riassorbimentoosseo dovuto a un ricambio osseo accelerato, favorendo così lo sviluppo dell’osteoporosi (fragilità ossea). Questo avviene in quanto, se confrontato a una carenza di vitamina D, l’organismo è incapacitato ad assorbire una quantità di calcio sufficiente in provenienza dall’intestino ed è obbligato a compensare aumentando la liberazione di calcio immagazzinato nelle ossa stesse (in caso di mancanza di vitamina D viene infatti stimolato l’ormone PTH che aumenta il riassorbimento osseo portando alla liberazione di calcio dalle ossa nel sangue).

Vitamina D e diabete
Una mancanza di vitamina D predispone gli individui a sviluppare sia un diabete di tipo 1 (insulino-dipendente) che di tipo 2 (non-insulino-dipendente). Quest’importante vitamina sarebbe infatti in grado di interagire con dei recettori presenti nelle cellule beta del pancreas e del sistema immunitario, proteggendo così gli individui dal possibile sviluppo di un diabete mellito. È stato inoltre dimostrato che una carenza di vitamina D può diminuire la sintesi e la secrezione di insulina nell’uomo, predisponendolo in questo modo a sviluppare un diabete di tipo 2.
Oltre a ciò, studi epidemiologici suggeriscono l’esistenza di un legame tra la carenza di vitamina D nei primi anni di vita e la successiva insorgenza di diabete di tipo 1 in età adulta. Esperimenti condotti su topi diabetici non obesi hanno infatti dimostrato che dosi farmacologiche di vitamina D ritardano l’insorgenza del diabete, soprattutto attraverso la modulazione del sistema immunitario. Il diabete di tipo 1 è infatti una malattia autoimmune in cui le cellule del sistema immunitario attaccano le cellule del pancreas diminuendo la produzione di insulina. Una mancanza di vitamina D può quindi essere coinvolta nella patogenesi di entrambe le forme di diabete, e una migliore comprensione dei meccanismi coinvolti potrebbe portare allo sviluppo di nuove strategie preventive.
                                                   
Santi Maristella, studentessa in medicina all’Università di Losanna

Bibliografia:
•    Ufficio federale della sanità pubblica, la vitamina D: http://www.bag.admin.ch/themen
•    Fig. 1: http://www.vitaminad.it/vitamina-d-10-domande-per-conoscerla-b
•    Fig. 2: http://www.medical.siemens.com
•    Fig. 3: http://www.nutrizionenaturale.org/la-vitamina-d/